IL MIO BLU – GRAZIA DI MICHELE – RECENSIONE

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A due anni dal variopinto quadro jazz particolarmente ispirato, Giverny, torna alla pubblicazione Grazia Di Michele e lo fa confermando la tavolozza di colori con cui stavolta ha dipinto questo Il mio blu“.
Si tratta di un insieme di tinte pastello, che disegnano armonie delicate e suggellano il matrimonio tra intenzione jazz e cantautorato intimo. Grazia ispirata come nei migliori anni della sua trentennale carriera, da cui ha soltanto cacciato via le aperture pop, per aderire ad un mondo che non strizza certo l’occhio alle radio ma che ben la veste, come abito di sartoria che cade addosso delineando forme morbide di bella signora della musica e consolidata presenza televisiva, pur se sempre a carattere musicale.

La prima tinta utilizzata per Il mio blu è la conferma base di Paolo Di Sabatino, autore in prima di quel Giverny, assieme al suo trio e che qui interviene come autore della title track nonché come arrangiatore e produttore, ma non solo. Raffaele Petrangeli partecipa alla stesura di quasi tutte le canzoni ed alcune, come la conclusiva Bianco, sono suggestione pura. In essa, nello specifico, si racconta della nostalgia, dei ricordi che contrastano la vita e fan si che “la mente non si arrenda all’evidenza di avere più ricordi che esperienza“.
Se Paolo e Francesca prende a pretesto la storia dei due amanti di dantesca scrittura, cibandosi della passione che in vita i due non han saputo controllare costringendoli al vortice punitivo per l’eternità, per raccontare di tempi in cui ci spendiamo dietro a passioni meno carnali e più vacue, in Se questo è amore i tempi rallentano per un amore stanco, tra rabbia e desiderio che restano sospesi tra un ritorno ed il tempo per un ultimo addio. Ad impreziosire le sfumature giocando di chiaroscuri intervengono Mauro Coruzzi, in arte Platinette, per interpretare la già sanremese Io sono una finestra, la cui voce, più da interprete narrante che cantore di note, si fa carico di un bel messaggio di vita, utile a chi ancora non si accorge che si è essere umani prima che entità sessuali e quella di Mario Venuti, che con Grazia dipinge un incontro/scontro a due voci per L’amore è uno sbaglio in cui l’amore è ragione di attacco e resa, di fuga e ritorni. Forse rispetto alla lodata precedente pubblicazione manca un piccolo capolavoro come Dove mi perdo, brano ingiustamente non promozionato e che avrebbe si meritato una ribalta importante come il “sanremone”, ma resta comunque un disco intelligente e ben fatto, in cui persino la copertina ed il booklet lavorano per completezza, come cornice e firma di un quadro di cui Grazia è autrice ed anche musa ispiratrice, con la sua eleganza, la sua voce sottile, la sua anima intima spogliata di orpelli e dedita al racconto dei sentimenti raggirando facilmente l’ostacolo dell’ovvio.

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CANZONI MIGLIORI: L’amore è uno sbaglio – Notturna
VOTO: 7/10

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.