J-AX cantaci “Gasparri in Salvador, te quiero mi amor”…

j-ax

È estate, fa un caldo che levati, fosse per me sposterei gli italici problemi a settembre e chiuderei il mese fra un bagno al mare, qualche tunes reggae, e alla sera tanti bei mojito in compagnia della lui o della lei che vi fanno battere il cuore.

Invece mi tocca lavorare e – visto che pare mi occupi di cultura e informazione – tenere le orecchie dritte su quello che succede in giro. Anche se questo, alle volte, vuol dire lasciare il via libera ai crampi allo stomaco. Per fortuna qui parliamo di musica, leggi leggerezza, e allora su tante amenità possiamo soprassedere. Non su tutte, però, alcune ci riguardano da vicino e pretendono una presa di posizione chiara.
Qualche settimana fa ho assistito, sbigottito, alla notizia della morte di un ragazzo di 16 anni per un malore causato dall’assunzione di ecstasy. Il giovane si trovava alla discoteca riminese Cocoricò, uno dei club più noti e famosi d’Italia.

 Il decesso del ragazzo ha spinto il questore di Rimini ad ordinare la chiusura del locale per quattro mesi, visto che la discoteca pare non essere nuova a simili accadimenti fra i propri giovani avventori.
Apriti cielo, è partita la movimentazione popolare – pro o contro Cocoricò mi frega poco – mentre tanti politici hanno trovato un angolino libero nello stanco palinsesto televisivo estivo per dire la loro prima di partire per le vacanze
Come sempre, fra i pesi massimi della nostra politica, non poteva non spiccare l’onorevole Maurizio Gasparri.

In un trasmissione, interrogato sulla faccenda Cocoricò, l’ex missino ha tuonato, riferendosi al brano Maria Salvador di J-Ax:

… e comunque se la canzone dell’estate è una canzone che banalizza l’uso della cannabis, questo non è un fatto positivo perché il ragazzino ascolta più la canzone che Gasparri…”.

E qui sono rimasto basito. Basito nel constatare ancora una volta quanto chi ci governa, o ambisce a farlo, non solo non ha conoscenza in materia di sostanze così dette illecite ma vive ancora e sempre più nascosto dentro i propri pregiudizi. Paragonare l’utilizzo dell’ ecstasy con quello della marijuana denota solo questo: pregiudizio e ignoranza in materia.

La MDMA più comunemente nota come Ecstasy è una metamfetamina (traduco: merda sintetica) dagli spiccati effetti eccitanti. La sua assunzione porta un’eccessiva stimolazione del sistema nervoso centrale, euforia, senso di felicità diffusa, illusione di grandi legami emotivi con cose o persone sconosciute, mascelle digrignanti, diminuzione dell’appetito, aumento della temperatura corporea, talvolta acidità di stomaco, lieve perdita del controllo muscolare, sensazione di euforia, basso livello di salivazione. E questo è più o meno “il bello”.
Il brutto? Eccolo che arriva: irrequietezza, confusione, iperriflessia, mioclono, convulsioni, midriasi, panico, secchezza alle fauci, diarrea e nausea.
Nei casi più gravi rabdomiolisi (vuol dire che vi si spaccano alcune cellule del muscolo scheletrico con conseguente rilascio nel flusso sanguigno delle sostanze contenute nella muscolatura), ipertermia, insufficienza renale acuta (specialmente se l’MDMA viene assunta insieme ad alcolici). In soggetti predisposti può presentarsi una severa ipertensione. Sono documentati casi di disidratazione dovuti alla non percezione della stanchezza e al relativo continuo movimento che hanno causato l’ospedalizzazione o il decesso del soggetto. Ah, se poi per caso avete qualche patologia cardiaca e non ne siete al corrente, sappiate che state giocando a scacchi con la morte. Infine, essendo la capsuletta che vi fa muovere all’aulico suono della love parade pura merda assemblata chimicamente, non saprete mai cosa c’è dentro anche se, da quello che si dice in giro, non stiamo certo parlando degli ingredienti della torta della nonna.

Ecco, mettere nello stesso calderone l’utilizzo di marijuana e quello di MDMA per riuscire a lanciare una frecciata a un cantante rap con cui si è in pessimi rapporti da mesi (J-Ax lavora con Fedez che non è esattamente l’idolo di Gasparri), non è solo squallido ma anche irrispettoso. Irrispettoso verso quei tanti genitori che si devono sbattere come pazzi in questo mondo dove tutto cambia velocemente, anche le porcherie che possono ammazzare i loro figli. Già perché in barba alle canzoni pop e ai politici in cerca di visibilità, i ragazzi alla sera continuano a uscire e a fare cazzate. Proprio mentre scrivo queste righe è appena uscita la notizia di un altro giovane morto a Lecce dopo una serata trascorsa in discoteca. E allora perché, invece di condannare tout court senza possedere neanche le competenze tecniche per farlo, non proviamo a fare della vera informazione? Spiegando, ad esempio, cosa contiene e quali effetti ha ciascuna sostanza? Se vado da un sedicenne e gli dico che le droghe sono tutte uguali e fanno tutte male quello mi ride in faccia, e la sua fiducia me la sono già giocata. Se poi gli condanno un pezzo rap perché parla di marijuana mi prende per il culo a vita. Diventerei una barzelletta come successe al mio amico Biagio, a cui la nonna, parecchi anni fa quando eravamo ragazzini, corse dietro giù dalle scale urlando “Biagio ho trovato le cartine, lo so che ti fai le siringhe”. Al bar la raccontano ancora adesso e son passati 20 anni.

È chiaro che sarebbe meglio non avvelenare il proprio fisico più di quanto ce lo avvelenino già con i cibi modificati, le medicine regolarmente prescritte, l’inquinamento, le radiazioni dei cellulari, eccetera eccetera, ma è anche vero che non può e non deve più passare il messaggio che la droga è tutta uguale. È un falso storico che non dissuade i ragazzi dallo sconvolgersi e alimenta soltanto la confusione fra i propri genitori. Anche l’approccio al problema è diverso. Una dipendenza da cocaina, per dire, va trattata in maniera diversa rispetto a una dipendenza da eroina. Certo, sempre di dipendenza si tratta (e onestamente sono una peggio dell’altra), ma il contesto, le dinamiche e soprattutto l’approccio riabilitativo è diverso. Con l’ecstasy è ancora un altro campo da gioco, con dinamiche ancora differenti. E non dimentichiamoci dell’alcol, una vera bomba ad orologeria i cui danni, spesso, non si limitano alla persona che li assume ma anche a chi ha la sfortuna di incrociarne la strada.
L’utilizzo di sostanze dannose per il proprio fisico si combatte smitizzando le sostanze stesse, togliendogli quell’alone di proibito, di tabù, di prova di forza che tanto attira le nuove generazioni. Ci sono passato io stesso. Ho fatto le mie cazzate soprattutto quando mi dicevano di non farle perché non si poteva e senza spiegarmene seriamente il motivo.
È un discorso lungo, complicato, non è certo intenzione mia affrontarlo qui e su queste pagine. Però sentire un politico che interpellato su un fatto tragico – perché la morte di un sedicenne per una maledetta pastiglia è un fatto tragico – non trova di meglio che attaccare una canzone pop che parla di tutt’altro, mi sembra lo specchio inconsapevole del paese in cui viviamo.
Un paese… un po’ difficile, mettiamola così.
Insomma poteva dire tante cose. Tipo che in certe discoteche sono 30 anni che tutti sappiamo cosa gira ma chissà perché la polizia lì non si vede, troppo impegnata a fare posti di blocco vicino alla questura. Oppure domandarsi dove fanno a finire i milioni di euro che annualmente girano intorno allo spaccio delle sostanze così dette illecite. Possibile che un simile giro di soldi transiti nel nostro paese senza lasciare traccia?
Eccetera, eccetera, eccetera.
Oh, se ce n’erano di cose da dire.

Sinceramente che abbiano chiuso il Cocoricò non me ne frega niente, chiudono i teatri e non dice un cazzo nessuno, può anche chiudere una discoteca. Ma che un politico non sappia dare risposte con contenuto dopo la morte di un ragazzo è un atto imperdonabile.
Quindi dai, apriamo la petizione, e proponiamo un nuovo pezzo rap a J-ax: “Gasparri in Salvador”. Così avremo un nuovo successo radiofonico che non turberà i sogni narcotici dei giovani italiani.
Onorevole, si fidi, il Salvador è un bel paese, le piacerà ne sono sicuro.
Alla prossima
F.

  Federico Traversa aka F.T. Sandman è scrittore e co fondatore di Chinaski Edizioni, casa editrice genovese indipendente. Ha scritto decine di libri a tema musicale: da Bob Marley alla prima biografia su Jim Carrol e altri ancora in collaborazione con Tonino Carotone, con il rapper Vacca, Babaman, gli Africa Unite e Don Andrea Gallo (quattro libri dal 2008 al 2012). E' autore insieme ad Andrea Napoli e con la collaborazione del rapper Tormento del libro “Who Shot Ya?”, sulla tragica morte delle leggende del rap Tupac Shakur e Notorious B.I.G. Nel 2014 a un anno dalla morte di Don Gallo, Federico pubblica “Camminare Domandando- Ultime conversazioni con Don Andrea Gallo” (Chinaski Edizioni).
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