SANREMO GIOVANI: le pagelle delle canzoni dei giovani – parte 5 di 6

Sanremo giovani

Penultimo appuntamento con gli ascolti dei brani proposti a Sanremo giovani. Domani infatti si svolgeranno le tanto attese audizioni davanti alla Commissione musicale. Ecco quindi altre 11 canzoni ascoltate dal nostro critico musicale Fabio Fiume.

Mario D’Acunto – La mia fede

Inciso dalla parvenza tribale per un testo che chiaramente ha riferimenti ben precisi e potrebbe alzare qualche vento contrario. “L’urlo della fede non conosce offensiva…” questo se oltre alla fede si ha coscienza e testa, ma purtroppo nei secoli sappiamo che le cose non sono sempre andate così. Mi genera sentimenti contrastanti e quindi…
Senza voto

Mirkoeilcane – Stiamo tutti bene

E’ una vera e propria sceneggiatura scritta e cantata o meglio raccontata perché di cantato non c’è proprio nulla. Si parla in maniera finto distaccata, ( proprio come i racconti dei bambini che invece dentro elaborano tutto ed infatti il protagonista della storia ha sette anni e mezzo), d’ immigrazione clandestina, quella che ci raccontano dai tg tutte le sere o quasi ed a cui ci siamo talmente abituati che nemmeno ci facciamo più caso, diventando sempre un po’ più brutti. Un po’ ostica per Sanremo ma sasso lanciato con personalità, di quelli che scuotono, o dovrebbero, le indifferenze.
Sette

Mudimbi – Il mago

Marcetta che simpaticamente ricorda come la gente ti mostri interesse solo se le racconti che stai male, che hai problemi. Inciso arrangiato con fiati a sostegno, per una voce doppia e spesso raddoppiata anche come scelta arrangiamentale. Piacevole e curiosa.
Sei

Nameless – Il tuo posto nel mondo

Ci provano con l’italiano i Nameless, finora propostisi sempre in inglese. La giovanissima band trova comunque un mood giusto per non tradire il proprio stile ed allo stesso tempo risultare credibile e soprattutto a sostegno si una tematica giusta per l’età.
Sei

Nicola Bueti – Oggi

La tematica della canzone è una condivisibile visione della generazione attuale, vista tra l’altro da un coetaneo. Si tratta della generazione dell’aspetta, lo faccio dopo, del confronto/scontro ricercato sempre e spesso senza un vero motivo e soprattutto un’idea. Però la forma canzone è davvero modesta, soprattutto per le capacità vocali del nostro, che non ha sfumatura alcuna e poi… se chiudessimo qualche vocale, così giusto per gradire…
Cinque =

Nicolas Bonazzi – Ali di carta

Bonazzi ha già fatto molte cose ( anche un Sanremo ) ed ha voce riconoscibilissima per chi ha memoria. Qui propone un racconto che gode di scrittura pop funzionale con un’unica imperfezione, non trascurabile: l’inciso è più debole delle strofe, perso in troppe note allungate che spezzano il ritmo ben costruito prima.
Cinque ½

Nicole Stella – L’innumerevole calcolo del tuo perfetto improvviso

Ballad soffusa da palchi di club, con qualche passaggio melodico che ricorda gli anni 60. Voce bella e pulita, attoriale quasi, ma manca qualcosa; un’evoluzione, una variazione, una crescita, una qualsiasi cosa che dia movimento all’ascolto.
Cinque ½

Noemi Smorra – Il molo incalza

Molti riferimenti nella base del pezzo sono in qualche modo già stati sfruttati, però combinati assieme danno un risultato che è sì già sentito ma in qualche modo piacevole. Tuttavia, licenze poetiche a parte, faccio un po’ fatica a capire cosa s’intenda dire con il molo incalza! Una cosa rigida e ferma che si muove? E non si poteva trovare un esempio migliore? E’ proprio brutto.
Cinque

Nyvinne – Spreco personale

Una combinazione di cose: la voce alla Malika Ayane, riferimenti di piano basilari per alcune composizoni r’n’b , intrusioni di effetti elettronici. Però il risultato è piacevole e prende punti con la decisione di usare delle trombe in versione barrito d’elefante, che allungano l’inciso diventando un riferimento dello stesso che si ricorda e riconosce
Sette

Rachele Di Vaia – Dolceamaro

Già solo per il titolo, che ricorda dei D’Urso vocalizzi urticanti, meriterebbe l’embargo! Scherzi a parte è chiaramente un’altra cosa, una ballata agra che affronta il tema dell’immigrazione, delle guerre appena un palmo di naso più in là dei nostri confini e della nostra indifferenza a riguardo, che pensiamo di combattere partecipando ad un flash mob in favore della pace del mondo. E “ciò che più mi stupisce è che niente ci stupisce”.
Sette

Rudi Fiasco – Fa lo stesso

Tutto già sentito, nell’arrangiamento, nella linea melodica, nel motivo che sembra tante cose diverse e di svariata provenienza. In più s’aggiunge una chiusura veloce del brano, senza dargli l’opportunità di una variazione che completi un discorso musicale pop. Va bene che si vuol risultare radiofonici ma che senso ha se il pezzo poi sembra incompleto?
Quattro

 

  
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