Da Oggi In Radio – Le Pagelle Dei Nuovi Singoli In Uscita Il 19 Ottobre: Marco Mengoni, Eros Ramazzotti, Irama e…

nuovi singoli

Tutti pronti per una nuova edizione della rubrica Da Oggi In Radio, curata come sempre dal nostro critico Fabio Fiume che non le manda certo a dire… Anche questa settimana Fabio ha ascoltato tutti i nuovi singoli che potrete da oggi trovare in radio, scrivendone ciò che ne pensa in piena libertà.

Si ricorda che si tratta del parere del solo Fabio e non di tutta la redazione di All Music Italia e che i voti espressi alla fine delle minirecensioni non mettono in relazione alcuna gli artisti tra loro, ma sono solo dei riferimenti alla validità del brano dell’artista che lo propone, in base alla sua carriera e a quanto realizzato prima.

Alice Caioli – Otto passi

Un approccio decisamente internazionale, che anche come testo si avvicina alle disinibizioni delle più blasonate colleghe urban/pop europee ed americane. Buona l’apertura della variazione, un po’ meno la chiusura affrettata. Ci sarebbe stato bisogno di una ripetizione d’inciso, magari potenziata.
Sei ½

Cosmo – L’amore

Voce e musica si combinano in maniera quasi simbiotica producendo un risultato ipnotico. La tematica elettronica ha aperture dance, di quelle però più clubbing che da tronfi dancefloor di lidi da spiaggia. Il testo non fa gridare al miracolo letterario, ma racconta, in maniera semplicissima, lo stato di poca lucidità che ci procura lo scoprirci innamorati.
Sei ½

Cri + SaraFou – Non possiamo più aspettare

Strofe d’atmosfera ed inciso che invece è volo aperto che mi ha ricordato una band di nicchia degli anni 90 come i Frozen Autumn. Memorie a parte devo dire che non trovo particolarmente ben miscelate le due cose; è come se si trattasse di due canzoni differenti unite in qualche modo. Forse le due idee andavano sviluppate separatamente.
Cinque

Roberta De Gaetano – Non è vero

Pop con influenze nell’arrangiamento a cavallo tra gli 80 ed i 90. Voce personale più attenta a raccontare ciò che scrive e canta che a proporsi come virtuosa. Il risultato è piacevole nell’insieme e racconta di ciò che non passa se la mente non scorda, ma lo fa con un certo brio, che anche se non ci credo che tutto torna, se tu poi non torni..
Sei ½

Edy – La casa di Barbie

L’incipit dell’inciso mi ricorda Io e la mia compagnia brano che nel 2001 cercava di far affermare, senza riuscirci, un giovane Stefano Ligi, già a Sanremo di quello stesso anno. E’ tutto un po’ troppo ovattato dal punto di vista dell’arrangiamento. Ed il testo dovrebbe trovare la sua forza nella frase sei il mio porno senza scene di sesso, sei il mio porno migliore. Forte come frase, forse si, ma brutta e questo senza forse.
Quattro

Esposito – Diego

Racconta su ritmo incalzante e di base elettronico di come sia importante imparare a volersi bene. Esposito è un buon autore già per altri, toscano nonostante il cognome possa forviare e con questo brano ha la possibilità di smarcarsi uno spazio, perché unisce un messaggio positivo ad una radiofonicità oggettiva. Se ci credono…
Sei ½

Maurizio Fabrizio – Nuova vita

Uno dei più grandi compositori del pop italiano e non solo, è qui a metterci la faccia in una canzone che, completata come sempre dalle parole di Guido Morra fu incisa a suo tempo da Rossana Casale, una delle interpreti che si è maggiormente beata delle melodie senza tempo e dei testi profondi di tale coppia autorale. Oggi, semplicemente piano, voce e poco altro, Maurizio la ripropone quasi come un vezzo personale, la voglia di dare luce ad un brano che non fu singolo e che per tale ha avuto meno attenzione di quanto meritasse. Probabilmente non l’avrà nemmeno adesso, perché un po’ fuori dalle logiche radiofoniche, però mi si perdoni un grande “sticazzi” , ma che bella che è!
Otto

Filippo Faldini – Bellissima

Siamo di fronte ad un’anacronistica riproposizione di un Massimo Di Cataldo anni 90, che diventa ancor più naftalinica se si pensa che Di Cataldo proprio in questo periodo sta provando a ritrovare spazio, proponendosi in altro modo. Un brano del genere, stava bene su un ventenne degli anni 90, non su di uno alle soglie del 2020!
Quattro

Fenice & Drow – Pensavo fossi tu

La ritmica tiene banco in questo brano che parla di tradimenti di vita che un po’ stonano sulla bocca di un’artista così giovane. Non è malvagio il pezzo, anche se mi deve essere spiegato l’inutile innesto rap finale, giusto un paio di barre, come si chiamano in gergo, e l’uso di alcuni effetti sulla bella voce della nostra, che in alcuni passaggi la rendono metallica, facendole perdere il bel colore naturale.
Sei =

I Desideri – Tu si a regina mia

Seguendo le mode I Desideri si rifanno adesso ad una matrice molto americana e di tendenza che mette assieme una coralità pop, con sonorità che pescano a man bassa tra il latino, l’urban, e l’hip pop, condendo poi il tutto con una spruzzata partenopea che ben s’incastona in queste tematiche. Non si grida al miracolo ma tengono botta con questa nuova veste, non sfigurando rispetto alle produzioni d’oltreoceano.
Sei ½

Andrea Ferrini & Jonny Rose – Seeing red

Pop energico, indirizzato verso corridoi dance con una forte componente funk. In qualche passaggio si sarebbe dovuto giocare più di sottrazione perché il tutto risulta troppo pieno e quindi un po’ chiassoso. Il pezzo nell’insieme però funziona e suona internazionale.
Sei +

Irama – Bella e rovinata

Racconta un sentimento di rivalsa che passa anche per un giovane amore, in cui i 5 minuti saranno ore, che lasciano una nuove notte di sedili giù ma anche un’alba in più. E’ una ballata molto più cantata questo nuovo singolo di Irama, che non mancherà di appiccicarsi ai cuori delle tante fans urlanti, ma che ha la possibilità di piacere anche a chi ha qualche anno in più, per la verità che riesce a trasmettere la sua voce, più vissuta della sua giovane età.
Sei ½

Achille Lauro & Vins – Mamacita

In salsa trap Achille mette assieme in questo testo tutta una serie di coppie famose nella realtà, nella letteratura, nei fumetti. Di buono però , che lo distingue dalla massa che propone il suo stile, c’è un senso melodico che spesso non rintracci negli altri e la sensazione che, effetti sulla voce a parte, lui se la cavi a cantare per davvero.
Sei ½

Marco Ligabue – Quante vite hai

Ci prova da una vita, ma spesso il cognome importante può diventare più un ostacolo che un lasciapassare. E pensare che però Marco di cose interessanti ne ha fatte anche. Questa ballata ad esempio è un bel racconto di come a volte si scelga una persona per sempre, pure per altre vite oltre quella che si vive assieme. Ha un motivo trascinante ed un arrangiamento ben curato che ripercorre le migliori tradizioni delle ballate pop/rock, dove gli strumenti accompagnano la voce senza fare né da sottofondo né tanto meno primeggiare.
Sette

Maria Marino – Benedetta maledetta

Discorso pop abbastanza solito che supporta un testo in cui nonostante il sesto senso ci indichi le buche sul percorso, preferiamo non seguirlo perché non conveniente o non appagante. Innesto rap modaiolo, per quanto breve ed inutile.
Cinque =

Marco Mengoni – Buona vita

Sensazioni latine, messicane verrebbe da dire, per questa marcetta che è qualcosa che Marco non aveva mai esplorato sino ad adesso. Emerge una padronanza importante del proprio mezzo vocale, che è sì cosa nota, ma che non avevamo mai visto misurarsi in uno stile simile. La sorpresa è che sembra suo da sempre, tanto che potresti vederlo in poncho e sombrero e non pensare che sia vestito per Carnevale!
Sei ½

Marco Mengoni – Voglio

Up tempo festoso con atmosfere corali anni 70, che Marco dimostra di saper dominare con la sua voce estesa e piena di sfumature. E’ comunque qualcosa che lo riavvicina più alle sue prime incisioni che alla parte più controllata vocalmente ed intima che abbiamo conosciuto nella seconda fase. E’ ancora padrone anche di queste atmosfere, ma forse ci ha abituati nel tempo a cose migliori, che ascoltavi con entrambi le orecchie e con tutto il sentimento possibile.
Sei =

Vittorio Merlo – Tu ancora m’innamori

Quanto vecchiume in un brano solo! Fa proprio tanto noi italiani all’estero, senza offesa, perché nel dirlo intendo dire quelli di 40 anni fa e non quelli di oggi che probabilmente sono pure più avanti di noi.
Quattro =

Nando Misuraca – Anime bianche

Vissuto personale quello del cantautore, e vissuto ahimè di tante altre persone, qui trasportato in note: Si parla delle morti bianche, quelle sul lavoro di cui si parla tanto, di cui sono pieni di gente i funerali, magari pure con gli stendardi statali, ma poi… il circo si sposta altrove e nessuno se ne ricorda più. Bella forza nel testo, ben sostenuta da un sano pop molto strumentale.
Sette

Andrea Paone – Tanto è lo stesso

In alcuni passaggi dell’arrangiamento vocale mi ha ricordato molto da vicino Nek. Non capisco la scelta di concepire una prima strofa potente, tutta in doppia linea vocale e poi, dopo un inciso, già di suo più banale sia nel testo che nell’arrangiamento , procedere con una seconda strofa impoverita proprio di quella forza data dal raddoppio. E’ come quando lasci la maionese per un attimo e questa si smonta.
Cinque

Piersante – Superstar

Mi faccio le canne da quando la radio passava 2Pac… cioè parliamo di fine anni 90. Quanti anni ha Piersante? E’ lo stesso che qualche riga del testo dopo dice: Ai miei ho detto faccio un giro al Luna Park… non ho contante ma ho la tipa che è una superstar? Santo cielo!
Tre

Eros Ramazzotti – Vita ce n’è

Ha scritto pagine troppo importanti per il pop italiano Eros, per non capire da solo che un brano del genere è uno di quei pezzi che al massimo avrebbe potuto essere la terza canzone del lato B di un 33 giri da dieci tracce. Testo banale, motivo orecchiabile ma non accattivante, linea vocale abbastanza piatta senza nessun guizzo che ravvivi l’attenzione, che cala mentre ascolti qualcosa che sai già dove andrà a parare. Per dare una spiegazione maggiore: ascoltate questo brano e poi di seguito Un angelo disteso al sole che era il primo singolo dell’album Noi e votate quale delle due abbia più forza e sia di maggiore impatto. Se la seconda non prende almeno il 90% dei voti allora posso anche appendere il cappello al chiodo!
Quattro

Marco Rotelli – Dinosauro

Più forte il discorso pop, inteso come arrangiamento strumentale, metrica della canzone, giusto impatto dell’inciso e missaggio delle voci con giusti momenti di forza, raddoppi corali e parti soliste. Meno invece il testo, che pure è di Mogol, ma che trovo confuso proprio nell’accezione del dinosauro come creatura che dovrebbe essere estinta e non lo è? Sono ancora vivo… mi tuffo dentro un robot …e poi mi uccido io, soffrendo tanto anche io… Sarà un mio limite ma credo di non aver capito!
Cinque

Andrea Sannino – ‘Na vita sana

Con una voce del genere puoi essere solo sano portatore di sentimenti di cuori sanguinanti, di amori travagliati o ritrovati. Potrebbe sembrare un giudizio negativo ma non lo è, perché ogni stile, ogni racconto ha bisogno di trovare la migliore esposizione possibile e Sannino prende il largo rispetto alla maggior parte degli esponenti del pop napoletano staccandoli per bellezza di voce, capacità interpretativa e soprattutto per l’assenza di cafonaggine nelle cadenze . E’ un napoletano sfoggiato in bella veste e che fa prendere punti anche quando la canzone non è il massimo dell’originalità.
Sei +

Nicola Siciliano – Range bianco

Trap ai piedi del Vesuvio, che pur servendosi di un linguaggio specifico, non sfugge dagli stilemi dei racconti tipici di coloro che propongono questa musica. Soldi, sesso, griffe, insomma niente che suoni nuovo. L’arrangiamento è però curato persino più di alcuni prodotti che vantano una major alle spalle.
Sei

Stona – Santa pazienza

E’ un brano decisamente d’altri tempi, con una strofa cantautorale cadenzata dal piano ed un inciso con melodia disegnata dagli archi ad impreziosire e fiati a corredo. Sicuramente per palati più fini ed un pubblico più maturo se non per età, almeno per indole, così come matura è la scrittura, precisa, chiusa, ben strutturata anche nella scelta delle parole, cosa fondamentale per un cantautore.
Sette

Stragà – Debole

Le persone affrontano le proprie vicende o dolori in maniera differente e qui Stragà lo racconta dicendo cose tutto sommato veritiere ma in maniera scanzonata, come ha scelto da anni di fare, pur se con temi in genere più frivoli o addirittura strampalati. Bel vibrato naturale ed inaspettate, rispetto a quanto proposto fino ad oggi, aperture vocali Colto l’arrangiamento.
Sette

 

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.