DA OGGI IN RADIO 8 dicembre… le pagelle dei nuovi singoli di ALEXIA, RIKI, GIANNA NANNINI e…

nuovi singoli

Una sigla televisiva degli anni 80, cantata da Carmen Russo per un programma da lei condotto con Paolo Villaggio diceva: “Camomillati è Venerdi, finalmente Venerdì”. Qualcuno lette le pagelle dei nuovi singoli effettivamente si camomilla, qualche altro meno. Colpa del nostro critico Fabio Fiume che come sempre ha ascoltato i nuovi singoli Da Oggi In Radio per noi.

Si ricorda che si tratta del parere del solo Fabio e non di tutta la redazione di All Music Italia e che i voti espressi alla fine delle minirecensioni non mettono in relazione artisti diversi tra loro; essi esprimono il valore del brano in base alla carriera dell’artista che lo propone.

Alexia – Quell’altra

E’ sempre un bel sentire Alexia perché la sua voce è bellissima e non si possono usare aggettivi diversi. Non sempre le canzoni però le rendono giustizia al pari. Qui siamo di fronte ad un brano sincero, onesto, che forse un po’ la racconta, ma che difficilmente può riportarla nell’olimpo delle donne della musica italiana. Perché? Perchè è una canzone pop che non ha alcuna prerogativa per essere ricordata e distinta tra tante proposte simili. E’ in un limbo che trova l’ammissione solo perché la voce fa la differenza.
Sei

Allthetime – On your own

Fanno a loro modo gli italianissimi Allthetime e fanno decisamente bene, perchè propongono un sound che pur avendo qualche ovvia ispirazione riesce personale, insieme di svariate cose usate tutte però con dosaggi giusti, senza confusione. Loro stessi spiegano che è un apprezzare la solitudine e certo è che con un sound come questo l’apprezzi ancor di più.
Sette 1/2

Arianna Antinori – Chiodo fisso

Rock blueseggiante grazie al quale Arianna esprime tutta la sua vocalità sporca ma bella piena, presente. E sarà che anche il sound è caldo, che può al limite persino non piacerti se lo stile non ti si confà, ma non ti viene proprio di skipparla. L’ascolti perché ne percepisci la potenza.
Sei ½

Beata Beatz & Ivan Granatino – I still want you

Tutto già troppo sentito per la cantante innamorata dell’Italia e che approda al casertano Granatino dopo essere passata per l’hip hop di Guè Pequeno. Il connubio vocale funziona, ma la canzone, correndo su sentieri già battuti, non aggiunge e non leva nulla alle due carriere.
Cinque

Matteo Markus Bok – My Christmas

Simpatico intermezzo natalizio proposto da questa nuova leva del pop internazionale italo tedesco, ben realizzato e proposto pure con giusta immagine. Non sempre si riescono a realizzare inediti all’altezza e Bok ci è riuscito perché non ha forzato la mano; ha rispettato gli stilemi però non scordandosi di essere un adolescente.
Sei 1/2

Brusco – La grande bellezza

C’è qualcosa di Shaggy nel modo di cantare e nelle metriche delle strofe di questo nuovo singolo, tutto ecologico di Brusco. Poi l’inciso diventa molto più italico ed un po’ spruzzato di Gabbani, anche se quest’ultimo è sul mercato da molto meno tempo. Il senso del pezzo è un approdo felice in luoghi che sono davvero bellezza ed in cui poter trovare un nuovo senso della stessa.
Sei+

Crossway Duo – Quinta estacion

Andiamo spesso alla ricerca di un disco come questo all’estero. E no amici miei! Fermiamoci dalle nostre parti perché i Crossway Duo non hanno nulla da invidiare a progetti per cui vengono spesi molti più soldi in promozione. C’è musica calda e piacevole, sapientemente suonata per ballarla, ascoltarla, usarla per un proprio corredo d’immagini, viverla. Questo singolo di presentazione è bella vetrina di un lavoro completo a cui concedere orecchie.
Sette

Sal Da Vinci – Amico che voli

Sarà che in questo periodo sono particolarmente sensibile all’argomento, ma questo brano che fu di Eduardo De Crescenzo, che qui il buon Sal ricanta magistralmente e pur abbastanza fedelmente, per quanto triste, cosa che si cerca sempre di rifuggire, fa invece pieno centro con la precisione di un cecchino. Sensibile, sentita e bella.
Sette

Christian De Sica – Jingle bells

E’ vero che i classici natalizi più o meno son sempre quelli e che ognuno cerca di affrontarli a modo proprio. Perché mai però dovrei scegliere di ascoltare questa versione rock 50’s proposta da De Sica di Jingle Bells, incisa in maniera nervosa che tutto comunica anziché la pace che almeno una volta all’anno desideriamo? Perché è diversa? Ok, ma è fastidiosa.
Quattro

Adriano Di Benedetto – Baci di sale

Un pizzico di musica popolare mediterranea, una spruzzata di stornelli romani, un cucchiaio di rimembranze balcaniche, un paio di fette di cori dalla madre Russia. Mescolare per bene, cuocere a 180° per tre minuti scarsi e servire impiattando il tutto con una bella dose di teatralità. Live va sostenuta con contorno curato ed in radio… la velleità è bassa. Resta ad ogni modo però un prodotto fatto bene.
Sei ½

Roby Facchinetti & Riccardo Fogli – Le donne ci conoscono

Brano un po’ da fiera del baratto e dell’usato, sia musicalmente che come testo. Molta presenza di Facchinetti che copre letteralmente Fogli con la sua voce al limite dello strozzamento e le sue “o” aperte che ormai potrebbero essere lanciate come segnale nello spazio alla ricerca di altre forme di vita.
Quattro

Fuoricentro – Valigie di cartone

Parla di destino siciliano e descrive un suo vissuto, ma la caduta nello stereotipo del sole caldo, dell’ombra del vulcano che copre quel destino appunto, è bella forte, di quelle che ti ci vogliono un paio di persone per aiutarti soprattutto se il tutto è cantato con una melodrammaticità old style, senza una variazione significativa tra strofa ed inciso, se non un raddoppio vocale, e se si usano frasi come “addio valigie di cartone un po’ moderne un po’ signore” che danno brividi e ti montano vari perché!
Quattro =

Francesca Gatti – Cambio pelle

L’inizio è Alla Mia Età di Tiziano Ferro che già era Davvero di Virginio. La voce è pulita ed anche bella, di note piene con preferenza alle tonalità medie, non sparate verso l’alto. Ne giova la scorrevolezza del brano, che tuttavia, come detto, sa di già sentito. Si può però attendere altro.
Cinque

Andrea Labanca – Bretton Woods

Con la produzione del Genio De Rubertis questo pezzo di Andrea Labanca è sostenuto da un bel basso in prima linea e atmosfere 80 su cui la voce, molto parlata e poco cantata, si appoggia. Il sound funziona di brutto; magari sarebbe però stata necessaria qualche linea melodica più ricantabile, seguibile che qui è assente. Peccato
Cinque ½

Luigi Libra – O’ sole ca coce

Si sta portando questa nuova modalità di proporsi in napoletano, scegliendo una pacatezza vocale che ricorda più un glorioso passato che questo presente chiassoso e confuso. Libra va per questi mari, tra trombe, percussioni, proponendosi musicalmente sensuale. Funziona perché giusto sia per un ascolto serrato che per un sottofondo in locali conviviali.
Sette

Luna – Mille anni luce

Qualcuno avrebbe dovuto dire a Federica Vincenti che il nome d’arte Luna è stato già più volte usato e non ha portato granché bene. Voce cristallina con sfumature malinconiche per questo brano melodico, arrangiato da Calvetti a suo modo, riconoscibile, solito ma ben strutturato. La differenza la fanno le interpreti. Pur se fatto bene, ci vuole però un brano più caratteristico per uscire dal marasma delle nuove proposte.
Sei

Maverik – Per non essere da meno

L’idea di scrittura e concezione acustica del brano proprio in sé è ben rintracciabile. Manca però qualcosa per renderlo completo, forse una firma in appoggio che abbia un po’ di sapienza radiofonica solo per rendere più compatto il tutto. La base però c’è.
Sei

Gianna Nannini – Cinema

E’ indubbiamente una Nannini più pop, che ancora una volta sceglie non un brano fondamentale per continuare a promozionare il suo ultimo Amore Gigante che non sta certo giganteggiando per vendite. Cinema è si scorrevole, col suo inciso aperto e con la meraviglia che può rappresentare avere un cinema nel cuore, con tutte le sue sceneggiature varie ed eventuali. Resta però prigioniera di un taglio radiofonico che toglie aspettative.
Sei =

Giuliano Palma – Let it snow

Fai cantare i classici di Natale a Giuliano Palma ed avrai un disco del Giuliano Palma di sempre, solo a tematica natalizia! Almeno questo è quello che salta fuori sentendo il classico che lo promoziona. Nessuna sorpresa, solo la maestria di sempre di risultare moderno anche cantando cose che hanno l’età dei tirannosauri. E mica è poco?
Sei ½

Riki – Aspetterò lo stesso

Ecco il brano che se Riki avesse deciso di partecipare a Sanremo usandolo, avrebbe vinto a mani basse… anzi no, probabilmente avrebbe vinto anche emettendo semplicemente un insieme di suoni gutturali. E’ questa comunque la classica ballata per diabetici amori, giusta però per il pubblico a cui si propone e che la recepisce. Sicuramente è meno impervia vocalmente del precedente singolo.
Sei

Sergio Sylvestre – Oh happy day

Si veste di Natale anche la voce di Big Sergio ed è, in un pezzo come questo, ovviamente arredo perfetto. Chiaramente non c’è sorpresa ma solo gusto personale che eventualmente ti fa scegliere di riascoltare un brano del genere nella versione di Sergio. Se ti piace scegli lui, altrimenti hai voglia quante versioni ce ne sono!
Sei

Giulio Wilson – Parole

Geniale assemblaggio di testi e melodie che abbiamo conosciuto, amato, fatto nostre in modi e tempi diversi. E’ un piacevole intermezzo che rivela una creatività particolare che è mica cosa così scontata? Sono idee che ti aspetteresti al massimo dagli Elii ed invece … c’è pure Giulio Wilson!
Sette+

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.