Da Oggi In Radio – Le Pagelle Dei Nuovi Singoli In Uscita Il 16 novembre: Vasco Rossi, Gatto Panceri, Serena De Bari e…

Nuovi singoli

Ed è già nuovamente Venerdì? Ma allora è tempo di ridare parola al nostro atteso critico Fabio Fiume con la sua Da Oggi In Radio, dove fa pelo e contropelo a tutti nuovi singoli che da oggi ci terranno compagnia per qualche mese… e non tutti escono senza tagli!

Si ricorda che si tratta dell’opinione del solo Fabio e non di tutta la redazione di All Music Italia. Inoltre i voti espressi alla fine di ogni mini recensione non mettono in relazione artisti diversi tra loro. Essi sono assegnati al brano in base alla carriera di chi lo propone

Tony Alex – Fammi entrare

Come è vintage questa canzone! Talmente che neanche Pupo l’avrebbe incisa… nemmeno negli anni 80. E’ proprio un concetto canzone vecchio, stantio, e le chitarre finali peggiorano solo la cosa.
Quattro =

Emanuele Barbati – Blu

La voce di Barbati ricorda da vicinissimo Umberto Tozzi. Nota di colore a parte la canzone non regala certo grandissimi scenari. E’ un poppetino con qualche colpetto di british di vecchio stampo a supporto di un testo leggero, che non le va e non mette. “Io sto bene io sto male io sto come mi pare, ma tu prenditi di cura di ciò che è blu”. Magari il messaggio è anche ecologista però è esposto come se lo si stesse spiegando ad un bimbo di due anni che magari anziché blu, dice pure bu!!!
Quattro =

Roberta Bella – Vai via da me

Chiave pop condita con un’interpretazione da sceneggiata, troppo carica e piena di stilemi che si spera sempre possano essere passati ma che invece ritornano prepotenti. Peccato perché la voce di Roberta potrebbe cantare decisamente altro.
Quattro

Carl Brave & Max Gazzè – Posso

Fa stranissimo sentire su una musica molto “gazzeniana” uno che canta con la voce effettata come è tipica nel suo stile. Ma Brave ha già dimostrato di avere a suo modo buone idee ed il matrimonio con il geniale Max non poteva che produrre un brano interessante perché musicalmente vario e con un testo che lo ascolti più volte per capirci di volta in volta qualcosa in più.
Sette

Alex Cadili – Dentro al mio amore

Un brano scorrevole nell’insieme ma un po’ solito. Mi ha dato la sensazione di quelle canzoni di Eros Ramazzotti usate come riempitivi dei dischi. Passa, l’ascolti, ma non hai un motivo per ricordarla.
Cinque

Raffaella Carrà – Chi l’ha detto

In occasione del disco di Natale la Carrà trova anche un inedito da lanciare ed ovviamente anche questo rispetta il tema. E’ chiaramente un testo buonista e del resto come potevamo immaginarlo? Qualche passaggio sa di già sentito ed il finale richiama il coro facile. Insomma tutti gli stilemi sono rispettati, ne più, ne meno.
Cinque ½

Chiedo Venia – My obsession

Scelta del basso come linea guida quanto meno azzeccata vista la voce squillantissima a cui fa da contraltare. Pochi altri strumenti nell’arrangiamento che riesce a restare rock nonostante questo. Più affascinante nelle strofe che nell’inciso, dove la spinta vocale rende secondo piano il sound che comunque andrebbe rimpolpato.
Sei =

Teto D’Aprile – Cerano

Brano pieno di riferimenti personali in salsa indie con tanto di voce un po’ stonacchiata che tanto ben si sposa con lo stile, Liam Gallagher insegna! Nonostante lo stile bello chiaro però il pezzo non decolla, ripiega un po’ su stesso, attraverso strofe un po’ troppo lunghe e qualche parola poco forbita tutto sommato non necessaria per rafforzare la storia.
Cinque =

Danti & Colapesce – Marginale

Base decisamente 80’s ma connubio vocale ed artistico che funziona decisamente e produce un brano godibilissimo, per nulla scontato anche nel testo. Può permettere ad entrambi, belle promesse da un po’, di aumentare gli estimatori ed arrivare ad un pubblico anche più mainstream.
Sette

DaVinci – Ora

Nuovo singolo per il figlio d’arte da generazioni DaVinci. Inciso molto ripetuto e magari non era il caso, dopo strofe piene di pathos. Tuttavia Francesco ( che canta decisamente bene ) ancora una volta cede alla moda di “meccanizzarsi la voce” ed è cosa intollerabile.
Cinque

Serena De Bari – Urlo sul mondo

Sembra che la voce di Silvia Salemi abbia sposato Emma! Ha una bella forza Serena, che localmente tende ad impostare come la collega siciliana, salvo poi aprirsi all’irruenza come l’altra salentina. Il pezzo è in realtà un rockettino infarcito di effetti elettronici orecchiabile ma non così forte da far decollare una carriera. E’ più esposizione mirata delle caratteristiche vocali.
Sei =

Gazebo – Masterpiece ( 2018 vers. )

Uno dei brani più belli della italo disco di inizio ’80, Gazebo ha sempre avuto dalla sua parte la carta di produrre pezzi che non fossero solo alla moda ma avessero melodia ed atmosfera. L’aggiornamento di questo classico del 1982 perde proprio quest’ultima caratteristica. I suoni pieni di pathos lasciano spazio ad una batteria synth che la mente al massimo te la trapana ma non la impressiona di certo.
Cinque

Jake La Furia – Non sentiamoci più

Anche La Furia cede alla moda di “effettarsi” la voce per tenersi in nota, rinunciando a coristi o vocalist. C’è una tromba sintetizzata che crea movimento e la citazione della guerra tra Ataru e Lamù è per uno della mia generazione un colpo al cuore. Il pezzo comunque funziona ed è probabilmente ad oggi quello più centrato della sua carriera solista… ed anche il primo che promuovo.
Sei +

Giacomo Lariccia – Senza farci del male

Scorrevole metà strada tra cantautorato easy e quello classico. Basti ascoltare l’arrangiamento per accostare l’approccio musicale ad alcune soluzioni proprie per gli up tempo di artisti quali De Gregori o Vecchioni. Però lui con la sua voce non riesce a dar peso alle parole, circolando più in esterna, quasi decantandole più che proporle con concetto. Comunque sicuramente più che accettabile.
Sei +

L’Equilibrio – Saluti da Rimini

Intonazione un po’ precaria anche in disco, il brano ha qualche sentore indie, che l’artista utilizza per spiegare le paure che a volte prendono quando ti si presenta la felicità e non sei in confidenza con lei. Come ti lascia andare? Migliore il testo della resa canzone però, che può annoiare.
Cinque ½

Maiole & Masamasa – Cose pese

Maiole spiega la parole “pese” come pesante, noioso. Il pezzo però è tutt’altro che noioso e persino l’incursione rap di Masamasa riesce ad apparire un abbellimento e non una concessione alla moda. Anche il mood vocale del nostro è in linea col raccontato. Potrebbe fare il suo viaggio ed ascriversi tra i nuovi cantautori della nostra musica.
Sei ½

Marsica – Nun te voglio

Continua la battaglia di Marsica nel portare il napoletano in sound decisamente moderni ed alla moda. Qui la battaglia si fa più aspra visto che il brano parla della violenza sulle donne, quella che avviene più spesso di quel che si pensa, dentro le mura di casa. Il messaggio arriva chiaro risultando non pesante e la cosa può avere valenza forte. Arrangiamento vocale dedicato e riuscito.
Sette

Francesca Michielin – Femme

Abito dance elettronico per Francesca che non smette di cercare nuove espressioni artistiche con cui misurarsi. E sebbene i muri, la nostra, riesca sempre ad abbatterli, apparendo anche in queste vesti centrata vocalmente, e giustamente misurata, è in realtà il brano che ha una mancanza a mio avviso grave, mancandogli un inciso che lo ancori nelle memorie. E nella dance è fondamentale.
Cinque =

Mina – Il tempo di morire

Eh si certo! Desideravo proprio risentire un’ennesima versione de’ Il tempo di Morire, anche se ad eseguirla e nientemeno Mina! E certo, perché Mina Battisti non lo ha già cantato più e più volte! Allora grande cantante, grande canzone, ma che palle! Comincio a pensare che preferirei Mina sentire cantare le difficilissime canzoni di Viola Valentino ed Elisabetta Viviani, pur di non risentire ancora Battisti, pure se è per omaggio al ventennale.
Mi rifiuto di votarla

Rosario Miraggio – Ti amo e ti penso

Un passo aventi e poi due indietro per Miraggio che dopo la buona prova del singolo estivo torna alla banalità di un testo abbastanza prevedibile, arrangiato alla “Gigi D’Alessio” dei “Quanti amori nascono così…”. E resta solo un motivetto ben cantato da una voce bella, anche molto bella, che però si spreca.
Cinque

Moka Stone – Grazie di che

La matrice base è rock, anche se poi il pezzo viene affrontato quasi in chiave rap nelle strofe, creando un crossover alla Linkin Park, che tutto sommato in Italia non è che fanno in tanto. Nel suo stile il brano funziona, ed i Moka Stone non disdegnano di mostrarsi incazzati e di raccontarne il perché, mandando a fanculo a tutti quanti.
Sei ½

Angela Nobile – Vivere

Strofe più convincenti di un inciso che gioca con i verbi all’infinito in rima, che è cosa non sentita… sorpassata! Particolare la voce che ha delle belle basse. Anche l’arrangiamento dell’inciso è decisamente solito.
Cinque ½

Gatto Panceri – Ero polvere

Scelta interpretativa che calca più la dolcezza che l’irruenza per questa ballata che ha una sua costruzione metrica perfetta e racconta di quanto soli tanto lontano non si va, invitando a trovarsi. Sarebbe stata perfetta per un palco come Sanremo.
Sette

Gatto Panceri – Tu mai

Questa ballata, con accelerazioni, mette in risalto la voce calda di Panceri, che qui mette assieme le differenze individuali che pure stando assieme due persone continuano ad avere, ma raccomandandosi di non usare trucchi, sennò comprendersi diventa impossibile. Ci si può accettare, non mentire.
Sei+

Davide Petrella – Lunapark

Uno dei cantautori più interessanti dell’ultimo periodo, anche autore per tanti altri ben più famosi, qui si propone con una ballata che sembra strappata al mondo della trap, con l’effetto sulla voce che a dirla tutta non abbellisce, ma infastidisce in una canzone che avrebbe funzionato nella sua essenzialità anche senza. Petrella deve essere solo se stesso e non pensare di inseguire mode.
Sei

Nicole Riso – Donna Roma

Omaggio ad una Roma e ad un Colosseo a cui non sai dire addio. Il tutto è molto teatrale e per quanto accorato ed il romanesco, non ha a forza di tanti altri omaggi rivolti alla città eterna. La voce di Nicole è però curiosa, piena di colore.
Cinque

Vasco Rossi – La verità

La verità non ha bisogno mai di scuse e che tutti possono sbagliare… e come dare torto al re del rock italiano. E questo brano del ritorno si piazza esattamente a metà tra le classiche ballate in arrivo dalla stazione di Zocca e potenziamenti rock. Non è uno dei pezzi che ascriverei tra le tante meraviglie di una carriera quarantennale, ma svolge il suo compito di dire alla maniera del Blasco un concetto, ed arrivare dritta in porto come nave che sa già dove ormeggiare dopo una tempesta. E tutti i passeggeri sono salvi.
Sei ½

Sarah Stride – I pensieri assassini

Indubbiamente l’artista ha scelto un certo tipo d’interpretazione, per dirla tutta un po’ angosciata e angosciante. Ovviamente il tutto però ben si sposa ad un sound elettronico fatto prevalentemente di bassi che nemmeno Kim Wilde nel primo periodo new wave. Pur giusta nel mood, è una proposta che poi però è difficile immaginare dove possa andare, per non ripetersi.
Cinque

Andrea Viglioglia – In qualche modo mi devo sfogare

Una volta un cognome del genere te lo avrebbero cambiato in favore di uno d’arte più immediato! E’ uno strillo che arriva da dentro, uno sfogo che aspetta l’inciso per venire fuori mentre le strofe sono pacate su base quasi rarefatta. Non è la canzone della vita ma ha un suo perché.
Sei

XGiove! – La musica ci fa impazzire

Davvero fragilina. Sembra una canzoncina scartata dallo Zecchino D’Oro, arrangiata in chiave serie animata robotica, stile quelle lavorate da Vince Tempera. Ovviamente per risultare modaioli non può mancare l’innesto rap, davvero non necessario.
Quattro

 

  
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