MOGOL: l’inno della Lombardia avrà la sua firma, con la partecipazione postuma di MANGO

mogol

Mogol, storico paroliere e produttore discografico,è un nome indissolubilmente legato alla produzione discografica di Lucio Battisti che negli anni ha sempre dimostrato di non avere nessuna intenzione di sdraiarsi sugli allori di una gloriosa carriera, né di esercitare nessun tipo di snobismo che un personaggio del suo calibro potrebbe permettersi. Dopo numerose collaborazioni e impegni a tutto campo nel mondo musicale (recentemente è stato in giuria nelle fasi finali delle selezioni di Area Sanremo, che hanno portato al Festival Chanty e Amara), la prossima tappa lo vede autore dell’Inno ufficiale della Regione Lombardia.

In questi giorni, il pezzo è stato presentato in esclusiva ai capigruppo del consiglio regionale, che lo dovranno approvare,  mentre per la divulgazione si dovrà attendere fino a lunedì 22 dicembre, come preteso dal Governatore Roberto Maroni, che ha posto il veto sulla presentazione al pubblico prima di tale data. Al Corriere della sera, l’autore è avaro di anticipazioni, forse per non scontentare il mecenate lombardo, ma racconta come quello che diventerà l’inno della Lombardia sia ispirato alla sua infanzia:

«Sono nato in via Celeste Clericetti 38 (zona Piola), l’ultima strada di città e la prima di campagna. Sono cresciuto in una famiglia proletaria, i miei genitori erano molto giovani, si stava stretti ma ci si aiutava di più, mia madre portava in casa chiunque si sentisse male»

Un mondo che forse è rimasto intatto solamente nei ricordi di chi lo ha vissuto e che potrà essere tramandato, oltre che nei ricambi generazionali anche attraverso quest’opera musicale:

«Si giocava a pallone in strada, ricordo ancora il grido “passa una macchina”, che ogni tanto interrompeva la partita. Quello che allora era quasi un evento, oggi è la normalità…»

Mogol con questo brano vuole dimostrare il forte senso di appartenenza alla regione che lo ha visto nascere, quasi a voler ribadire l’attaccamento alle proprie radici, nonostante abbia da tempo scelto di  vivere nelle campagne umbre. Una canzone con un testo che nelle intenzioni vuole trasmettere l’orgoglio di appartenere ad una terra di gente costruttiva, che trova spazio su di una musica non composta per l’occasione:

«… una musica scritta più di 30 anni fa che è circolata pochissimo, ma era quella che avevo nel cuore, perfetta per esprimere ciò che sento per la mia terra»

Per l’arrangiamento Mogol si è appoggiato ad un altro fuoriclasse, Mario Lavezzi, che ha cercato di innovare il pezzo, arrivando a parlare di un Inno Pop, seguendo anche il gusto personale di Roberto Maroni, che voleva un’influenza più rock, per rendere l’idea di una realtà frenetica, in continuo movimento, nel perfetto stile lombardo e che per questo pare avesse “bocciato” la prima versione proposta da Mogol durante la scorsa estate.

mogollavezzi

Un progetto curato reso ancora più speciale dalla presenza di Mango, che pochi giorni prima della sua prematura scomparsa aveva accettato di partecipare con alcuni vocalizzi e che nei prossimi mesi verrà raggiunto da un video, presentato nell’anno dell’EXPO durante un evento che vedrà la partecipazione di grandi artisti lombardi.

Non ci resta che aspettare fino a lunedì per poter ascoltare il risultato di tanto lavoro.

  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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