Instore J-AX & FEDEZ a Palermo. Le polemiche, una riflessione del nostro Direttore ma anche le foto

j-ax & Fedez

Negli scorsi giorni è iniziato l’instore tour dell’album più atteso dell’anno (almeno per il momento), quello di J-Ax & Fedez. Un instore da migliaia di persone che, nella data di Palermo, ha creato non pochi problemi e scatenato la polemica con i giornalisti. Noi di All Music Italia eravamo presenti e, oltre a fare il nostro lavoro pubblicando le foto di Giuseppe Mazzola per cui eravamo accreditati, vi raccontiamo quello che è successo in questa particolare giornata. Ma non solo, alla fine del resoconto e prima delle foto troverete un pensiero al riguardo del nostro Direttore Massimiliano Longo che si potrebbe riassumere in “Cari artisti italiani, per vendere e per il primo posto in classifica in Italia ci vogliono tanti instore? Bene fateli, gestiteli bene, per voi e per i vostri fan… siete consapevoli del flusso di persone che richiamate pretendete siano gestiti meglio…

“Se dovessi parlare di numeri per quel che riguarda il firmacopie di J-Ax & Fedez, potrei dirvi che migliaia di persone (tremila, fan più, fan meno) hanno atteso per ore e ore e ore, in coda al freddo o accampati tra le mura del Centro Commerciale FORUM di Palermo; potrei elencarvi gli innumerevoli e creativi messaggi idolatranti scritti ovunque, fra cartelloni, mani, braccia, tette e guance bagnate dalle lacrime; potrei anche decifrarvi in termini di successo il numero delle copie vendute di Comunisti Col Rolex, album bellissimo come da aspettative donate e mantenute, molto rap ma ancora più pop, o meglio cantato rap ma su base “popular” musicalmente parlando, crudo e diretto tanto quanto contraddittorio; potrei anche tradurre in numeri il record dei biglietti venduti in prevendita biglietti per il Tour prossimo venturo che si accinge a essere il breaking records dei live e delle polemiche del 2017; e potrei (se lo volessi) raccontarvi questa date dell’Instore Tour, con protagonisti J-Ax & Fedez, Idoli/Padroni/Industrie del Rap Italiano, del Teen-Pop Nuova Era, della Televisione fast food (quella simpatica che vi avvicina al glam facile dei talent e della popolarità Warholiana dei famigerati 15 minuti di sacrosanta gloria il sabato pomeriggio), delle rime che decanto valori che, con lecito dubbio, temo stiano perdendo valore.

Ma non lo farò.

Perchè gli unici numeri di cui vi parlerò sono quelli dei secondi che sono stati concessi alla stampa (inclusi i fotografi), che sono davvero pochi, e i numeri dati nell’escandescenza di chi ha deciso di cacciarci via in quanto considerati elemento di disturbo durante l’inizio dell’Instore.

Dove sta la verità si trova in rete nei video dell’evento che documentano l’attimo della cacciata dall’Eden dei poveri diavoli mediatici (ne trovate uno qui molto esaustivo realizzato da Palermo Today); la causa si potrebbe discutere all’infinito, se ha ragione un gruppo di giornalisti e fotografici che vuol fare bene il proprio lavoro in un area limitata tanto quanto l’eccessiva presenza di giornalisti e fotografi sul luogo, che forse ha creato una massa scomposta e agitata, esagerata nella ricerca affannata dell’attimo cruciale da immortalare come se fosse un’apparizione mariana (a scapito, e questo va detto e sottolineato, di gente diversamente abile soffocata da corpi, flash e reflex volanti) perché come in tutti i campi lavorativi si sa, ci sono persone e persone, o o bisogna accettare, con accondiscendente silenzio, i bruschi e impulsivi modi di gestire una situazione (gesti forse istintivi, forse no), che non era stata prevista e/o ritenuta possibile, caduta nella richiesta plateale di andar via.
Chi abbia ragione adesso non importa, capita anche questo.

So solo che i numeri che davvero contano sono quelli dei secondi concessi per raccontarvi un’instore che, a mio avviso,come inviato di All Music Italia non c’è stato.

Dell’Instore come Giuseppe Mazzola fra la folla che dire… vi regalo le foto che ho deciso di scattare, fra la gente accalcata, le lamentele delle mamme con le gambe doloranti, le risse accennate delle ragazzine indispettite da chi il cd l’ha comprato e sta in fila a due passi da J-Ax e Fedez; mi son detto: “se devo spendere ore e ore e benzina e brividi di freddo per essere cacciato via senza diritto di cercar “ragione”, allora tanto vale diventare per 35 minuti fan e decidere di dare un senso a questo pomeridiano evento sventato.”Ecco dunque il risultato del mio amore per voi. E per il mio lavoro.
Beccatevi le foto perché ve le meritate. La mia opinione da fotoreporter bistrattato è che gli unici numeri degni di lode, in questo amaro evento, sono quelli delle ore di attesa che i fans hanno regalato agli artisti come segno di FANtastico amore incondizionato.
Mazzola Santo Subito.”

Giuseppe Mazzola


NOTA DEL DIRETTORE

Ho guardato attentamente i video in rete, ho ascoltato attentamente per telefono il racconto di Mazzola, il nostro inviato sul posto e nel cogliere l’occasione per ringraziare la responsabile degli eventi del Centro Commerciale FORUM di Palermo che ci concede sempre spazio per poter documentare questo tipo di eventi, sento di dire la mia sulla questione.
Non c’è ragione o torto in quello che è successo a Palermo. Quello che si è creato è parte integrante, routine si potrebbe dire, di quello che è la musica oggi.
Non prendiamoci in giro gli instore non vengono fatti da nessun’artista per incontrare il proprio pubblico (poi che un’artista ne tragga piacere è un altro discorso). Vengono fatti per vendere copie, per entrare nel posto più altro della classifica FIMI dei dischi venduti. Perché si è capito che oggi nell’epoca del talent quanto in passato ai tempi dei Beatles, quello che importa a molte persone è incontrare l’artista di turno e farci un selfie. La differenza sta che ai tempi dei Beatles forse l’amore per la musica era un po’ più appassionato, più sincero, oggi quello per il selfie prende il sopravvento e questo J-Ax & Fedez lo sanno bene, ci hanno scritto canzoni (mi viene in mente la sincera confessione di Fedez in L’Hai voluto tu per esempio). Per questo vengono fatti così tanti instore subito a partire dal giorno dell’uscita di un album, per questo artisti che fino a qualche anno fa non avrebbero fatto mai un firmacopie, ora ne fanno anche 10 in 10 giorni.

E allora se si vogliono fare, se si vuole incontrare il proprio pubblico, se si promette una foto e un autografo, bisogna trovare il modo di farlo… magari guardando dritto nell’obiettivo durante la foto e salutando la persona che è lì accanto e che si è fatta chilometri su chilometri ed ore di fila per quello scatto. Gli è stato promesso del resto.E´giusto. Rendiamoli un po’ più umani questi firmacopie, non entriamo ne La Fabbrica di plastica di cui cantava Grignani cercando però di tenerne un piede fuori. Magari cerchiamo un modo per organizzarli meglio, prendiamo dei pre ordini per avere un’idea di quante persone ci saranno, a maggior ragione se il disco è un disco evento come in questo caso, lasciamo un giorno libero tra un instore e l’altro. In primis perché gli artisti sono degli esseri umani e stare lì a firmare 3.000 dischi e sorridere a 3.000 persone per ore non è facile, ti toglie ogni energia, il corpo e la mente cedono, si indeboliscono e rendono il tutto meno facile da controllare… e poi perché se la situazione è talmente difficile da gestire magari con un giorno in più si può provare a dividere gli instore in due giorni separati quando è richiesto. Senza correre da una città e l’altra come se qualcuno ci corresse dietro. Una soluzione c’è, c’è una soluzione a tutto, basta pensarla.

Io in questo lavoro ho ricoperto diversi ruoli e sono stato anche dalla parte di chi è al fianco di un’artista di successo al momento del firmacopie. So quanto è stressante, quanto cose ci sono a cui fare attenzione, so quanta isteria si possa creare e so che purtroppo fan e fotografi sono talmente presi da se stessi da mettere in pericolo anche le persone disabili. So tutto e per questo non mi sento di puntare il dito in modo quasi totalizzante come stanno facendo in molti verso chi lavora in Sony Music Italia piuttosto che verso la sicurezza o lo staff degli artisti. Provano a fare il loro lavoro e lo fanno al meglio in situazione che ha volte sono impossibili da gestire. Non mi sento nemmeno di dare la colpa a tutti i fotografi, perché sono lì a fare il loro lavoro e molti lo fanno con educazione, professionalità e rispetto. E non meritano di essere trattati come schiavi di un qualche potere, perché in quel caso il potere in questione sarebbe poi quello degli artisti.

Non è bello assistere a scene come quella che si vede nel filmato di Palermo Today. Facciamo tutti gli instore e i firmacopie del mondo, spingiamo il business perché la musica ne ha bisogno nel bene e nel male. Ma facciamo tutto con cognizione di causa, con i tempi giusti, senza correre, senza riempire ogni giorno del calendario, senza trattare male nessuno, senza addossarsi le colpe l’un l’altro, senza dare sempre e solo la colpa agli artisti, trattando bene i fan, perché tanto son loro che mantengono in piedi il tutto.
Tutto qui. Ora eccovi le foto promesse frutto del duro lavoro di un ragazzo che si alza alle 7 del mattino e fa chilometri e code per permettere a chi non può recarsi ad un firmacopie di vedere quello che succede.

Massimiliano Longo – Direttore di All Music Italia

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Foto di Giuseppe Mazzola. Tutti i diritti sono riservati è severamente vietato usare le foto tagliando o eliminando il logo.

  
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