EUROVISION 2018: la review dei risultati finali!

Eurovision 2018

A quasi tre giorni dalla finale de Eurovision 2018 è d’obbligo impegnarsi in qualche considerazione più ampia sui risultati conclusivi, che hanno visto il ritorno alla vittoria di Israele dopo ben 20 anni davanti alle piazze d’onore di Cipro e Austria.

Il successo di Netta Barzilai e della sua Toy segna sicuramente una sorta di ritorno al passato con la prima vittoria di un brano uptempo addirittura dal 2012 (Euphoria di Loreen) e in generale un’affermazione di brani più movimentati rispetto all’eleganza e raffinatezza di pezzi come 1944 di Jamala e Amar pelos dois di Salvador Sobral. Se poi ci aggiungiamo il secondo posto di Fuego, il brano portato in casa dalla cipriota Eleni Foureira, il “ritorno al passato” assume ben altre dimensioni riportandoci indietro di quasi quindici anni (e a un trittico di vincitrici donne con brano dance/pop caratterizzato da dance routine ed accenti etnici: Everyway That I Can di Sertab Erener nel 2003, Wild Dances di Ruslana nel 2004, My Number One di Helena Paparizou nel 2005).

eleni foureira

Israele e Cipro hanno ottenuto le prime due posizioni grazie al sostegno del televoto che ha assegnato loro i primi due posti con largo margine, mentre si sono piazzate rispettivamente al terzo e al quinto posto durante la votazione delle giurie. L’unica canzone che è riuscita a tenere il loro passo in tutta Europa è quella presentata dall’Italia: Ermal Meta & Fabrizio Moro, diciassettesimi per le giurie, hanno recuperato fino alla quinta posizione finale grazie al terzo posto e ai 249 punti raccolti in tutta Europa. Ben 35 paesi hanno votato per Non mi avete fatto niente – tutti tranne quelli del blocco scandinavo (Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda), il Regno Unito, l’Irlanda e l’Australia. L’unica canzone votata da tutte e 42 le nazioni in gara è stata quella di Cipro, mentre Israele ha raccolto punti da 39 nazioni su 42 (ma con 8 set di 12 punti, il massimo assegnabile, contro i 3 ottenuti da Eleni Foureira).

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Il risultato dell’Italia è ancor più rimarchevole se ricordiamo che si tratta della sesta top10 su otto partecipazioni dal nostro ritorno in gara, risultato mancato soltanto da Emma Marrone e Francesca Michielin rispettivamente nel 2014 e 2016. Meglio di noi in questi anni ha fatto soltanto la Svezia, che col settimo posto di Benjamin Ingrosso e Dance You Off (secondo classificato per le giurie) centra la settima top10 in otto anni e la quinta consecutiva. Assieme alla Svezia la grande vincitrice della classifica dei giurati è l’Austria: César Sampson con Nobody But You riesce a cavalcare l’onda di un dominio quasi assoluto nelle preferenze degli esperti fino a un insperato terzo posto, che riesce a conservare per soli due punti sul tedesco Michael Schulte (quarto per le giurie, sesto al televoto).

doredos
Concludiamo il panorama della top10 con gli altri piazzati d’onore: la Repubblica Ceca chiude al sesto posto, ottenendo il miglior risultato della loro pur breve storia all’Eurovision (e un sorprendente quarto posto assoluto al televoto), mentre le posizioni dall’ottava alla decima sono appannaggio della lirica portata dall’Estonia, dei vichinghi di Danimarca e del turbofolk da avanspettacolo in gara per la Moldavia. Da tanti anni non si ricordava un’edizione dell’Eurovision con così poca Europa dell’est a fare la parte del leone: in questo caso sono stati proprio i moldavi, oltre al vincitore Israele, ad intercettare il voto del blocco sovietico grazie alla presenza nel team del popolarissimo compositore russo Philipp Kirkorov – che nelle ore precedenti alla finale aveva rilasciato dichiarazioni del tenore di “un voto per la Moldavia è un voto per la Russia”. Di contro, era dal 2015 che non si vedevano due “finalisti di diritto” nei primi cinque classificati: quell’anno si era trattato ancora dell’Italia assieme all’Australia, ammessa direttamente alla finale per il suo debutto nella competizione. Se dovessimo invece limitarci alle big 5 vere e proprie, il piazzamento di Germania e Italia quest’anno rappresenta un record dall’introduzione delle semifinali nel 2004.

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madame monsieur
Tra i favoriti della vigilia deludono decisamente Francia (13°) e Norvegia (15°); quest’ultima si può comunque consolare con la vittoria della seconda semifinale davanti a Svezia e Moldavia, mentre la prima era andata ad Israele su Cipro e Repubblica Ceca. I francesi Madame Monsieur, attesissimi alla vigilia, han pagato una brutta posizione di uscita (#13, lontana dal momento del voto e immediatamente seguita dalla performance d’impatto del ceco Mikolas Josef) e un’esibizione dove non sono riusciti a fare emergere il messaggio del loro brano Mercy ispirato alla storia di una bambina nata durante la traversata di un barcone di migranti. Ennesimo piazzamento in coda per Spagna (23°) e soprattutto il Regno Unito (24°), che evita l’umiliazione dell’ennesimo ultimo posto grazie all’intercessione del televoto. A chiudere la classifica delle 26 finaliste sono invece i padroni di casa del Portogallo, con una proposta di nicchia che giurie e televoto hanno finito per mortificare davvero in modo eccessivo.

ermal meta & fabrizio moro
A margine un breve commento sul risultato dell’Italia, che arrivando a Lisbona senza grandi attese ha saputo costruire un ottimo quinto posto lavorando sugli errori che avevano portato al fallimento della spedizione del 2017. Se Francesco Gabbani non aveva saputo capitalizzare sull’hype train di Occidentali’s Karma anche e soprattutto a causa dei problemi legati alla messa in scena del brano, il team di quest’anno è stato in grado di fornire un elemento nuovo come i sottotitoli in overlay della canzone, tradotta in ben 15 lingue diverse – e malgrado i diffusi scetticismi questa scelta, concepita e realizzata interamente in casa dall’Assistant Head of Delegation Edmondo “Eddy” Anselmi e dalla squadra messa in campo dalla RAI, si è rivelata davvero quella vincente. Hanno aiutato anche diverse circostanze favorevoli: l’esibirsi in coda alle altre 25 nazioni, nella posizione più favorevole all’interno della scaletta, ha addirittura permesso di mettere in ombra l’esibizione della favorita Cipro che precedeva immediatamente quella italiana. Da ultimo, non è possibile non menzionare l’attentato terroristico avvenuto sabato pomeriggio a Parigi, la cui notizia ha cominciato a diffondersi subito prima dell’inizio della finale e potrebbe aver coinvolto emotivamente molti telespettatori.

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(Foto: Andres Putting, Thomas Hanses/EBU)