ENRICO RUGGERI: La ricerca sonora nell’album “Gli occhi degli altri”

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Ci è arrivata una proposta molto particolare in redazione, sicuramente “diversa” dalle altre, così abbiamo deciso di condividerla con voi.

Si tratta de Gli occhi degli altri, terza pubblicazione indipendente del bergamasco Enrico Ruggeri: sì, di primo acchito avrete pensato certamente all’autore di Quello che le donne non dicono e di Il mare d’inverno, ma è questo solo un caso di curiosa omonimia, anche perché l’artista che vi presentiamo oggi compone musica strumentale, frutto della sua continua peregrinazione e ricerca sonora.

Il titolo del concept album è preso da una citazione del filosofo rumeno Emil Cioran, la sua massima recita: «Se potessimo vederci con gli occhi degli altri, scompariremmo all’istante.»
Riguardo alla copertina, è lo stesso Ruggeri l’autore dello scatto, scelto per rappresentare questo suo lavoro crudo e sperimentale: Gli occhi degli altri è da oggi disponibile in digitale e in download gratuito su Bandcamp ed è stato registrato live il 30 novembre 2013 al Revisionario di Brescia.

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Ma qual è il leitmotiv dell’opera? Leggiamo insieme il comunicato ufficiale.

«Gli occhi degli altri è la fotografia fedele di una performance live di Enrico Ruggeri e testimonia l’altra faccia della sua ricerca sonora, laddove alle “spremiture” digitali di suoni dei due dischi fino ad oggi pubblicati (Musteri Hinna Föllnu Steina e IŪS) si sostituisce un approccio totalmente analogico a base di synth e macchine autocostruite, tra cui un’arpa eolica e una chitarra suonata da un ventilatore. Quello che si origina è un oscuro landscape di droni che formano una geografia psichica multiforme e immersiva, nella quale l’unico sprazzo di luce è rappresentato proprio dalla chitarra con il ventilatore, che apre e chiude l’unica traccia di cui è composto il disco.»

  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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