Arriva il Natale… MICHELE MONINA, SALMO e le cagate natalizie. “Se dico quello che penso non resta neanche un amico…”

salmo

Oggi in vista del Natale su All Music Italia ospitiamo un amico oltre che stimato, odiato e forse anche ricercato (in tutti i sensi) critico musicale, Michele Monina.

 

Mi trovavo a passare di qui e mi è sembrato cortese scrivere una frase sul muro, lasciare un segno tangibile del mio passaggio, insomma, scrivere un articolo. E siccome siamo sotto Natale, quando tutti sono più buoni, compreso il Grinch, mi è sembrato quantomeno coerente parlare di strenne.

Ora, come immagino saprete, le strenne natalizie, in discografia, sono quelle uscite mirate proprio al mercato dei regali, quindi quegli album, ma soprattutto quelle raccolte, che puntano alla pancia della gente, a quel qualunquismo da “ho cinque minuti e devo fare un regalo” che sommato all’amore incondizionato dei fan idolatri, di quelli che comprano anche il catalogo di Acqua e Sapone, se sanno che dentro c’è un’intervista del loro cantante preferito, dovrebbero portare a vendite non dico clamorose, siamo sul volgere del 2017, ma quantomeno decenti. Considerate che ormai ci sono album che entrano in Top 20 con meno di cinquecento copie, a volte anche meno, molte meno, quindi quando parliamo di numeri decenti intendiamo qualcosa che stia tra le zero e le cinquecimila copie, roba che una volta sarebbe costata teste e sangue mentre oggi viene festeggiato con orge e libagioni degne del dio Dioniso.

Le strenne, da qualche anno a questa parte, comprendono due categorie di lavori. Innanzitutto i pezzi da novanta della discografia. Quegli artisti che di solito vanno dritti in vetta alla classifica, e che per le medesime ragioni, in genere, se non hanno fatto quella che tecnicamente tutti o quasi riconoscono come una cagata pazzesca, tendono a raccogliere quanto hanno seminato. Artisti, questi, che sempre seguendo un minimo di logica, evitano di uscire nelle medesime settimane, non fosse altro per la fittizia soddisfazione di finire poi in vetta alla classifica la settimana successiva. Al punto che anche un giornalista musicale alle prime armi sarebbe in caso di stilare, programma delle uscite autunnali alla mano, una scaletta di chi sarà primo da ottobre a Natale, senza possibilità alcuna d’errore.
Per dire, dopo i Negramaro è finito in testa Cremonini, cui seguirà Jovanotti cui farà seguito Vasco Rossi, che non verrà scalzato dalla vetta manco da Gesù Cristo in persona, la notte di Natale. Tutto previsto. Anche il flop clamoroso di un Biagio Antonacci, incapace di raccogliere più che un secondo posto alle spalle di Cristina D’Avena, non esattamente una corazzata. In mezzo, ovviamente, le variabili alla Riki, capaci di restare in alto grazie a un nugolo di ragazzine che per una foto insieme a lui venderebbero un rene, e dei vari Coez e compagnia bella.

La seconda categoria è composta invece da quegli artisti che sono usciti durante l’anno, o addirittura un anno fa, artisti che vogliono raschiare il barile, andando a ritirare fuori il vecchio disco con un paio di inediti, magari un duetto, o un cd aggiunto che contenga live o altre amenità. Tutta roba irrilevante e prescindibile, a meno che non si rientri nella categoria dei fan idolatri, che ovviamente compreranno tutto senza indugiare e senza ragionare. Su questo fronte quest’anno abbiamo visto e stiamo vedendo il peggio del peggio, per resa e per i miserevoli punti di partenza. Si va da Comunisti col rolex, di Fedez e J-Ax, trainato da quella che è stata universalmente riconosciuta come la canzone più brutta degli ultimi settantacinque anni, Favorisca i sentimenti, album atto non solo a raschiare il suddetto barile, ma anche a promuovere la suicida vendita dei biglietti per San Siro 2018, a Michele Bravi, che sforna una nuova edizione del suo Anime di carta. Nuove Pagine, passando per Fenomeno – Masterchef Edition, con un EP che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già detto a suo tempo, passando per il repackeging di Nel caos di stanze stupefacenti di Levante, con il live di Milano, cioè la versione dal vivo di un album che già in studio mostrava clamorosamente le corde e che, in effetti, ha venduto poco più di un cazzo.
Levante per altro è ospite della nuova versione di Il mestiere della vita – Urban vs Acoustic. Un album che, per onestà, Ferro avrebbe dovuto intitolare Il mestiere della vita – Schiena Edition, perché copia esattamente l’idea di Schiena di Emma (non stiamo quindi parlando del concept di Ok Computer o di Animals, teniamone conto), cioè rifare in acustico le canzoni precedentemente arrangiate da Canova alla Canova. Tutti lavori, salvo Fedez e J-Ax che possono contare, si suppone, sulle copie comprate da Babbo Natale dopo aver letto le letterine scritte dai fan del duo di poppettari tatuati, che non hanno avuto, Dio sia ringraziato, il successo che magari si poteva pensare, e che gravitano in classifica ma senza segnalare particolari performance.

Nel mentre, però, Coez continua a stare lì in alto, grazie ovviamente soprattutto allo streaming e in vetta ai singoli è arrivata la canzone meno natalizia che si possa pensare, Perdonami di Salmo. Un artista che, se mai decidesse di tirare fuori un album così, su due piedi, manderebbe a casa tutti, con buona pace della programmazione delle discografiche. Perdonami, su una base scarna e essenziale, sforna rime che farebbero impallidire il “I rapper di oggi vestono male/ e cantano male/ E più fanno schifo, più sale la fama/ ti sembra normale?/ è come se adesso ti vomito in faccia/ e ti passa la fame” o anche “Le tipe che schiacci non le farei toccare/ Neanche dal cazzo del cane”.
Poesia urbana, altroché urban version del Mestiere della vita. Poesia urbana che chiude il brano esattamente con gli stessi versi con cui aveva iniziato, versi che sento di fare miei nell’augurarvi Buone Feste:

Se dico quello che penso/ Non resta neanche un amico/ Sono una merda, confesso/ Se penso quello che dico/ Perdonami”.

Michele Monina

 


Nota della redazione: potete leggere gli articoli di Michele Monina sul suo nuovo sito, Il Tasso del Miele, qui.