L’ANALISI: quale canzone di Sanremo 2018 per l’Italia all’Eurovision Song Contest 2018?

Eurovision Song Contest 2018

Da qualche anno a questa parte quando si parla di Sanremo automaticamente si comincia a parlare anche dell’Eurovision Song Contest.

Archiviata la prima serata del 68° Festival di Sanremo e viste le successive è necessario aprire un ragionamento su un altro fronte, lontano dai pronostici e dalle considerazioni sui possibili candidati al leoncino d’oro ma allo stesso tempo ormai da qualche anno strettamente legato al Festival della canzone.

É dal 2015 che il vincitore di Sanremo acquisisce (salvo rinuncia) il diritto di prelazione sulla possibilità di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest, competizione musicale europea a cui il nostro paese è tornato a prendere parte dal 2011 con il secondo posto di Raphael Gualazzi; in mezzo ci sono state le partecipazioni di Nina Zilli, Marco Mengoni, Emma (nell’unico anno in cui Sanremo è stato completamente affrancato dal suo ruolo di selezione nazionale), per poi giungere alla tripletta Il Volo/Francesca Michielin/Francesco Gabbani che di questa regola ha effettivamente beneficiato (nel caso di Francesca grazie al forfait degli Stadio).

Posto che, come abbiamo visto, non è necessario che sia la canzone vincitrice di Sanremo a staccare il biglietto per l’Eurovision; (in subordinata) il cantante prescelto, vincitore o meno, può decidere di destinare un altro brano alla competizione europea – come già fece nel 2012 Nina Zilli, selezionata a Sanremo con Per Sempre poi nona all’Eurovision di Baku con L’amore è femmina (Out Of Love)ho voluto andare ad analizzare pro e contro di cinque brani che stanno muovendo in queste ore i cuori degli eurofan di tutta Europa.

1. THE KOLORS – Frida (mai, mai, mai)

Inutile girarci intorno: il primo brano interamente in italiano della discografia di Stash Fiordispino e compagni è quello che sembra riscuotere più consensi tra le schiere di appassionati (stranieri e non) del contest.

Checchè se ne voglia dire, i The Kolors sono una band con un’identità forte e riconoscibile, un sound contemporaneo ed internazionale che in questa Frida (mai, mai, mai) vuole occhieggiare all’alternative rock degli Imagine Dragons ma soprattutto molta esperienza di performance live.

Paradossalmente rischiano di essere più osteggiati in Italia (anche e soprattutto dopo i noti accadimenti di due estati fa, che come visto fin dal pre-ascolto dei giornalisti hanno lasciato loro in dote ben pochi amici all’interno della stampa specializzata) in Europa, dove la loro reputazione si costruirebbe direttamente sulla loro performance sul palco di Lisbona.

PRO: è sicuramente una delle proposte più fresche e “contemporanee” di questo Sanremo. Stash ha personalità e carisma da vendere, il brano è super radiofonico con un ritornello martellante e soprattutto immediato.

CONTRO: negli ultimi anni le band non hanno avuto grande successo all’Eurovision, fatta eccezione per i finlandesi Softengine nel 2014. Manca un vero e proprio riscontro su una proposta come quella rappresentata da Frida (mai, mai, mai), in più la strada dei The Kolors verso Lisbona sembra già molto complessa e dovrebbe necessariamente passare da una rinuncia altrui (visto che al momento non sembrano avere le potenzialità per far parte della fuga decisiva sabato sera).

2. ANNALISA – Il mondo prima di te

Non è un mistero che Annalisa sia una degli artisti italiani più intenzionati a sbarcare prima o poi all’Eurovision, e fin dal cast reveal di dicembre tanti hanno pensato che questo potesse essere l’anno buono per la cantante di Savona.

Il mondo prima di te non è il suo brano migliore nè il più immediato, ma con una performance d’aspetto potrebbe comunque inserirsi nella prima metà della classifica finale. In alternativa c’è sempre l’opzione B, ossia la scelta di un brano alternativo, magari più movimentato, dal suo album in uscita.

PRO: Annalisa è sicuramente una garanzia dal punto di vista vocale e questo aspetto all’Eurovision fa molto, soprattutto con le giurie. Le ultime partecipazioni a Sanremo hanno fatto conoscere e apprezzare Annalisa dal pubblico europeo, rendendola una potenziale fan favorite che come Gabbani potrebbe immediatamente inserirsi nel novero dei favoriti grazie al supporto degli eurofan.

CONTRO: Il mondo prima di te è una canzone spiccatamente costruita con in mente Sanremo, e potrebbe soffrire del passaggio al palco dell’Eurovision (in particolare per il taglio dai 3:38 ai 3:00 canonici, che già distrusse in passato diverse nostre proposte). Con tutto l’affetto possibile per Annalisa, non sembra una canzone destinata a sbancare il televoto dalla Spagna alla Bielorussia – e non è detto che esista una Se avessi un cuore pronta a sostituirla.

3. GIOVANNI CACCAMO – Eterno

Era il 2011 quando Raphael Gualazzi, primo rappresentante italiano all’ESC dopo tredici anni di assenza, coglieva a Düsseldorf un insperato secondo posto. Da allora Caterina Caselli, produttrice discografica per Sugar, ha tentato più volte di lanciare uno dei propri clienti in quota eurovisiva, e non è un segreto che Giovanni Caccamo sia sempre stato il candidato numero uno in quest’ottica – a partire dal duetto con Deborah Iurato, piazzatosi al terzo posto due Festival fa.

Eterno rappresenta la terza partecipazione a Sanremo per l’interprete siciliano, e come i suoi due precedenti tentativi è una ballad che in qualche modo mantiene le sonorità “british” che hanno caratterizzato la sua produzione fino a qui.

PRO: Più di ogni altro brano in questa edizione di Sanremo, Eterno potrebbe raccogliere moltissime preferenze fra le giurie di tutta Europa proponendosi come una canzone elegante e raffinata ma allo stesso tempo dal sapore più contemporaneo di buona parte delle tante ballate passate all’Eurovision negli ultimi anni.

CONTRO: Per fare bene con le giurie all’Eurovision è necessaria una performance vocale impeccabile, aspetto che onestamente è un po’ mancato nelle performance di Caccamo sul palco di Sanremo. Costituirebbe un’ulteriore incognita il televoto – lo stesso che piazzò soltanto ai margini della top10 una proposta paragonabile (ma indubbiamente più forte) come quella di Marco Mengoni nel 2013.

4. LO STATO SOCIALE – Una vita in vacanza

A un anno dal trionfo di Francesco Gabbani, la band bolognese è sembrata fin da subito la prima candidata a riceverne lo scettro perlomeno a livello di intrattenimento. Un brano orecchiabile e un pelo ruffiano, un accenno di coreografia e la sostituzione della scimmia di Gabbani con Paddy Jones, 83enne ballerina di salsa resa celebre dalla partecipazione a Britain’s Got Talent hanno subito acceso l’entusiasmo del pubblico e i primi arditissimi pronostici di piazzamento a Lisbona: copione già visto dodici mesi fa con i risultati che tutti sappiamo.

PRO: con sala stampa e demoscopica dichiaratamente dalla sua parte, Una vita in vacanza è andata immediatamente a ritagliarsi il ruolo di prima alternativa alla scontata vittoria di Non mi avete fatto niente. In questo momento, da un punto di vista esterno a tutto il discorso Eurovision, è più facile immaginarsi una vittoria de Lo Stato Sociale rispetto a una di Annalisa o dei The Kolors.

CONTRO: l’effetto Gabbani-bis, ma più debole e senza il traino mediatico che aveva portato a dichiarare Occidentali’s Karma la favorita più favorita della storia dell’Eurovision (per poi sciogliersi come neve al sole durante la settimana eurovisiva fino al 6° posto finale). Tanti in Italia han voluto vedere in Una vita in vacanza una sorta di scopiazzatura (che non è) del vincitore uscente, anche a livello di gimmick (far ballare la “vecchia” invece che la scimmia è già quasi più di una citazione). La performance vocale di Lodo Guenzi non è purtroppo all’altezza di quella di Gabbani, e in un certo tipo di proposte questo è un aspetto che all’Eurovision rischia di pagare negativamente oltre misura. Inoltre il tetto massimo di performer all’ESC è di sei persone, e la band bolognese più Paddy & Nico andrebbe a sforare il limite.

5. ERMAL META e FABRIZIO MORO – Non mi avete fatto niente

Partiti da favoriti della vigilia, in parte azzoppati dalle accuse di non inedito, e poi rinati come un’araba fenice più forti di prima, Ermal e Fabrizio hanno ancora buone possibilità di vittoria grazie al sostegno del pubblico che sembra averli già eletti propri beniamini.

PRO: il tema sociale ha portato bene negli ultimi anni all’Eurovision, a partire dalla vittoria dell’ucraina Jamala due anni fa con una canzone che denunciava il genocidio dei tatari di Crimea. Un buon lavoro di propaganda potrebbe creare aspettativa attorno al messaggio di Non mi avete fatto niente, nello stesso modo in cui si sono “costruiti” i trionfi dei più recenti vincitori.

CONTRO: il problema è che anche la Francia quest’anno si è buttata sul sociale, con un brano che nel testo e nelle intenzioni batte senza possibilità di replica la “lista della spesa” degli attentati narrati da Ermal e Fabrizio. In più il folk rock non ha un buon record in questi ultimi anni di Eurovision, e l’accusa di non inedito potrebbe costare caro con le direttive imposte dall’EBU – diverse e più stringenti da quelle implementate in queste ore dalla commissione di Sanremo. Non è detto che una vittoria di Non mi avete fatto niente a Sanremo renderebbe automaticamente il brano in regola anche per la competizione europea.

Da ultimo, è giusto precisare che in una competizione dove abbiamo sempre o quasi voluto portare la nostra lingua nazionale, il significato di un brano come quello di Meta e Moro potrebbe finire per perdersi facilmente se non veicolato nel modo corretto.

 

Cosa ne pensate? Chi vorreste vedere come nostro rappresentante a maggio sul palco di Lisbona?