Le copertine dei dischi di Sanremo, l’adesivo colorato, la foto a metà, le belle ragazze e il povero grafico oramai disoccupato

copertine sanremo

Sanremo è alle porte.

Nessuno lo guarda, ma tutti lo vedono. È una cosa strana quella che succede.

Qualcuno dello staff di All Music Italia ci ha già pensato (leggi qui) a parlare degli album dei cantanti in gara al festival, ma io voglio fare qualcosa di più. Qualcosa che ho già fatto l’anno scorso: parlare delle copertine.

Al Bano fa una copertina adatta ai suoi quasi 74 anni, ma sarebbe perfetta se fossimo negli anni ’60. Jeans, rosa color rosa e chitarra: signor Carrisi, ma che è, il manifesto della sagra della scamorza affumicata? Si vede anche la Chiesa del paese…

Michele Bravi per la copertina del suo Anime di Carta, la carta se la mette in faccia. Che poi sembra più che in faccia ci sia messo il das e si voglia fare un calco in modo che, tra qualche anno, potrà rimembrare come era da giovane. Però è una bella copertina.

Gigi D’Alessio ha le potenzialità per battere tutti, ma un dettaglio lo frega. Usa la sua carta d’identità con relativa foto orribile d’ordinanza (chi è figo in fototessera scagli la prima pietra), ma… siamo sicuri tu sia alto 1 metro e ottanta?
Ti lancio una sfida Gigi: a Sanremo arrivo con il metro e ti misuro. Posso?

Elodie, te la posso dire una cosa? La copertina di un disco non è una bella foto di una bella ragazza sorridente, quella è la copertina di Donna Moderna, senza nulla togliere alla rivista femminile. Quindi tu hai preso una bella foto, ci hai messo dietro una scritta in tinta coi tuoi capelli per ricordarci il tuo nome e, visto che c’era spazio, hai messo pure il titolo del disco. Risultato? Sarebbe stato più ad effetto un foglio con le righe di seconda elementare.

Elodie, vedi cosa intendo con copertina di un disco? Almeno Giusy Ferreri, dopo essersi fatta fotografare in ghingheri, ha chiamato un grafico e gli ha detto di metterci qualcosa dietro alla bella immagine scattata con il vestitino a righe fatto coi pigiami dei carcerati dei film. Girotondo scandito dal tempo, si vede che deve timbrare il cartellino in orario (ma non lavori più all’Esselunga, Gaetana!!). Si accenna persino ad un logo con le sue iniziali, GF, come il Grande Fratello. Vediamo se sarà un litemotiv della sua prossima produzione.

Francesco Gabbani, lo scorso anno, ci ha incantanti (o almeno incantate) con il suo movimento pelvico ed eccolo qui alla prova del 9: quest’anno sarà in grado di ancheggiare come un big? E poi, noi dello staff, abbiamo ancora una questione in sospeso da risolvere… ma tra il nero che snellisce e la tunica arancione che copre, al momento mi sa che continuerà a rimanere irrisolta. A metà, come Michele Bravi.

Chiara. Fiorellini e pesciolini, uccellini e farfalline. La fata turchina, non nei capelli, ma in tutto il resto. Se non la va neanche quest’anno, mandami il tuo CV che lo mando al mio ufficio del personale. Al recupero crediti cercano sempre laureati in economia.

Grande lavoro di Photoshop per Fiorella Mannoia che, nonostante anagraficamente sia coetanea della mia mamma, è lisssia lisssia e tirata come io non mi ricordo di essere mai stata dopo la fine della scuola dell’obbligo. E ai miei tempi l’obbligo finiva con la terza media. Ma la copertina è bella, più un disegno che una fotografia e pure lei, come Albano, prende una rosa e le sue spine per combattere armata di microfono.

Marco Marco Marco, Marco Masini, cosa mi combini? Se 30 anni fa eri Disperato tu, a guardare questa copertina mi dispero io! Sembra che tu abbia preso una foto fatta con la fotocamera frontale del tuo cellulare, ci abbia applicato il filtro di Instagram, lanciato su un po’ di blu et… voilà, la copertina è fatta. Ma sei interista?

Effetto cartoon anche per Ermal Meta che, però, a parte la sua immagine, sulla copertina non ci mette nient’altro. Se Fiorella ci mette talmente tante cose che sembra il mercato di Marrakech (non il rapper Marracash, sia inteso), quella di Ermal sembra assemblata in casa con Canva. Però la foto è bella e mi piace il richiamo a quella dell’anno scorso nella posa.

Nesli. Dobbiamo parlare. È importante.
Non mi riferisco al font sanguinolento che hai scelto come tuo marchio di fabbrica, ok. Non mi riferisco alla foto dove appari fresco di taglio di capelli ingellato come non mai. Hai persino le orecchie pulite e tenere le orecchie pulite è più difficile che avere le ascelle profumate. Mi riferisco a quel bollino rosso che mi auguro sia un adesivo applicato sul cellophane che viene via, che viene buttato via perché quel bollino rosso fa veramente schifo. Fammelo dire.

Se Nesli il bollino lo mette rosso, Alice Paba lo mette giallo. Non per altro fanno coppia sul palco. Per la gioia di Totti (ma allora sarà al Festival? Non l’ho mica capito!), una bella accoppiata giallo-rossa.
Alice, in più su quel bollino ci scrive un poema perché mettere le mani avanti e dare risposta alla domanda epica: “Chi è Alice Paba?”. Così appiccica un bollino giallo come il semaforo quando ti devi sbrigare a passare e te lo racconta da sola.

Michele Bravi si copre a metà con il DAS, Francesco Gabbani è mezzo arancione, mentre Raige ha bisogno di più spazio per il suo Alex – Sanremo Edition, così si fa bastare mezza faccia. Quella intera possiamo ricavarla con l’uso dello specchio.

raige

Giulia Luzi non sapevo facesse la cantante fino a quando non l’ho vista nel cast di Sanremo. In realtà non avevo mai sentito nominare Giulia Luzi prima di allora, ma non sono molto attenta. Lei fa parte di quelli che ancora non hanno capito la differenza tra la copertina di un disco e quella di una rivista settimanale. Prende la foto di una bella ragazza, si accarezza i capelli come fa Chiara Ferragni con la pubblicità dello shampoo, ci scrive il suo nome con lo stile degli anni ’50 e, in piccolo, pure il titolo del disco perché è un atto dovuto.
Eppure ci sono tanti grafici bravi bravi che, per poche decine di euro a tempo perso, ti fanno un lavoro migliore.

Adesivo, questa volta verde e bello grande, per Ron che ripropone la copertina del suo La forza di dire sì con la variante del verde. Evidente.

Samuel torna al festival da solo. Coi Subsonica e la loro In tutti i miei sbagli era riuscito a conquistare l’ambita suoneria del mio cellulare andando a sostituire la poco professionale “sì stupendo mi viene il vomito è più forte di me” per sottolineare quanto io odi stare al telefono. Dicevo, Samuel Romano approda al festival e, per la copertina dell’album si fa ibernare come già fece quasi 20 anni fa Carmen Consoli vestita da sirena in Mediamente Isterica. In quel freezer almeno si fa musica.

Sergio Sylvestre riesce nel difficile compito di passare inosservato. E per un ragazzone di due metri non è facile.
Prende la sua faccia, ci mette del nero intorno e cancella dei pezzi. A caso. Copertina fatta.
Il grafico da poche decine di euro è disponibile anche per te, chiamalo.

Paola Turci si aggiunge all’elenco di quelli che prendono una bella foto di una bella donna, sfondo bianco, qualche scritta, un adesivo tutto confezionato con Canva e piazzato sulla copertina di un 45 giri (l’album uscirà a marzo). Il bravo grafico da poche decine di euro continua ad essere disoccupato.

Michele Zarrillo, ispirato da Gigi D’Alessio, prende la foto della sua carta d’identità e si cela dietro gli occhiali scuri perché neanche lui ha il coraggio di guardare la sua copertina. Per la serie il bravo grafico da poche decine di euro non ha nemmeno diritto al sussidio di disoccupazione.

Almeno Valeria Farinacci è visivamente incazzata per il lavoro fatto!

  Sono una mosca. Sono una mosca che ronza sulla musica e sono qui per disturbare. Perché nella musica mica si possono fare solo complimenti… e perché l’ironia ci sta un po’ su tutto. Vivo a Milano da sempre, ma volo ronzando per tutto lo stivale… e pungo! Tze Tze
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