NEW GENERATION: INTERVISTA A VALENTINA PARISSE

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Valentina Parisse, italiana di nascita e canadese d’adozione, per aver studiato e vissuto per molti anni tra Montreal e Toronto, è una delle nuove promesse nel nostro panorama musicale: oltre a essere un’interprete, è anche autrice e compositrice dei suoi pezzi.

In occasione dell’uscita del nuovo singolo Sarà bellissimo, che anticipa il suo secondo album, All Music Italia ha raggiunto Valentina, per una lunga chiacchierata insieme, così da presentarla a quanti ancora non hanno ascoltato la sua voce e questo freschissimo pezzo, che vi invitiamo a canticchiare sotto l’ombrellone quest’estate!

Ciao Valentina, anzitutto grazie di averci riservato un po’ del tuo tempo per la nostra chiacchierata, nonostante questo sia per te un periodo molto pieno! La prima domanda è semplice e diretta. Ti chiedo a bruciapelo: chi è Valentina Parisse?

Ma grazie a te e a voi! Dunque, io sono una cantautrice e la musica è il mondo, è tutto il mio mondo. Faccio musica perché ciò mi rende felice: quando da ragazzina andavo in sala prove dopo la scuola, cantare ed esprimermi in quel contesto già mi bastava, non avevo l’ansia della fama, anche se questa ti permette di fare tante cose e di portare il tuo messaggio a molte più persone. Sono contenta e davvero grata se, chi viene ai miei concerti, apprezza ciò che ascolta.

E questa è Valentina: una ragazza come tante altre, immagino, con una passione molto grande. La stessa che mi ha accompagnato per anni fino ad oggi… fino a parlare con te! (ride, ndr)

“Sarà bellissimo” è il primo pezzo che hai partorito nella tua lingua madre, cioè l’italiano; tuttavia, come già altre vocalist connazionali – Elisa su tutte – hai iniziato la tua attività di cantautrice e compositrice scrivendo in inglese. Come mai ora hai sentito l’esigenza di cambiare rotta?

È stato ed è un processo naturale, scrivo quello che sento: semplicemente, avevo voglia di comunicare nella mia lingua la storia di Sarà bellissimo e di tutti gli altri brani che troverai nel mio album. Sai, almeno per me, le canzoni sono frutto di autenticità, vengono fuori spontaneamente: non puoi stare lì a fare schemi, o a dire: “adesso scrivo in inglese… adesso invece, in italiano”. Accogli ciò che arriva, ti lasci ispirare dalla realtà e traduci il messaggio nel modo che senti più giusto. Non bisogna chiudersi o limitarsi in questo!

Il tuo è un pop contaminato: che musica piace ascoltare a Valentina Parisse e quali sono i modelli di riferimento cui si ispira?

Ascolto moltissime cose diverse fra loro, dalla musica soul a quella pop. Mi piacciono molto le colonne sonore dei film, adoro John Williams! Probabilmente, il genere che mi ispira maggiormente è la black music, perché l’ho amata sin da piccola: nel mio lettore avevo Rose Royce, Lauryn Hill, Monica, Brandy… tutte artiste nere e soul. Nel tempo, si sono assommati tanti gusti, non ho un modello di riferimento preciso.

Poi io sono una persona molto curiosa: anche tra colleghi, magari c’è un artista che non conosco, così mi segno il nome, lo voglio ascoltare…Ognuno mi lascia sempre qualcosa. Dei contemporanei mi piacciono tanto Paolo Nutini, Ed Sheeran e James Morrison: li stimo immensamente, il loro sound mi corrisponde in questo momento.

Facciamo un passo indietro. “Vagabond” è il tuo primo album da solista: quali sono le intenzioni del disco? C’è un filo conduttore che lega le diverse tracce?

Vagabond l’ho scritto durante la mia permanenza in Canada ed è stata l’atmosfera, che ho fatto mia con tutto ciò che avevo intorno, a darmi i giusti segnali per scriverlo. Finito il liceo, ho preso la valigia e me ne sono andata, per intraprendere quest’avventura da cui ho imparato tanto.

Il fil rouge di Vagabond è probabilmente la libertà, sentimento a me molto caro, al quale intendo legare quello dell’amore. Il vero amore ci permette di seguire davvero tutto ciò che vogliamo, in piena libertà e armonia con gli altri.

So che sei molto amante della natura e degli animali…

Sì, ho un bellissimo coniglio che si chiama Nelson e anche un cagnolino, un bassotto che si chiama Otto! (ride, ndr)

Amo profondamente gli animali, i miei due sono insostituibili per me: il fatto di arrivare a casa dopo una giornata di lavoro e vedere come sono felici di vedermi rientrare, è sempre un bellissimo dono. Ti dico, una creatura che apprezzare la bellezza del gioco di una semplice pallina, per me, possiede la chiave di tutto.

“Don’t Stop” è uno storico successo dei Fleetwood Mac, del quale nel 2013 hai fatto una cover per uno spot di una nota azienda di servizi legati alla produzione e alla distribuzione d’energia. Lo stesso pezzo era già stato interpretato per una precedente campagna pubblicitaria televisiva della medesima società, dalla cantautrice biscegliese Erica Mou. Come hai vissuto il confronto? Trovi delle differenze fra le due rielaborazioni?

A me Erica piace tantissimo, per il suo modo di essere e per ciò che scrive. E mi piace la sua versione di Don’t Stop, un brano che è molto plastico e si presta facilmente a essere reinterpretato: è uno di quei pezzi che si potrebbe dire, sono al servizio di chi li canta. La versione originale è magnifica, una pietra miliare secondo me, ma è stato bello provare a darle una nuova veste e, personalmente, ho cercato di fare questo aggiungendo la mia energia: infatti, l’immagine che avevo in mente durante il lavoro di arrangiamento del brano, era proprio questa sferzata di energia e di vitalità, che volevo assolutamente infondere tra le note.

Inoltre, in questo momento di crisi e di difficoltà per tutti, a causa del quale, qualunque cosa tu voglia fare nella vita, incontri tremila difficoltà, vorrei dire a me stessa, a tutti gli artisti emergenti e semplicemente, ai ragazzi come me: don’t stop! Non fermiamoci, non perdiamoci d’animo!

Oggigiorno la musica italiana prende a piene mani nuovi artisti da promuovere dai talent show. Cosa pensi di questo fenomeno? Parteciperesti mai a un programma del genere?

Trovo che i talent siano molto divertenti e stimo tantissimo, e lo sottolineo, tantissimo i ragazzi che vanno lì e che, come me, cercano la propria strada. E non te lo dico perché mi stai intervistando e per usare una frase di circostanza, t’assicuro! Tra l’altro, grazie ai talent show, abbiamo avuto e ascoltato in questi anni nuovi artisti notevoli, che diversamente forse non sarebbero mai emersi.

Semmai, ecco, sarebbe importante non puntare l’occhio soltanto da quella parte, anche perché l’idea centrale di un programma tv è pur sempre quella di fare uno spettacolo, di dare al pubblico l’entertainment, l’intrattenimento. E ciò a volte, non va di pari passo con l’arte e la musica, è chiaro. Anzi, la musica, oltre che in tv, si fa molto più spesso in altri luoghi, come nei pub o nelle piazze di paese, dove ti trovi a esibirti con una band, la stessa con la quale hai condiviso del lavoro in sala prove. A mio avviso, tutti dovrebbero avere le stesse opportunità, chi sceglie di andare in televisione quanto chi desidera fare un percorso diverso, senza sentirsi costretto a omologarsi per arrivare all’obiettivo.

Per quanto mi riguarda, almeno in questo momento, escludo la possibilità, anche in futuro, di partecipare a un talent, ma se un giorno dovessi cambiare idea, accadrebbe solo perché così avrei una chance in più di condividere ciò che scrivo; mentre il fatto di essere per così dire, “famosa” non mi interessa. A volte si fanno delle scelte più per la fama, che per la fame… di musica! (ride, ndr)

Torniamo al nuovo singolo, che hai prodotto a Londra con Tim Weidner nei Sarm Recording Studios di Trevor Hom: per il testo, che hai scritto a quattro mani con Luca Bizzi, ti sei ispirata a una vicenda personale? Quali potrebbero essere tre aggettivi con cui descrivere la tua “Sarà bellissimo”?

Beh sì, mi sono ispirata a una vicenda personale, ma immagino che, salvo pochi fortunati che ammiro, tutti abbiamo alle spalle una storia finita. Ma per un’avventura che si conclude, c’è sempre un nuovo inizio dietro l’angolo, questo è il messaggio della canzone.
Tre aggettivi per Sarà bellissimo? Direi solare, intensa e sincera!

È tutto pronto per questo tuo nuovo progetto discografico, in uscita in autunno 2014 e in lingua italiana, del quale “Sarà bellissimo” è singolo apripista. Naturalmente, ci vorrai dare qualche anticipazione…

Come no! Dunque, anche l’intero nuovo album, come l’ultimo singolo, è stato prodotto ai Sarm Recording Studios di Trevor Hom, a Londra. È stata un’esperienza pazzesca: stavamo chiusi lì dalla mattina alla sera, anzi spesso staccavamo a notte inoltrata. Ho avuto la possibilità di confrontarmi e di collaborare con musicisti importantissimi, quali Phil Palmer, Julian Hinton… ma tutti sono stati dei grandi! I loro nomi li leggo e li leggevo nei credits dei dischi che io stessa ho a casa… con loro, è stato come lavorare con i propri supereroi!

C’è molto di mio in questo album, è quasi autobiografico, perché racconta la realtà dal mio punto di vista, perciò sono molto ansiosa di farvelo ascoltare e di raccogliere le impressioni del pubblico. La tracklist presenterà solo pezzi inediti e, come hai anticipato, saranno tutti in italiano… E posso confermare che sì, diciamo che è tutto pronto per il lancio, siamo molto contenti!

Dopo l’uscita del nuovo lavoro, ti vedremo in tour? Che genere di spettacolo hai in mente di presentare?

Sì, lo spettacolo non sarà fisso, ma ti posso assicurare che protagonista sarà il disco, nella cornice del mondo acustico, che mi piace da sempre. Dopo la data di domenica scorsa al Radio 105 Mundial Village a Milano, attendo con ansia il live del prossimo 13 agosto a Ravello: ne vado davvero orgogliosa, perché è inserito all’interno di una rassegna pazzesca e, per l’occasione, presenterò dal vivo molte delle mie nuove canzoni!

Cara Valentina, grazie della tua solarità e un grosso in bocca al lupo per tutto! Ahimè, l’intervista volge al termine, rimane giusto il tempo per il nostro solito giochino musicale… perfido solo in apparenza!
Di’ un po’, tra gli artisti proposti “a chi rompi il disco”?

Arisa o Elisa?

Premettiamo una cosa: i dischi non si rompono!!! (ride, ndr) Detto ciò, coppia difficile… facciamo che lo rompo ad Arisa.

Noemi o Alessandra Amoroso?

Qui ti devo dare una motivazione molto pratica: ho avuto modo di conoscere Noemi e la adoro. Mio malgrado, lo rompo ad Alessandra.

Jovanotti o Biagio Antonacci?

Mmm… stavolta dico Biagio.

Coldplay o Muse?

Ai Muse.

Lana Del Rey o Lorde?

Oh God… ma tutti gli artisti che mi dici sono pazzeschi! Lo rompo a Lana Del Rey.

Alanis Morissette o Avril Lavigne?

Uuuuuhh… beh, io nutro un amore sviscerato per Alanis, i suoi album per me han fatto storia. Perciò dico Avril Lavigne.

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  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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