INTERVISTA a MAURIZIO SCANDURRA: i Conti non tornano! Analisi senza censure sul cast del Festival di Sanremo 2017 di un noto addetto ai lavori

festival di sanremo 2017

Il mese scorso tra polemiche e sorprese Carlo Conti ha annunciato i nomi dei 22 big che faranno parte del cast del Festival di Sanremo 2017.
Come ogni anno in rete è partita l’attenta analisi da parte di addetti ai lavori e pubblico sugli artisti scelti e tra queste c’è anche quella di Maurizio Scandurra, noto giornalista, campanologo e scrittore, autore e conduttore televisivo oltre che press agent e stratega della comunicazione musicale che ci ha contattato per realizzare un’intervista con il nostro Fabio Fiume e dare la sua opinione sulla gestione Carlo Conti… non risparmiando forti critiche al meccanismo Sanremo e ad alcuni artisti.

All Music Italia nella persona dell’intervistatore Fabio Fiume e nel pieno rispetto delle opinioni altrui ha voluto dare spazio a queste interessanti considerazioni. Ovviamente come sempre diamo il diritto di replica alle persone chiamate in causa nell’articolo specificando che le opinioni all’interno espresse non rappresentano l’opinione della nostra redazione ma dell’intervistato.

Maurizio Scandurra al momento ha al suo attivo 14 libri di economia, storia del design, cultura, saggistica e musica, tra cui le biografie dei cantanti Ivana Spagna, Valerio Liboni de I Nuovi Angeli e Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik. Collezionista di campane antiche e ventilatori d’epoca ha scritto Via col vento: il ventilatore da Edison a Vortice con i contributi di Antonio Lubrano, Cino Tortorella (Mago Zurlì), Alessandro Meluzzi e Renzo Arbore.
E’ stato inoltre l’Ufficio Stampa di molti grandi artisti italiani tra cui PFM, Matia Bazar, Silvia Mezzanotte, New Trolls, I Ribelli, Le Orme, Andrea Mingardi, Tullio De Piscopo, Gerardina Trovato, I Nuovi Angeli, Dirotta su Cuba, Simona Tagli, Ettore Andenna e molti altri. Dal 2015 è Testimonial della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, in Molise, sito dichiarato ‘Patrimonio dell’Umanità’ dall’U.N.E.S.C.O, la più antica e prestigiosa fabbrica di campane al mondo.

L’intervista parte con una considerazione di Scandurra…

Parto da una prima considerazione personale. Carlo Conti è un grandissimo professionista; lo considero il miglior conduttore televisivo degli ultimi vent’anni, con una capacità di stare sul tempo, televisivo appunto, come pochi altri, unire simpatia a garbo e cortesia, saper sorridere e stare in equilibrio tra il recupero di una tradizione di varietà che ci appartiene, ma con una conduzione nuova che sappia guardare anche ai giovani.

Mi sembra un’ottima considerazione…

Se dovessi descriverlo trovando un termine di paragone nel calcio, lo definirei un ottimo mediano, ovvero uno che sa stare perfettamente al centro, dettare i tempi di gioco ma che, se ha occasione, la butta anche dentro, facendosi trovare pronto al goal.

Perché ho la sensazione che però questa stima non sia sufficiente?

Non lo è solo dal punto di vista della direzione artistica del Festival, per cui sinceramente lo trovo poco indicato. Il fatto di essere un conduttore estremamente popolare non garantisce che abbia una capacità di discernimento musicale idonea a formare un cast di un evento del genere.

Eppure ha esperienza musicale come pochi conduttori…

Perché faceva radio? E’ vero, ma la radio che faceva Conti è qualcosa che non esiste più ed è così lontana dalla discografia odierna e dai network di oggi. Inoltre non trascurerei che non è un musicista. Ritengo che il direttore di un evento musicale, che sia la festa di quartiere, piuttosto che un Festival importante, debba essere comunque qualcuno addentro alla musica. E’ come se si mettesse alla direzione di un reparto ospedaliero uno che non sia un primario.

Quindi non sei dell’avviso, come in molti hanno scritto, che Conti sia l’erede giusto di Pippo Baudo?

Assolutamente no! Sul piano della conduzione ci può anche stare, ma Baudo aveva tutti i mezzi per una direzione artistica, perché è, tra le tante cose, un musicista, uno che la musica la conosce. Racconto un aneddoto che diversi miei colleghi potranno confermare. Mi sarà capitato svariate volte, durante i Festival di Pippo, di accompagnare personalmente i miei artisti a fargli ascoltare il brano in uno studio privato che lui ha in Roma Prati ed in cui riceveva tutti. Quando aveva finito di ascoltare il brano, si metteva al pianoforte e ti suonicchiava la canzone appena ascoltata, suggerendo modifiche di testo, melodia, cambi di tonalità, oppure addirittura ti aiutava a completare un pezzo, scrivendo un ponte o un bridge assieme all’artista. In questa maniera sono nate canzoni fondamentali nella storia della musica italiana, una fra tutte Gente come noi di Spagna.

Cosa c’è quindi secondo te che non va, sostanzialmente, in questo terzo festival targato Conti?

La prima cosa è un dato oggettivo e cioè in tre festival c’è l’alternanza di 11 nomi, che sono costanti in almeno due edizioni su tre, alcuni addirittura, laddove non han fatto tris o bis con la partecipazione, sono comunque stati presenti come autori per altri e sinceramente non si capisce il perché.

Che intendi dire?

Che tale situazione sarebbe giustificata se il Festival di Conti avesse dato loro chissà quale beneficio o messo a segno chissà quale successo.

In realtà questa è una cosa che si è ripetuta ciclicamente: negli anni 80, nei famosi Festival di Gianni Ravera c’erano personaggi come Fiordaliso, i Ricchi e Poveri, Al Bano e Romina, Christian, Flavia Fortunato, Marco Armani, Toto Cutugno, che erano in gara ogni anno o quasi, ed anche nei Sanremo 90 di Baudo, molti personaggi si ripetevano come Michele Zarrillo, Spagna, Giorgia…

Si ma con giusta causa. Per i Sanremo 80, quegli artisti sfornavano successi che ancor oggi sono cantati in tutto il mondo, li trovi nelle compilation di musica italiana, vengono suonati dalle orchestre, cantati nei karaoke, e permettono a quegli artisti di fare serate. Quale degli artisti che ha partecipato ripetutamente ai Festival di Conti può annoverare un simil successo? Per quelli poi di Baudo degli anni 90, Pippo trovava dei giovani e li trasformava in reali big. Nei suoi Sanremo sono emersi Giorgia, Laura Pausini, Irene Grandi, Andrea Bocelli, Gerardina Trovato, Nek, Gianluca Grignani ed in comune tutti questi avevano il fatto di esser artisti veri, che non nascevano dalla televisione ma da una gavetta fatta di locali e serate.

Si ma oggi le cantine ci sono ancora, sono i talent scout che mancano, che non hanno più l’appoggio delle discografiche. Per provare, quindi, resta solo la strada dei Talent. Non trovi che non possano sempre esser additati come esempio negativo… visto che è l’unico modo possibile per emergere?

Non sono d’accordo; esiste in Italia ad esempio la Sugar Music, che fa un ottimo lavoro.

Si ma la Sugar ha un numero ristretto di artisti e più o meno han fatto tutti più volte Sanremo…

Questo è vero, però bisognerebbe comunque evitare di puntare tutto su quelli venuti fuori dai Talent.

E come si fa? Oggi gli artisti giovani vengono fuori quasi esclusivamente da li e questa non è certo colpa di Conti?

Certo che non è colpa sua. Se però vedo che mi lasci a casa Marcella Bella per far posto a Chiara Galiazzo, allora si che è una vergogna. Così come non metter dentro Anna Oxa, Marina Rei, Mariella Nava, Antonella Ruggiero, Nomadi, Roberto Vecchioni, Luca Barbarossa, Mario Venuti, Andrea Mingardi, Peppino Di Capri, Massimo Ranieri. Questi artisti che io propongo e che per molti saranno degli oldies, sono ancora quelli che determinano il 98% delle scelte per le feste di piazza, dei tour teatrali e delle richieste degli impresari italiani. Quando un comune deve fare la festa di piazza prende Fausto Leali non Chiara Galiazzo. Il Festival di Sanremo dovrebbe esser fatto di big ed i big son quelli che fanno 100 concerti l’anno e che hanno richieste per farne altri 100.

La tua opinione ha del fondato, ma un cast del genere non è però quello che vende quei pochi dischi che si vendono o che piace alle radio. Ancor meno risulta appetibile per i giovani. Come si fa a metter tutti d’accordo?

Ma la discografia nei Festival di Conti non ha portato a casa milioni di copie vendute. L’ultimo anno ha raggiunto circa 700.000 copie tra album e singoli di tutti gli artisti in gara sommati ed è un risultato ridicolo. Il problema per me è proprio la mancanza di artisti veri, artisti che sanno tenere un palco, che san parlare, che coniugano i verbi correttamente. Questo è un altro punto a sfavore di questi giovani di oggi: quando li intervisti o incontri alle conferenze, hanno un livello linguistico inesistente.

Veniamo al cast di quest’anno. Che lamentele hai esattamente?

Per quale motivo dobbiamo avere al festival di quest’anno, e tra i big, il vincitore di X Factor del 2014, tale Michele Bravi? Se fosse stato questo grande artista ce l’avrebbe fatta ed invece se ne erano perse le tracce. Perché devo avere Lodovica Comello che è una cantante per bambini? Se voglio accontentare quella fetta di pubblico, chiamo Cristina D’Avena, le azzecco addosso un inedito e faccio il botto perché lei si che è una vera star. Perché devo avere Clementino di cui non ci si ricorda una canzone e così come per Nesli. Perché devo avere Alice Paba che ha vinto uno dei talent più brutti della storia, che se la gioca a pari e patta solo con Operazione Trionfo? E Giulia Luzi? Ma chi è Giulia Luzi? E peggio ancora Raige di cui Conti giustifica la presenza con il fatto che abbia 5 album all’attivo. E ma se nessuno lo sa…

Maurizio però la Comello è stata attrice e cantante in Violetta, oltre che conduttrice televisiva di due note trasmissioni. Clementino è reduce da due dischi d’oro ed il primo posto in classifica col suo ultimo lavoro. Nesli ha raggiunto le prime posizioni della classifica con gli ultimi 3 album. Potrebbero tutti risponderti che sei tu quello che non li conosce…

Si ma non ci ricordiamo una canzone, una. Nelle piazze Nesli non va, non lo vogliono. E la Comello faccia la showgirl non la cantante a Sanremo.

Si ma ti contraddici! Anche Baudo prese in gara la Cuccarini…

Su questo hai ragione, fu un errore anche quello. Però negli anni di Baudo, non si poteva esser big se non si avevano almeno all’attivo due album di inediti di chiara fama. All’epoca di Baudo andare a Sanremo era un punto di arrivo, non di partenza. Un artista diventava famoso, conosciuto, richiesto ed approdava a Sanremo. Non è che partecipava al Festival per avere lo slancio mancato fino a quel momento.

Si ma non per andare contro Baudo, ma solo per porre un giusto contraddittorio alla base di questa intervista, lo stesso Pippo svilì questa regola introducendo negli anni 90, quella in cui i giovani dell’anno prima potevano sfidarsi in una minisfida per accedere agli ultimi 4 posti disponibili nella categoria Big, ricordi?

E fu una scelta intelligente perché stabiliva una continuità per dei giovani in cui lui aveva creduto.

Continuità che però ha aiutato alcuni ad emergere alla grande, ma ha anche fornito artisti che big poi lo sono stati per modo di dire…

Anche per colpa di alcune vicissitudini discografiche del periodo, come case discografiche fallite o come fusioni che hanno portato alla decimazione degli artisti a catalogo, come Fonit Certa, Rti Italia. Quei mini big li però esprimevano un’italianità che non viene certo espressa dai minibig rappers di oggi. Vogliamo il rap a Sanremo? Allora ci deve essere anche il jazz, il blues, il funky… Sanremo è invece il Festival della canzone italiana e noi siamo i re della melodia. Conti ha fatto si come la chiama lui la macedonia, ma gli andrebbe ricordato che la macedonia non va fatta con gli scarti, ma con la frutta di prima scelta.

Chi sono quindi del cast quelli che tu consideri veri Big?

Non più di sei o sette: Gigi D’Alessio, Al Bano, Marco Masini, Ron, Paola Turci, Michele Zarrillo e Fiorella Mannoia. Sono loro che ancora sbigliettano, e che soprattutto vanno al festival sempre come un approdo per ripartire e non come un punto di partenza di cui non hanno nemmeno bisogno. Hanno il loro pubblico, chi più chi meno fedele negli anni. Però Sanremo è giusto per loro perché per fare un paragone Sanremo sta come la Laurea ad uno studente, non come l’ammissione in facoltà alla matricola.

Dovrebbe esser così, se poi però Tiziano Ferro vende tanti dischi e quindi a Sanremo non ci vuole andare, se Cesare Cremonini viene invitato tutti gli anni ma dice no, se Laura Pausini dice :”che ci vado a fare”?. Se Giorgia dichiara che non torna su quel palco perché le da ansia ( però come super ospite per meri fatti promozionali l’ansia se la fa passare ) e tutti gli altri grandi nomi a seguire, che colpa si può dare a chi lo organizza che non ci sia il meglio della musica italiana?

Ma non so quanto sia colpa loro effettivamente! La colpa è di chi mercifica Sanremo, chi lo pensa come una tappa di un piano marketing. Qui è persino difficile, per colpa di questo, fare duetti. Bisogna stare attento a chi lo proponi e se il suo entourage lo ritiene meglio di te, stai sicuro che te lo rifiuta.

Dalla tua analisi abbiamo un Sanremo di Nuove Proposte?

Si praticamente 7 big e 8 ufficiali + 15 non ufficiali nuove proposte. E non è l’unica cosa a non andare.

Cos’altro vuoi aggiungere?

Questa non è un’accusa, sia ben chiaro, ma è una considerazione che faccio dopo aver letto il cast. Su 22 cosiddetti Big, la metà appartiene alla Sony Music in maniera diretta o indiretta e la maggior parte di essi arriva dai Talent ( leggi maggiormente Amici ) e tutti loro hanno come agenzia di booking la Fep Group, che guarda caso ha come media partner Rtl. Questo agglomerato, che mangia praticamente mezzo cast, crea indubbiamente perdita di chances per tutte le etichette indipendenti e crea un arricchimento ad induzione per 4 players del mercato che fa si, che uno pubblichi il disco, l’altro lo porta in tv, l’altro lo passa per radio ed infine l’ultimo gli promoziona i live. Va anche bene come cosa, perché ogni direttore artistico ha il suo tra cui muoversi, ma mi chiedo come si possa pensare che di 144 proposte arrivate facessero tutte così schifo da non poter strappare qualche posto agli 11 che fanno parte di questa congregazione. Ad esempio Conti dice che non si sono presentati gruppi, quando invece se ne sono presentati credo 15. Possibile che tra questi non c’era uno che avesse proposto un brano decente? Tra gli eliminati ad esempio conosco i Dirotta Su Cuba, che sono l’emblema della radiofonicità, lo sono sempre stati. Possibile che il loro pezzo potesse non essere migliore di nessuno di questi 11?

Questo però non possiamo saperlo fino all’ascolto dei brani scelti…

Ma un direttore artistico ha facoltà d’invito. Se non avevi ricevuto brani decenti dai gruppi, potevi invitarli tu, oppure come faceva Baudo, dire a questa o quell’altra band, il brano non mi piace, portatemene un altro. Invece lui è sembrato preoccupato solo dalla quota rap.

Per te è solo quindi un’operazione commerciale?

Come posso definire quella ad esempio del duetto tra Raige e Giulia Luzi? Lei è la meno big di tutti. Non ha dischi alle spalle e se ne avesse mi portassero il nome di un suo successo, che sia uno. E’ un personaggio di fama televisiva, canta bene, ha fatto musical, ma se questo è il criterio di scelta, allora perché mi scarti Roberta Faccani, che è una che tra l’altro un festival lo ha già fatto come voce dei Matia Bazar? Diciamo che si è usata la popolarità televisiva per aiutare Raige che televisivamente è zero e di cui Warner ha bisogno per portarlo al confronto con i vari Fedez, Rocco Hunt, Clementino, Nesli che hanno le altre scuderie. Oppure Bianca Atzei che a parità di promozione ed esposizione è l’artista non artista più di tutti. Ha avuto innumerevoli occasioni, duetti, esposizione mediatica ancor prima che la sua voce potente e rauca avesse una faccia da associarle. Ha fatto duetti con la qualunque, è stata presente in non so più quante trasmissioni ed il risultato è che è sempre stata rispedita a mittente. Oltre una certa non va, non sfonda e sembra quasi stucchevole, perché pare che vogliano farcela piacere per forza, rischiando invece che il pubblico traduca in antipatia questa forzatura, già per altro ben manifestata sui canali social.

Chi potrebbe per te raccogliere le veci di Carlo Conti?

Il desiderio che ho e che mi auspico è il ritorno di Baudo. Tutti in Italia pensano che Sanremo sia Baudo e lui ha espresso il desiderio di farne un altro prima che sia per età troppo tardi. Spero vivamente che sia accontentato anche perché la Rai ha il dovere di restituire la regalità a Sanremo che gli compete.

E se invece dovessi pensare ad un altro che oltre che condurre possa essere tranquillamente direttore artistico?

In Rai ce ne sono due e sono Massimo Giletti, che non capisco come mai non ci si accorga dell’enorme potenziale in tal senso che ha a disposizione viste le prime serate musicali di successo organizzate e condotte dallo stesso, e poi Fabrizio Frizzi che è amatissimo e che ha dimostrato a Telethon che ad esempio con Mara Venier forma una coppia eccezionale. A Sanremo assieme starebbero bene. Lei mi piacerebbe anche da sola, perché giusto connubio tra tradizione e modernità. E poi è molto amata.

E se vi approdasse, come spesso si mormora, Maria de Filippi?

Ecco! Se vogliamo dare conferma alla quadrangolazione di cui prima, cosa che ribadisco, non è un’accusa perché qui nessuno ha i mezzi per accusare, ma solo una costatazione di un qualcosa che magari è anche casuale, ma che può far chiunque, girando la copertina di un disco o leggendo una locandina di un live, ci manca solo lei. Se io fossi il presidente della Rai, affidare l’evento dell’anno alla più importante conduttrice della concorrenza lo riterrei davvero una disfatta. Inoltre considero la De Filippi e la sua accademia responsabili del decadimento pesante della nostra musica, sarebbe come decretare la vittoria della non musica sulla vera musica italiana.

Ma è possibile che non ci sia un artista uscito dai talent che ti piaccia?

Certo, ma solo uno! Marco Mengoni. Lui è l’unico artista vero, completo per carisma, canzoni, presenza; uno che si è costruito una storia, che emoziona davvero quando canta e l’unico che se io fossi un cantante vorrei come collaborazione in un mio disco. Inoltre è educato e lontanissimo da tutte le isterie di cui molti ragazzi dei talent sono portatori sani.

E nessuna delle donne? Emma, Alessandra Amoroso, Giusy Ferreri, Noemi…

Possono stare allegramente tutte a casa e le reputo responsabili dell’abbassamento del gusto musicale degli italiani e della totale incapacità di produrre qualche cosa che lasci davvero il segno negli anni al confronto delle numerose occasioni e promozioni che hanno ricevuto. Stiano a casa ( e puoi riportarla così .ndr ) perché esistono milioni di professioni che sono più utili al paese ed a loro sicuramente più idonee, anziché cantare.

Insomma è proprio una crociata contro i Talent?

Una crociata non so, ma di sicuro i giovani degli anni 70 si son portati dietro Marcella fino ad oggi. Di Alessio Bernabei invece sarà già difficile ricordarsi tra due anni. Il pubblico di oggi non è fedele. Coloro che ti amano e danno il successo diventano in breve i tuoi peggiori nemici togliendotelo. Oggi vogliono te che sei la novità, domani sei già la seconda scelta perché ci sono i nuovi, dopodomani sei già passato.

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica