Intervista ai Leyap: “La trap è uno dei generi più istintivi e più vicini alla vita reale delle persone!”

Leyap

Abbiamo conosciuto i Leyap nei mesi scorsi con i singoli Robin Hollywood e Cassaforte. Due brani che a un primo ascolto potrebbero apparire semplici, scanzonati, ma che in realtà racchiudono un significato ben più profondo. Una critica sociale mai banale che abbiamo raccontato Qui e Qui, nei due articoli dedicati a Mario e Frank.

Li abbiamo incontrati telefonicamente in un torrido agosto. Vacanza? Ma neanche per sogno. I due ragazzi stanno lavorando per dare un seguito a questi due singoli e hanno le idee davvero molto chiare. Ecco la nostra intervista.

INTERVISTA AI LEYAP

Robin Hollywood e Cassaforte sono stati i vostri primi singoli e i riscontri sono stati positivi. La domanda è banale, ma… siete soddisfatti? Ve lo aspettavate? Che voto date a questa prima fase di carriera insieme?

Mario:
Sinceramente non ce lo aspettavamo. Cassaforte è stato un pezzo quasi improvvisato. Frank mi ha dato una bozza, una demo e ci ho lavorato. Avevamo appena iniziato a lavorare insieme e non ci aspettavamo questo risultato, soprattutto con quel brano. Per Robin Hollywood la situazione è differente. E’ un pezzo che abbiamo deciso e voluto. Ne abbiamo riconosciuto subito le potenzialità ed eravamo sicuri che ci avrebbe portato dei risultati. Magari non proprio quelli che in realtà sono arrivati ed è per questo che mi do un 9 e mezzo. Ci siamo impegnati molto e questa scelta sta pagando, sta dando i suoi frutti!

Qual è l’aspetto in questa prima fase del percorso che più vi ha colpito e stupito in positivo?

Frank:
Ci ha colpito la fame. Ci siamo accorti di avere una gran voglia di musica. Abbiamo un grande entusiasmo e a prescindere da tutto! Io e Mario siamo amici da tantissimo tempo e per caso abbiamo deciso di formare questo duo vocale e poi di creare insieme un progetto. Le cose migliori nascono per caso! I primi brani che abbiamo scritto e proposto ci hanno permesso di avere i primi feedback dal pubblico e speriamo sarà così anche con i prossimi.

Mario:
Quello che colpisce è la naturalezza con la quale siamo riusciti ad amalgamare i nostri stili. Mi ha sorpreso l’aver ricominciato a scrivere, grazie alla spinta che mi ha dato Frank e nel modo migliore possibile. Non mi era mai successo fino ad oggi.

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Trap e hip hop salvo rari casi sopratutto in Italia sembra chiusa in alcuni cliché… la donna quasi come oggetto, la macchina da ostentare, il Rolex come desiderio… Negli Stati Uniti, invece, si è sviluppata in più direzioni. Riguardo a ciò voi come vi ponete?

Frank:
La trap si è sviluppata a livello internazionale in modi molto differenti. Viene, in effetti, messa a fuoco la donna come oggetto, ma anche l’autocelebrazione. Noi veniamo da un passato pop. Io fino a poco tempo fa cantavo musica electro-pop, mentre Mario come cantante ha fatto cose molto più importanti. In questo genere così americano, nel nostro paese non è ancora emersa una band o un duo. A differenza dal genere madre noi raccontiamo pezzi di vita e non ci piace inventarci una storiella.

Mario:
In ogni genere musicale ci sono dei cliché ed è impossibile non caderci perché fanno proprio parte in maniera intrinseca dei testi, del sound, dei concetti. Parlare della donna come oggetto è un cliché che dovrebbe essere superato non solo in questo genere, ma nella società. Anche noi parliamo delle donne, ma lo facciamo in maniera molto ironica senza mai cadere nella mancanza di rispetto. Cadere in un cliché risulta fondamentale nella visione globale del genere. La trap italiana si sta muovendo su quei temi perché racconta quello che effettivamente succede nella vita delle persone. Io lo ritengo come uno dei generi più istintivi, più vicini all’immaginario e alla vita reale delle persone ed è per questo che sta avendo così tanto successo. Racconta il desiderio del ragazzino e la problematica dell’adulto. Il punto di forza è che racconta la vita vera!

In questo genere sono frequenti in Italia e all’estero le contaminazioni con una voce femminile. Se doveste fare due nomi, uno noto o uno meno, con chi vorreste collaborare per una canzone?

Mario:
Questa è una domanda difficilissima! Concentriamoci sul panorama italiano perché su quello internazionale… ti direi subito Beyoncé! Allora… vediamo… A me piace tanto Francesca Michielin. All’inizio non avevo capito la sua musica, poi mi sono accorto di quanto si è evoluta a livello di sound e non solo. Un’altra con cui vorrei lavorare è una ragazza che ha fatto X Factor con me è Ada Reina. Ha una voce fantastica ed è una persona strepitosa! Ecco i miei due nomi!

Frank:
Io non sono d’accordo… La Michielin è una grande artista e la rispetto e l’ammiro, ma non la chiamerei mai! Spero che mi perdoni… ma per me è troppo pop! Non mi piace… Io in realtà vorrei Bianca Atzei… Mi piace tantissimo! E’ rock e ha una voce pazzesca! Tra gli artisti meno noti sceglierei qualcuno che conosco, un’amica, senza che per forza sia nota in ambienti musicali o televisivi.

Questa domanda è per Mario. Cosa ha rappresentato X factor nella tua vita e nel tuo percorso artistico visto oggi, a 10 anni di distanza?

Mario:
L’esperienza mi ha lasciato un trascorso abbastanza complicato da analizzare. Ovviamente è stato un momento importante per me a livello personale perché sono riuscito a capire come funziona il mondo dell’intrattenimento. Purtroppo, però, era un’esperienza troppo importante per quello che ero al tempo… Mi ha fatto aprire gli occhi e mi ha dato un punto di vista diverso su quello che è il mondo dello spettacolo e su quanto può essere complicato. Non so dirti se è stata un’esperienza positiva o negativa. Mi ha lasciato tanto amaro in bocca perché non ero pronto e con il senno di poi non rifarei certi errori. Quando sei ragazzino sei alla ricerca della purezza nella musica e devi cercare di discostarti da tutto per creare qualcosa che sia alternativo, diverso dagli altri. Ero troppo distantedal concetto di musica intesa come mezzo di comunicazione. X Factor mi ha fatto capire che ero ancora lontano dal sentirmi un artista e mi ha dato, però, una spinta forte per esserlo.

Ti abbiamo conosciuto con la cover do Personal Jesus e per anni hai avuto un’impronta fortemente metal. Ora ti ritroviamo nella trap/r’n’b, che tra l’altro hai sempre ascoltato… Come e quando è avvenuto questo cambio di rotta?

Mario:
In verità il mio è stato un percorso coerente. Da ragazzino io ascoltavo l’hip hop. Musicalmente sono nato con Eminem e subito dopo sono arrivati i Limp Bizkit che fanno new metal. Questi sono i generi che più mi hanno influenzato e mi hanno fatto maturare come musicista. Da lì poco dopo sono passato alla ricerca. Al metal che si fonde con la musica elettronica e questa ricerca di suoni mi ha affascinato. Ho iniziato a comporre capendo che per fare musica non esistono solo chitarre elettriche, batterie, basso o gli strumenti classici. La ricerca sonora mi ha rapito del tutto. Poi mi sono spostato sulla trap che è la diretta conseguenza di questo percorso durato anni. E’ una questione di continuità coerente.

Domanda per Frank. Tu hai iniziato come cantautore. Sei stato per esempio finalista al Campus Band di Rtl 102.5. Come è avvenuto il passaggio verso questa forma diversa di cantautorato?

Frank:
E’ molto semplice. Io mi sono fatto tantissime domande. Io nasco come chitarrista. Mi sono fatto trasportare dagli eventi. Da un passato con le band mi sono ritrovato cantante in un momento di protesta. Le band andavano a finire male per colpa di persone che non tenevano alla musica quanto me! Decisi di cantare per i fatti miei. E’ stato un percorso quasi improvvisato. Poi ho continuato e mi sono appassionato all’hard rock e poi al cantautorato pop. Come sono arrivato alla musica che faccio oggi? Io credo che si sia sempre influenzati dalla musica che si ascolta da ragazzini. Il primo disco che ho comprato è stato quello degli Articolo 31… probabilmente tutto è iniziato in quel momento…

Finora abbiamo ascoltato brani più irriverenti e ironici, pur con nascosti importanti critiche al mondo dei social e non solo, questa è la strada che volete tracciare o ci saranno anche brani più introspettivi?

Mario:
Indubbiamente abbiamo davanti a noi diverse strade e dobbiamo scegliere quale intraprendere. Per il momento stiamo proponendo dei brani molto istintivi, buttati fuori un po’ con rabbia un po’ con la fretta di voler comunicare qualcosa. Prima di incontrarci io e Frank c’eravamo fermati e per fortuna ora ci siamo incontrati. Nel nostro progetto non ci saranno soltanto singoli, ma una serie di pezzi che usciranno proprio per questa nostra voglia di fare! Abbiamo dei nuovi brani ai quali stiamo lavorando e alcuni sono già quasi pronti. Non sappiamo cosa succederà. Non abbiamo un progetto preciso. Preferiamo vedere come vanno le cose.

Frank:
Oggi è difficile parlare di dischi, di album. La musica è cambiata. Non ha più un senso nemmeno con gli artisti affermati. Noi cerchiamo di puntare più sui contenuti. Inoltre ironizziamo sui social, ma per noi sono fondamentali. Grazie ai social si ha la possibilità di potersela cavare in questo mare di squali. Vogliamo pubblicare contenuti. Nel frattempo stiamo lavorando. La gente deve sapere che ci saranno dei pezzi inediti, autoprodotti e freschi.

Avete pensato a Sanremo come possibile canale per far conoscere la vostra musica?

Mario:
Sarebbe interessante, ma per il momento dobbiamo costruirci come artisti. Dobbiamo lavorare sui contenuti. Il nostro primo obiettivo è costruire un’immagine che in questa fase è in evoluzione. Sanremo è un obiettivo che ci porremo, ma ora no. Abbiamo altre priorità! Il primo passo siamo noi. La nostra identità e la nostra voglia di fare.

Foto dai Social dei Leyap

 

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  Musicista, speaker e direttore artistico di Radio Due Laghi e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali