INTERVISTA a LEONARDO LAMACCHIA: concerto a Napoli in apertura a META, il nuovo singolo in radio e la voglia di scrivere per Noemi!

leonardo limaccia

Sarà a Napoli il 18 di Maggio, presso il Teatro Acacia come opening act di Ermal Meta, rivelazione musicale dell’anno scorso ed oggi big di prima grandezza della musica italiana. Sto parlando di Leonardo Lamacchia, che del più noto collega sta forse seguendo le tracce; anche lui a Sanremo quest’anno tra i giovani, non ha vinto ( come Ermal ) ma è arrivato in finale a cui fatto seguito l’uscita di un disco, Ciò Che Resta, che adesso sta portando in giro e sta raccogliendo diverse menzioni positive in giro per la penisola. Ed ho occasione di poterlo raggiungere e di intrattenere con lui una piacevole chiacchierata che non ha nulla dell’intervista solita, ma sembra esser proprio una simpatica mezz’ora davanti ad una birra, mentre distrattamente leggi il menù per ordinare qualche stuzzichino. Si ride, ci si racconta e questo è il risultato di questo piacevole incontro…

Leonardo come sei arrivato alla musica?

Credo che andassi ancora all’asilo. Chiesi ai miei spontaneamente se potessi andare a cantare nel coro della chiesa. Loro domandarono ed una settimana dopo ero già li nel mezzo a provare. Quello è stato il mio primo palco, se così si può chiamare.

E la vena cantautorale quando è arrivata invece?

Attorno ai dodici anni, quando ho iniziato a prender lezioni di pianoforte, cosa che ho seguito per quattro anni ed adesso non faccio più. Con lui però mi è nata la voglia di comporre ed a lui devo la consapevolezza di che tipo di musica volevo fare; ancora oggi lo utilizzo
per scrivere le mie melodie.

Hai 23 anni, sei giovanissimo e sei entrato nella musica non come la maggior parte dei tuoi coetanei, che oggi declinano al talent questa possibilità. Il tuo non passare da li è stato casuale?

Non nascondo che in passato ho provato a partecipare sia ad X Factor che ad Amici e solo successivamente ad entrambi i rifiuti ricevuti alle audizioni ho iniziato a collaborare con Gianni Pollex ( autore per e con diversi artisti da Chiara ad Ermal Meta tra gli altri .ndr ). Con lui ho trovato la mia via, ma non disdegno quella dei Talent che sono degli strumenti importanti messi a disposizione degli artisti giovani.

Il tuo modo di essere artista oggi, pensi sarebbe stato lo stesso seguendo quella strada?

Probabilmente avrei dovuto accettare più compromessi, tra virgolette, nella mia produzione, andare più incontro alle opinioni degli altri, però sono fatalista e credo che se mi è successo in questo modo di arrivare a propormi alla gente, se è successo in questo momento, vuol dire che solo adesso ero pronto e che solo adesso potevo dare il meglio di me.

Mi viene in mente che a Sanremo tu Maria De Filippi l’hai potuta incontrare; gliel’hai rinfacciato di averti bocciato ad Amici?

(Parte una gran risata .ndr ) Magari! Non c’è stato nemmeno il tempo di parlarsi, figurati di rinfacciarglielo, però lo farò, appena avrò l’occasione lo farò ( ride ancora .ndr ).

Ciò Che Resta è il titolo del tuo Ep, ma è anche quello del brano con cui hai calcato il palco dell’Ariston. Come ti sei convinto che il brano fosse quello giusto da presentare?

E’ stato un lavoro di squadra, ma la canzone è stata davvero la prima scelta. Oltre che da Gianni di cui prima, è firmata dal grande Mauro Lusini e con entrambi abbiamo ragionato sul da farsi e ci siamo ritrovati tutti convinti. La cosa che mi ha colpito in particolare e fatto capire che il brano era giusto è che tutti pensavamo la stessa cosa pur essendo di tre generazioni differenti. Non poteva quindi che essere adatta.

Facciamo un gioco allora col titolo del brano e del disco, Ciò Che Resta….

Ok, ci sto.

Ciò che resta del Leonardo prima di diventare cantautore?

Direi che resta Leonardo. Credo che sia fondamentale restare quel che si è e non costruirsi alcuna impalcatura, sovrastruttura. Personalmente spero di poter continuare ad esserlo e non dover mai indossare maschere, non fanno per me.

Ciò che resta degli approcci lirici dei tuoi studi? ( Ha studiato da baritono ndr )

Resta indubbiamente la tecnica, che però per me è soprattutto qualcosa di cui aver ricordo, la tecnica che serve perché puoi ricorrervi per potenziare le proprie capacità, migliorare la propria espressione, ma senza mai dimenticare che la musica è prima cuore e passione. Almeno per me.

Ciò che resta di questo primo Sanremo che hai fatto?

Restano tutti gli incontri con le persone e la massima professionalità che è in un evento del genere. Sei sballottolato per una settimana intera a destra e manca e quindi resta lo strano ricordo di essere distrutto ed al contempo stranamente felice. Resta la sensazione meravigliosa di sentirmi stranamente calmo.

Ma come calmo? Se tutti, persino un leone di quel palco come Al Bano mi ha dichiarato di avere le gambe che tremano ogni volta?

E che posso dire? ( Ride di gusto .ndr ) A me l’adrenalina mette pacatezza. Ero rilassato, non avevo paura, ma so di cosa parli; tutti mi domandavano come facessi ad essere così sereno.

Ciò che resta degli artisti del passato che ti hanno ispirato?

Restano i racconti di Pino Daniele, il piano di Sergio Cammariere, le poesie di Lucio Dalla, resta un mondo fatto di parole in musica. Io dico sempre che il cantauotorato italiano non è solo musica, è cinematografia. Sulle nostre canzoni vengono raccontati dei film, riesci a vedere i personaggi, ad immaginare una storia più completa partendo da quei 3-4 minuti.

Ciò che resta del lavoro su questo primo disco, il pre, il post della sua uscita, di un desiderio che si realizza?

L’incredibile risultato di un lavoro che però non mi sento di pensare sia solo il mio. Per me questo disco è il risultato della collaborazione di tutte le persone ce ci hanno lavorato; anche a Sanremo non sono andato io, ma è andata una canzone che è frutto mio come interprete ma anche degli autori, musicisti, produzione. Soli non si va da nessuna parte, soli si è troppo piccoli. Posso solo dire di essere molto felice del risultato e questo è sicuro qualcosa che resta.

Il singolo nuovo e secondo estratto s’intitola Le Chiavi Del Mio Mondo; quale serratura va scardinata per entrare nel mondo di Leonardo?

Vorrei poterla indicare ma mi sa che devo trovarla ancora io! ( Ride .ndr ). Scherzo, credo che la serratura, quella che cerco anche io di me stesso, è trovare il modo di stare bene in mezzo a questo mondo che va velocissimo e spesso non ti da il tempo. Questo pone i ragazzi di fronte ad una vulnerabilità che è quella di non andare al passo con il tempo che vivono.

Anche per voi cantanti il mondo fuori corre e mancano da un po’ di tempo i riferimenti reali, come i risultati di un disco…

E’ vero, però c’è una cosa che non cambia mai, fortunatamente, ed attraverso la quale un cantante può capire se sta facendo un percorso giusto per il suo pubblico ed è il live. Attraverso il live puoi renderti conto di ciò che oggi è abbastanza aleatorio come un risultato discografico.

Nel nuovo singolo canti: “L’anima non sa quanto è dura per il corpo che abita”… e viceversa, aggiungerei. Frase molto bella che però adesso devi spiegare ai nostri lettori…

E’ forse una frase chiave della vita di un ventenne di questi anni, periodo in cui qualsiasi emozione viene amplificata all’ennesima potenza. A volte è proprio difficile rapportandosi al mondo far andare di pari passo anima e corpo, noi che non si è mai felici di noi stessi e dobbiamo spesso rispondere a canoni di bravura e bellezza da rispettare.

Leonardo a Sanremo era interprete, poi nel disco è per lo più cantautore, domani è solo autore per qualcuno! Per chi vorrebbe esserlo?

Mi piacerebbe molto scrivere per Noemi, per la sua forza, carica interpretativa particolare. Poi mi piacerebbe per… Noemi l’ho già detto?

Mi sembra di capire che Noemi sia la tua prima scelta o sbaglio?

La prima, la seconda, la terza… magari ci legge ( ride .ndr )

E adesso la domanda comune che rivolgo a tutti gli artisti: cosa non ti ho chiesto che vorresti invece avessi fatto?

Ma che bella domanda! Vorrei che si sapesse che non mi sono ancora fermato, che oltre alle belle cose che stanno accadendo, come Sanremo, come l’apertura dei concerti di Ermal Meta ,sto già lavorando al prossimo disco, scrivendo le prossime cose.

 

Foto di Federica Signorile

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica