INTERVISTA a DIEGO MANCINO: “Un invito a te”, un disco realizzato con l’aiuto dei fan ma che parla di assenza da colmare…

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Oggi intervistiamo uno dei migliori cantautori italiani che è tornato sul mercato discografico con un nuovo album intitolato Un Invito a te: Diego Mancino.

Cantautore inquieto, classe 1970 Mancino è anche un autore prolifico. Negli ultimi anni ha scritto alcune tra le migliori hit italiane collaborando con gli artisti numero uno della scena musicale italiana: da Noemi a Cristiano De Andrè passando per Francesco Renga ed Emma Marrone oltre a molti altri.

Dopo i primi anni di attività spesi perlopiù all’estero dove ha militato in diverse formazioni punk e rock torna in patria ed approda alla musica d’autore come solista nel 2000 registrando il suo primo album intitolato Piuma che è rimasto a tutt’oggi inedito. Seguiranno altri tre album, svariate collaborazioni come autore e l’importante partecipazione al progetto Rezophonic realizzato insieme ad Amref Italia per cui registra dei brani e partecipa al tour. Lo scorso 23 settembre ha pubblicato per Universal Music Italia il suo quarto album in studio – Un invito a te – un prezioso scrigno contenente 9 brani e prestigiose collaborazioni.

All Music Italia
abbiamo raggiunto Diego telefonicamente tra una presentazione e l’altra per farci raccontare un po della sua storia, da dove viene e soprattutto verso dove è diretto.

Un invito a te è il tuo nuovo disco di inediti che arriva a quattro anni dall’ultimo rilasciato. Tra il contributo dei fans e Music Raiser vuoi raccontaci la genesi di questo lavoro?

Music Raiser mi ha proposto di fare un disco insieme, così ho aperto on line una campagna di crowfounding per due mesi e deciso di coinvolgere lo zoccolo duro dei miei fans in alcune delle fasi di lavorazione, dopodiché sono andato in studio con i musicisti che da sempre mi seguono ed ho iniziato a mettere insieme i pezzi di quello che è un disco di cui vado molto orgoglioso.
Solo successivamente è arrivata
 una proposta dalla Universal, con cui io collaboro già da tanti anni in veste di autore per altri interpreti, che ha fortemente voluto essere dentro al progetto distribuendo il disco nei negozi.

Ti va di specificare la differenza che ha fatto la firma con un’etichetta importante dopo la campagna di crowfounding?

Si è giusto specificare: fare un disco con una campagna di crowfounding ti permette di esprimerti al 100% ed è esattamente ciò di cui avevo bisogno per scrivere questo album. L’affetto e la fiducia di chi ha deciso di sostenere il progetto ha fatto addirittura in modo che la soglia stabilita di contributi fosse abbattuta così arrivato al termine dei lavori, pronto per spedire fisicamente le copie del disco ai raisers è arrivata una chiamata da Universal Italia che con mio stupore ha voluto “acquisirmi” nella sua squadra, questa volta come cantautore.

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Un disco realizzato con tanti contributi importanti, su tutti quello dei tuoi fans; vuoi raccontarci come hai deciso di coinvolgerli?

Sono un cantautore poco autoreferenziale e mi piace coinvolgere i miei collaboratori al massimo nei progetti fino a sentirli parte degli stessi. I fans hanno dato un’energia molto speciale al lavoro: io avevo preparato l’ossatura del disco dopodiché ho invitato alcuni di loro ad ascoltare alcuni provini a casa mia; successivamente analizzando le loro reazioni ho scelto un paio di canzoni che sono finite nella tracklist dell’album come ad esempio Avere fiducia, un brano che io inizialmente avevo messo da parte perché assomigliava troppo a qualcosa che avevo già fatto mentre a loro è piaciuta molto ed ho quindi assecondato il desiderio di ascoltarla..

Nei crediti figurano anche tanti musicisti che hanno preso parte alle registrazioni; come li hai scelti e perché?

Posso dire sicuramente che sono tutti più bravi di me (ride n.d.r). 
Io lavoro soltanto con musicisti/artisti che ritengo più bravi altrimenti non avrei niente da imparare! Per esempio Roberto Pace è uno dei musicisti che mi segue da più tempo in assoluto: una persona solida e molto preparata che per questo disco ha diretto dei bellissimi archi.
Con Dario Faini invece siamo una bellissima coppia autorale molto fertile: nonostante lui provenga da un mondo totalmente diverso, avendo a che fare con classico ed elettronica, insieme siamo riusciti a comporre davvero tante canzoni per altri artisti da Emma Marrone fino a Cristiano De Andrè.
 Poi c’è Stefano Brandoni che per me è un fratello di vita insieme alle sue chitarre che in passato hanno suonato nei tour di Malika Ayane e Francesco Renga per il quale tra l’altro io ho scritto tante canzoni quindi pensandoci bene tutto torna, siamo una grande famiglia allargata di cui io mi fido ciecamente dopo tanti anni di musica e condivisione. Ho scelto questi artisti perché conoscono bene che tipo di persona e musicista sono e perché abbiamo un linguaggio comune per cui tutto avviene in modo naturale e spontaneo.

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Impossibile non parlare del titolo di quest’album: un invito a chi?

Per ovvie ragioni in un primo momento Un invito a te è stato un invito ai miei fans; un invito a scommettere su un disco che non c’era e che sarebbe nato soltanto se loro avessero raccolto (come è stato) l’appello. Successivamente con lo sviluppo del concept questo titolo è diventato centrale andando a sottolineare più approfonditamente tanti aspetti e chiavi di lettura delle canzoni dell’album: c’è l’invito all’empatia; alla conoscenza di se stessi e del mondo; al romanticismo degli uomini quello vero, non quello del Tempo delle mele ma qualcosa di più simbolista. In ultimo e più di ogni cosa c’è un invito a me stesso, ad espormi, a scrivere di me, ma anche degli altri in maniera più aperta e spontanea.

Se dovessi raccontarmi il concept di Un invito a te che parole sceglieresti?

In questo disco si parla molto del vuoto, o meglio di assenze da colmare; possono essere assenze di ogni tipo, personali o sociali. Ho cercato di cantare il vuoto intorno, quello che si percepisce ogni giorno anche passeggiando per strada. Di solito non si raccontano quei vuoti mentre a me piace sottolinearli e quindi riempirli. Accanto c’è l’amore o tutto quello che si può sottoelencare nella stessa categoria. Mi piace pensare che parlando d’amore si possa arrivare a colmare un’ennesima assenza di questi giorni, quella del sacro, che non ha niente a che fare con la religiosità che conosciamo ma bensì si riferisce ad un concetto molto più ampio. 

In mezzo a tanta leggerezza che imperversa nelle classifiche d’Italia hai deciso di uscire con un disco di musica d’autore; non hai paura che possa passare inosservato?

Non lo definirei un disco complesso: io faccio musica pop; ho scritto per tanti artisti più “commerciali” nello stesso modo e credo sia tutto un fatto di riconoscibilità: se queste canzoni le avesse cantate che so, Marco Mengoni probabilmente risulterebbero più immediate e facili… ma è sempre musica pop! Estendo l’invito a scoprire magari quello che ho fatto in passato, così da poter affrontare l’ascolto di questo album con una consapevolezza diversa.

Un luogo ideale in cui ascoltare questo disco?

In bicicletta, da soli o in compagnia, l’importante è ascoltare con la mente aperta. 

Come continua la storia di questo album? Come hai intenzione di promuoverlo?

Attualmente siamo in giro nelle Feltrinelli d’Italia per chiacchierare e suonare qualche pezzo per il pubblico. Più avanti partirà anche un tour promozionale con tutta la band dove allestiremo uno spettacolo vero e proprio. E’ la cosa più bella che un musicista possa aspettarsi da questo mestiere; dopo tanti anni di musica e concerti resta la dimensione più esaltante e divertente. Con la corrispondenza del pubblico che è li davanti a te e ti ascolta le canzoni prendono il loro volo, ogni volta in maniera diversa, a volte imprevista, disegnando emozioni sempre nuove.

Ti è mai capitato nei live di riproporre canzoni che hai scritto per altri artisti?

Si mi è capitato a volte; non lo faccio spesso per una forma di rispetto nei confronti di chi le ha interpretate per primo però ci sono delle canzoni che mi accompagnano nella vita e continueranno a farlo credo per sempre. Ad esempio quando mi capita di incontrare Dario (Faini n.d.r.) per un concerto è inevitabile non riproporre La tua bellezza di Francesco Renga; un brano che abbiamo scritto qualche anno fa e suonarlo insieme è molto divertente ed anche un modo per celebrare la nostra bella amicizia.

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Hai mai rimpianto di aver dato una canzone in particolare?

Onestamente no. Sono uno scrittore, mi piace comporre e sono felice quando qualcosa che viene fuori dalla mia penna compie un viaggio. Ritengo sia giusto e naturale che ogni artista che canta una mia canzone trovi la propria chiave di lettura e la sua interpretazione personale; a me fa sentire bene, è il mio ruolo.

Hai la possibilità di scegliere a chi destinerai un brano mentre lo scrivi?

Non metto mai il mirino anche perché quando lo faccio sbaglio sempre. La mia, anzi la nostra missione, è quella di provare a realizzare qualcosa di cui poter andare orgogliosi a prescindere, poi le canzoni fanno dei giri immensi. Ci sono poi delle voci talmente dominanti come quelle di Francesco (Renga N.d.r) o quella di Emma che entrano dentro ai brani da subito e se ne impossessano per sempre.

  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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