INTERVISTA al COLLETTIVO SALENTINO: “Vogliamo farvi ballare, scalzi e con la birra in mano!”

collettivo_salentino_la_spina_dell_orata_front_cover

Oggi su All Music Italia vi facciamo conoscere meglio un progetto, o per meglio dire una band 2.0, nata circa un anno fa dal sodalizio artistico di quattro differenti personalità del mondo della radio e della musica. Cosa li accomuna? L’amore per la proprie origini, che si radicano in una delle terre più calde e colorate d’Italia: loro sono il Collettivo Salentino e quest’estate vi faranno divertire col nuovo spassosissimo singolo, La spina dell’orata.

Un brano buffo e orecchiabile – il terzo realizzato dal Collettivo, dopo Cchiappa lu zinzale Natale in Salento a riprova della fortunata collaborazione tra i quattro amici, capeggiati dal vocalist Carlo “Carletto” Nicoletti, speaker di RTL 102.5 e nostro ospite dell’intervista odierna. Non vogliamo anticipare altro, ne leggerete delle belle!

Ciao Carletto, benvenuto su All Music Italia!
Partiamo subito con le presentazioni. Ti va di raccontare ai nostri lettori cos’è questo Collettivo Salentino?

Ciao, certamente! Il Collettivo Salentino è un progetto musicale, siamo in quattro a farne parte: ci sono io, Carlo Nicoletti detto Carletto, speaker e deejay di RTL 102.5, nato e cresciuto a Firenze, ma legato al Salento per via dei miei genitori originari di lì; Fernando Proce, mio collega di radio, anche lui speaker e deejay come me; infine, i fratelli Carlo Nicco Verrienti, autori e produttori musicali, che tra gli altri, han scritto per VendittiAlessandra Amoroso, Dear JackEmma, Renga

E come vi siete incontrati voi quattro?

No, non ci siamo incontrati! Dunque, Carlo Verrienti lavora anche nel mondo del calcio e io lo conoscevo già, tramite mio fratello (Costantino Nicoletti, manager sportivo e agente di calciatori, ndr). Ci siamo trovati 6 anni fa, una volta a cena a Firenze, e lui mi aveva parlato del fratello Nicco, col quale ci siamo poi scambiati l’amicizia su Facebook e ci siam tenuti in contatto a distanza. Così, un anno fa è arrivata l’idea dei fratelli Verrienti di registrare la canzone Cchiappa lu zinzale, il nostro primo singolo: è stata prodotta così per divertirci, ma poi è diventata popolarissima. Pensa che hanno iniziato a suonarla pure nelle sagre!

Immagino, Cchiappa lu zinzale è proprio il brano che vi ha lanciato la scorsa estate. 

Sì, è stata la cosa più ganza che potessimo realizzare, eravamo consapevoli che il singolo fosse forte, ma non ci aspettavamo che sarebbe esploso così, dal momento che non avevamo uno zoccolo duro di fan a diffonderlo. E invece, nel giro di una settimana, abbiamo visto le visualizzazioni del lyric video impennarsi, le radio che passano la canzone sempre più spesso… È stato fantastico!

Carletto, che vuol dire oggi essere un collettivo di artisti?

La denominazione di collettivo l’ho proposta io, dato che non siamo una band, non ci vediamo mai, però lavoriamo tutt’insieme: Carlo Nicco scrivono la canzone, sempre Nicco la arrangia, io la risistemo e la canto, e Fernando Proce si occupa più che altro della promozione, anche se all’inizio questa doveva essere locale, niente di più. Siamo una band 2.0 : lavoriamo a distanza, abbiamo una chat di gruppo per confrontarci e ci inviamo le basi con WeTransfer! Del resto, sfruttiamo le potenzialità della rete per necessità: sparsi come siamo tra Roma, Milano e Lecce, è un’impresa beccarsi tutt’insieme nella stessa città.

Il nuovo singolo si intitola La spina dell’orata e funziona come una filastrocca.
Credi che bisserete il successo di un anno fa?

La nostra prerogativa è far divertire le persone, con canzoni ballabili, magari in spiaggia, scalzi e con la birra in mano! La spina dell’orata rispecchia perfettamente questo clima ed è perfetto per l’estate, quindi ci auguriamo di sì! Tra l’altro, per l’acquisto digitale, onde scongiurare che la gente vada a scaricarselo dal videoclip di Youtube (anche perché non è la stessa traccia in vendita), abbiamo imposto per il nuovo singolo un prezzo davvero irrisorio, di soli 0,69 €. Praticamente non costa nulla, non lo potete proprio perdere.

Collettivo Salentino_Cover La Spina Dell'Orata

Nel videoclip figurano tanti ospiti, personaggi dal mondo della musica e dello spettacolo, come Cristiano Militello o i cantanti Bianca Atzei e Tony Maiello.

Sono tutti miei carissimi amici. La clip l’ho ideata, girata e montata io… Quindi, è un video a costo non zero, ma meno di zero: diciamo che è servita giusto l’energia elettrica per il pc! (ride, ndr) Ma ciò è assolutamente voluto, e sai perché? Noi siamo una band fatta in casa, questa è la nostra forza. E poi, volevamo mostrarci, dare dei volti a questo Collettivo Salentino, dato che ancora non era successo negli altri videoclip.

È chiaro che questi ospiti han reso più appetibile il prodotto; tra l’altro, a un certo punto del brano, irrompe una voce tenorile, che è appunto quella di Tony Maiello: era in studio mentre stavo registrando, così gli ho chiesto di fare un suo intervento e lui accettato volentieri. Ti dico un’altra chicca: tutti quelli che vedi ballare nel video, non stanno ascoltando la canzone mentre li riprendo, ma stanno seguendo il ritmo che gli sto dando a voce. Perciò, in alcuni punti i personaggi sono fuori sincrono, ma anche questo è fatto apposta.

E tra i tuoi amici artisti, prevedi qualche featuring importante nel futuro del Collettivo?

Sì, in verità io avevo già l’idea e l’OK di qualcuno di loro. Ti faccio un esempio: Giuliano dei Negramaro, quando ha ascoltato Cchiappa lu zinzale, non sapeva che fossi io il vocalist, l’ha scoperto dopo ed è rimasto stupito dalla mia audacia di cantare in dialetto. Da premettere che ci conosciamo da tanti anni, con lui, con Andrea (è il tastierista Andrea Mariano, ndr) e gli altri ragazzi. Così gli ho chiesto se avessero voluto collaborare con noi in futuro e mi ha detto di sì, salvo che non ci siano delle esigenze discografiche a impedirlo, in quanto i Negramaro non potrebbero uscire con un singolo insieme a noi, avendo già un proprio disco nuovo in uscita nello stesso periodo, come ad esempio quest’estate.

Omar Pedrini doveva essere una voce di Natale in Salento, solo che bisognava consegnare il singolo alla casa discografica e non c’è stato il tempo di coinvolgerlo. Un altro gruppo con cui mi piacerebbe fare qualcosa sono i Boom Da Bash, sono miei amici e riceveranno senz’altro un mio invito: loro mi piacciono tantissimo, ho tutti i loro dischi fisici!

Ma La spina dell’orata anticipa una pubblicazione discografica? Magari un EP.

Noi ora non abbiam intenzione di fare nulla, se non pubblicare altri singoli, così per divertirci e per farli ascoltare in giro. Quando arriveremo a 5-6 pezzi, inizieremo a ragionare in vista di un album, anche perché bisogna capire in che periodo farlo uscire e come organizzarsi per suonarlo dal vivo in giro.

A tal proposito, stavo proprio per chiederti: quando ascolteremo il Collettivo Salentino dal vivo?

Come Collettivo non a breve; sicuramente non escludiamo di fare qualche esibizione in giro, magari se capitano delle ospitate… Vedremo! 

Il precedente singolo del Collettivo Salentino è stato Natale in Salento. Una strofa racconta il viaggio del ritorno a casa di un salentino fuorisede, per le vacanze natalizie: “Passerò la notte in questo treno letto, arriverò a Lecce alla stazione e sarò, come sempre, orgoglioso e terrone”.
Come racconteresti questo orgoglio terrone ormai proverbiale e così radicato nei salentini?

Ti posso raccontare la mia storia: io, come i miei fratelli, non sono nato giù, né ci son cresciuto; da ragazzo venivo in Salento solo per l’estate, eppure amo questa terra e amo parlare dialetto, tanto che i miei parenti sono stupiti di questo, anzi quasi s’incazzano, perché non ho una buona pronuncia, a volte sembro ridicolo; mentre per loro, il saper parlare dialetto è un’arte, una forma di cultura… È paradossale che quello che canta del Collettivo sono io! (ride, ndr) L’orgoglio terrone è un orgoglio viscerale: mi viene in mente l’immagine del salentino che quando viaggia, parte da casa carico come un ciuccio, con le bottiglie d’olio o di salsa, con le buste di frise, di pucce… Anche se ora si usa molto di più spedire direttamente i pacchi con dentro tutta questa roba! E pensa che tutti i miei amici salentini – chi lavora o chi studia fuori, a Milano, a Torino, a Bologna… – non vedono l’ora di scendere giù, contano i giorni proprio!

Fate musica in dialetto, in un momento in cui è in atto una grande riscoperta culturale e turistica del Salento.
Pensi che questo possa essere il segreto del vostro successo, o sarebbe andata bene in ogni caso?

Ci tengo a precisare questo: per me e per noi Collettivo, il Salento non è solo Gallipoli con i suoi divertimenti, ma è soprattutto la zona storica di Otranto, è Santa Maria di Leuca, sono le masserie, il patrimonio naturale ed enogastronomico, la cultura musicale.

Detto ciò, sicuramente siamo stati agevolati da questa riscoperta che dicevi, ma neanche più di tanto: credo che la nostra fortuna sia stata principalmente il passaparola e la diffusione via internet dei nostri video.

Il Collettivo Salentino ha dimostrato di eccellere nei pezzi leggeri e divertenti.
È e resterà questo il vostro preciso format o non escludete di fare canzoni più impegnate in futuro?

Per ora questo è il nostro mood: dopo l’esperimento con un brano più emozionale come Natale in Salento, che comunque mi e ci ha convinto molto, mi son reso conto che lo stile ideale del Collettivo è un altro, più leggero e spensierato. Poi, vediamo cosa viene fuori di volta in volta, ma io punterei a fare tutte canzoni così, immediate e ballabili.

Ancora in Natale in Salento colpisce un’altra frase: “E mi mancan gli ulivi e quell’ombra che fanno”.
Ora, siamo su un sito di musica italiana, ma trovo interessante fare a te questa domanda: come Collettivo, che idea vi siete fatta sul caso Xylella e sulla minaccia di abbattimento di migliaia di ulivi salentini, nonostante le fervide proteste in atto?

Ne abbiamo parlato anche in radio: la verità è che noi non abbiamo i mezzi per capire realmente quale sia la situazione, perché se poi vai a vedere, si tratta di un’area circoscritta. Non è che è tutto il Salento, ma una piccola zona. Possibile fare tutto questo casino per un’area così piccola? O ci sono interessi grossi, oppure non saprei. Forse l’unico modo per capirci di più, è fare indagini in loco tipo Le Iene.

In Natale in Salento non potevamo non nominare gli ulivi, perché sono un simbolo bellissimo, un simbolo di pace, oltreché rappresentativo di tutto il Salento. Per il resto, riguardo al caso Xylella restiamo anche noi in attesa di sviluppi.

Potreste scriverci un brano.

Sì, beh, t’immagini?

Perché no! Carletto, chiudiamo l’intervista in leggerezza.
Vacanze in Salento: cosa non farsi assolutamente mancare?

Bah, il cibo. Ci sono posti bellissimi da visitare, il mare è meraviglioso… Ma io metto il cibo al primo posto!

Sì, i piatti della cucina salentina sono un must, hai ragione.
Grazie per questa bella chiacchierata, Carletto. Buona estate a te e a tutto il Collettivo, a presto!

Si ringraziano Valentina Aiuto e Parole & Dintorni per quest’intervista.

  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
segui su: