INTERVISTA ad IRENE FORNACIARI: “Sono cambiata musicalmente, ma il soul è parte di me, non si può estirpare alla radice”

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Ieri abbiamo incontrato con i nostri colleghi della stampa web Irene Fornaciari che ci ha presentato in anteprima il suo nuovo album in uscita nei giorni del Festival, Questo tempo.
Un disco prodotto da Diego Calvetti in cui Irene mette in luce nuove sfumature della sua voce, cantando quasi sempre con su tonalità medio-basse riuscendo così a guadagnare diversi punti nell’interpretazione. Dopo l’ascolto del disco abbiamo parlato con la cantante di questo disco per conoscerne meglio la gestazione .

A introdurre il disco è proprio il produttore artistico Diego Calvetti:

“Tendenzialmente sto dietro al mixer, non è facile parlare dei dischi, ma mi fa molto piacere presentarvi questo disco perché è un lavoro al quale abbiamo dedicato davvero tante energie, iniziato più di un anno fa, quindi non è iniziata di fretta in occasione di Sanremo. ci tengo a precisarlo. Abbiamo fatto un disco perché avevamo la necessità di esprimere un artista che ha molte qualità a prescindere dal nome che porta, è un disco che ha tantissime sfumature, temi, abbiamo fatto una selezione sui brani che inizialmente erano 50/60; sono canzoni scritte da lei, da me, molti autori hanno contribuito alla creazione del disco e in questo le tematiche sono state fondamentali, perché il nostro obiettivo era quello di creare un album che a livello di suono potesse essere diverso dai precedenti, quindi un po più elettronico, internazionale, più scuro nei colori, dove la tonalità su di lei fosse meno da interprete che cerca la nota più alta, quanto più espressiva e dopo un attento lavoro è emerso che l’espressività maggiore emerge nei toni medio bassi, dove è più naturale raccontare temi difficili. Abbiamo lavorato sulla ricerca del suono della voce quindi, e sui testi, risultati cruciali, perché non volevamo che il disco parlasse interamente d’amore, infatti alla fine si parla sì di sentimenti, ma a livello più ampio: rapporti tra persone che faticano a comprendersi, immigrazione, Dio. Sentimenti della vita in generale in senso lato.”

La parola  passa quindi ad Irene:

“Buongiorno a tutti, sono felicissima di presentare il mio disco che per me è molto importante, al cui interno c’è appunto Blu, una canzone intensa, che affronta un tema profondo dei giorni nostri e che ho sentito 2 mesi fa per la prima volta, nello studio di Diego; scritta da Dati e Fontana, già dal primo ascolto è stata una botta emotiva non indifferente che mi ha spinto a volerla prima interpretare e poi a presentarla a Festival, che rappresenta lo specchio società italiana, e quindi ho pensato che quel palco fosse giusto per poter fare riflettere sul tema dell’immigrazione, un tema che sento molto perché credo sia disumano continuare a guardare certe immagini forti, tragedie, certe scene. Cerco di mandare un messaggio ed arrivare a toccare la sensibilità di chi ascolta.”

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Iniziano le domande e si rompe il ghiaccio proprio partendo dalla partecipazione al Festival di Sanremo

Avevi pensato ad altri brani dell’album da presentare al Festival o eri sicura di questo?

“In realtà abbiamo presentato anche altri brani, ma Carlo Conti è rimasto colpito da questo. Un brano come detto, difficile da presentare ed affrontare, bisogna saper comunicare una cosa del genere.. forse era troppo parlarne. invece la stessa emozione scatenata in noi è arrivata a Carlo che ha quindi sposato l’idea di un tema così delicato, perché alla fine la canzone lo affronta quasi in chiave poetica, non vuole essere una polemica, ma una considerazione, dura difficile, ma solo questo.”

[All Music Italia] Dicevi prima che è cambiato un po’ il modo di cantare, soprattutto sulle note più basse e dall’ascolto del disco si percepisce appunto, ma per te che prima andavi alla ricerca della nota alta, risultando più virtuosa quanto è stato difficile?

“È stato un processo naturale, il mio ultimo disco risale a 4 anni fa, nei quali mi sono volutamente concentrata sui live in tutta Italia, che mi ha permesso di scoprire nuove sfumature della mia voce e di capire tramite la reazione della gente che riuscivo ad essere più comunicativa.. non è stato quindi uno shock, al contrario, poi oh in “Un giorno perfetto” l’acuto lo tiro pure.”

[All Music Italia] So che “L’altra faccia della luna” è un brano che hai da diversi anni nel cassetto e che inizialmente era stato pensato anche per un duetto, cosa rappresenta, cosa ti lega ad esso?

“Conosco Niccolò da molto tempo, siamo amici ed ero in cerca di brani, all’inizio lui stesso lo sentiva in duetto, poi ha sentito la mia interpretazione e ha capito che poteva reggere bene anche da sola, quindi l’ho portata avanti così. È un testo per me molto profondo, quasi riduttivo rispetto a quanto ho da dire, mette in risalto le fragilità di ognuno di noi. Ci sono dei momenti, dei segnali imprevisti che ti fanno diventare fragile, quindi inizi a perdere la fiducia in tutto, a non credere più a niente, quasi cadendo in una sorta di depressione. La sento molto perché ho passato un momento difficile nella mia vita, durante il quale soffrivo di attacchi di panico per cui la sento proprio mia e ringrazio Niccolò per aver donato a me questa canzone meravigliosa.”

Il brano “Dalla finestra di casa mia” lo sento particolarmente nostro, proprio a livello di società. Come è nato questo pezzo?

“Questa canzone è un inno alla vita, era pronta da un po’ di tempo: prima vivevo a Genova, leggermente in collina, per cui  avevo questa finestra gigantesca che dava sul mare e sulle persone che passavano ed io essendo una persona molto solitaria e riservata, per paura di affrontare il mondo, restavo ad osservar le persone che passavano, magari guardandole fisicamente, capendo che storia può raccontarmi questa persona. E questa canzone parla proprio di questo. È un’esortazione ai giovani di oggi che hanno paura ad affrontare il mondo circostante, quando dovrebbero imparare a buttarsi senza timori.”

Ne “Draghi nel cielo” c’è un arrangiamento molto elaborato, una costruzione molto ricca tra blues e soul. Quali sono state le influenze?

“Delle venature soul ci sono per forza, perché io vengo da quella musica, diciamo che qui si percepisce di più. Abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca di sonorità, gli artisti, i gruppi che sto ascoltando ultimamente sono London Grammar o Lana Del Rey, che hanno sonorità contaminate, l’elettronica che si unisce al rock, che si unisce al soul.” – Interviene Diego – “È stato il primo brano sul quale abbiamo iniziato a lavorare, quindi abbiamo paradossalmente avuto più tempo e siamo arrivati ad un livello maturazione maggiore. È diventato un brano molto strong, ma anche soul, a mio parere uno degli arrangiamenti più belli del disco. E comunque il soul è difficile da strappare via, da estirpare alla radice.”

Tornando a Sanremo, cosa ti aspetti dal Festival?

“Mi aspetto di lasciare un segno attraverso la mia musica, di cercare di far vivere alla gente le mie emozioni quando canto questa canzone, vorrei cercare di far riflettere su questo tema così importante, andare a smuovere un po’ quell’umanità ormai persa. Per me l’importante è riuscire a fare ascoltare il pezzo più volte possibile, vorrei arrivare in finale più che altro per la canzone, perché ha bisogno di essere ascoltata più volte; poi il podio ovviamente non si butta via, ma diciamo che non è il mio primo pensiero, anzi pensare alla gara mi mette anche un po’ ansia quindi non ci penso.”

Per quanto riguarda la scelta della cover?

È un pezzo che ho sempre suonato con la mia band, degli anni ’70 che io adoro, di Neil Diamond, qui in Italia conosciuta grazie a Gianni Morandi ed io ho voluto portarlo perché siamo riusciti a tirare fuori un nuovo arrangiamento completamente diverso dalle due versioni, ovviamente vicino alle sonorità del mio disco.”

[All Music Italia] Sei una delle poche non l’ha inserita all’interno del disco..

“Perché non l’abbiamo inserita all’interno del disco Diego?” – Interviene il produttore – “Perché comunque è così rotondo questo disco di inediti che andare a sporcarlo con la cover di sanremo è un operazione di marketing che però risulta meno adatta al disco. Una moda lanciata l’anno scorso, che non abbiamo abbracciato.”

È il tuo quarto Sanremo, come lo affronti: con la stessa pressione o con più tranquillità?

“Pensavo di essere più tranquilla, in realtà Sanremo è terribile e l’ansia sale come la prima volta. Ho capito che poi alla fine basta farsi trasportare, il trucco è tutto qui. Ci riuscirò.”

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E com’è il rapporto con il pubblico?

“Porto in giro la mia musica, inediti e le cover del cuore che mi accompagnano da sempre; il rapporto che ho con il pubblico è bellissimo, per me la dimensione più comunicativa è quella del live, proprio perché le energie circolano tra me e loro.. è un rapporto easy, come se il palco non esistesse, anzi io odio i palchi, perché ti mettono in una posizione già in partenza superiore, cerco sempre di creare un’atmosfera semplice, dove la protagonista deve essere la mia musica, la mia voce e le mie emozioni.”

Quindi dopo Sanremo riparti?

“Assolutamente sì, sicuramente ci saranno degli instore per la promozione e poi ricomincerò a girare nelle piazze di tutta Italia. Non vedo l’ora.”

Zucchero ha sentito il disco? Cosa pensa?

“Ha sentito il disco e gli è piaciuto molto, devo dire che negli altri dischi c’era sempre qualcosa che non lo convinceva, invece qui non ha detto niente, anche perché ha visto il lavoro che c’è dietro, il sangue, la passione che abbiamo messo in questo lavoro e quindi è contento.”

Nel comunicato stampa emerge che ti senti diversa da qualche anno fa…
. in cosa ti senti diversa?

“Sicuramente sono maturata, non sono più una ragazzina vista anche l’età.. Oggi sono più forte, sono una donna più consapevole, con le ossa più forti, una persona che si vuole mettere sempre in gioco, che non ha più niente da perdere, che cerca di affrontare la vita in modo più positivo, affrontandola con grande forza ecco. Più che altro in questo disco lascio da parte i sentimentalismi sdolcinati dell’amore per trattare temi più forti, più adulti. Un momento di riflessione sulla vita, sulle priorità di questa, allontanando le cose futili.”

Hai parlato di attacchi di panico, di ansia, come li hai risolti?

“In realtà non li ho risolti.. Solo che adesso vadi di calmanti naturali. A parte gli scherzi, la musica per me è stata come una terapia, mi ha aiutata a superare queste difficoltà, anche perché sul palco ti devi buttare c’è poco da fare. E quindi attraverso la musica sono anche guarita.. forse. Si cresce, si impara a conviverci e si capisce poi che alla fine non bisogna avere paura del confronto con le persone.. bisogna essere sicuri di ciò che si è.”

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Si ringrazia Riccardo Vitanza e Parole e Dintorni per l’intervista.
Foto di Copertina: Angelo Tani
Foto articolo: All Music Italia

  
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