INTERVISTA ad ANTONELLA LO COCO: “Che abbia vinto o no, in questi anni mi sono davvero divertita”

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Tra i talenti lanciati da X Factor nel nostro paese non si può non annoverare Antonella Lo Coco.

La cantante dagli occhi di ghiaccio, terza classificata nella quinta edizione, dopo il programma non si è persa d’animo e ha raggiunto diversi obiettivi di rilievo. Il disco d’oro per il singolo Cuore scoppiato, il primo album Geisha contenente i singoli Nuda pura vera e Un mondo nuovo, la partecipazione al film Ci vuole un gran fisico e, per ultimo, il featuring con Emis Killa sulle note della hit Che abbia vinto o no.

Abbiamo voluto intervistare Antonella per mettere un primo punto a una carriera di tre anni per capire in che direzione sta andando la sua musica e quali sono i suoi progetti, tra i quali vi è l’uscita del secondo album di inediti, sempre più imminente!

Non vorrei andare troppo indietro, ormai dell’esperienza televisiva che ti ha lanciata si è detto di tutto e di più. Oggi chi è Antonella Lo Coco? Quanto è cambiata la ragazza che tentava i provini di X Factor?

Ho tentato X Factor per dare una svolta alla mia passione, volevo diventasse il mio lavoro e questo è successo. Sono cambiata molto, sono passati molti anni e già dal pre-X Factor in cui già cantavo sono accadute molte cose, ci sono stati alti e bassi e molti traguardi raggiunti.
Ad aprile compirò 30 anni e sono molto fiera di poter dire che ho fatto un bellissimo percorso musicale, lo sto facendo tutt’ora. Sono cresciuta anche dal punto di vista personale, oltre che artistico.

Come canti in Che abbia vinto no con Emis Killa “I sogni vanno e vengono“. A posteriori rifaresti X Factor?

Assolutamente sì, con tutti i pro e i contro. Non rinnego quell’esperienza perché mi ha dato visibilità, permettendomi di fare il salto che probabilmente avrei compiuto impiegando molto più tempo e difficoltà. In questo momento storico il talent è la via primaria, è anche un’esperienza formativa perché ti mette a contatto con persone che ti danno tanto dal punto di vista professionale.

Sempre dal brano sopracitato la frase “Forse ho perso dei treni ma ho fatto ciò che voglio“. Hai dei rimpianti?

L’anno successivo all’uscita da X Factor ho fatto talmente tante cose da essermi persa. Avrei potuto fare alcune cose in modo diverso, nonostante non abbia idea dei risultati che avrei avuto. Ero sommersa di cose da fare, come fossi dentro a una centrifuga, non mi rendevo conto di cosa mi stesse succedendo.
Quando entri in un programma di questo tipo dopo è tutto velocissimo. Succedono tantissime cose in pochissimo tempo e arrivi a non capirci niente. Per cui adesso affronterei alcune situazioni con una lucidità diversa.

Sei senza dubbio una di quei “talentati” che in un modo o nell’altro è riuscita a non soccombere alle logiche del talent e a mantenere l’attenzione su di sé con nuovi brani e progetti. Spesso il tuo nome spunta fuori nei siti musicali o dedicati al genere di programma che ti ha fatta conoscere al pubblico. Questo è significativo, specie perché da qualche tempo hai lasciato la major Sony per abbracciare un’etichetta indipendente. Ti senti una privilegiata?

Mi sento molto fortunata ma credo che in questi anni l’impegno sia stato tanto, penso di essere stata ripagata dei sacrifici che ho fatto, riuscendo a trovare il mio spazio in un settore come quello musicale in cui è difficile ritagliarsi una fetta di visibilità perché siamo in tanti che ci proviamo, siamo in tanti bravi e alla fine non è più questione di bravura.
Quando si entra nel programma si è in dodici e si è tutti forti, poi ne deve rimanere uno. Sostanzialmente non c’è spazio per tutti. Sono contenta che nonostante siano passati tre anni il mio nome giri per un giusto motivo, non per gossip ma per musica.

C’è qualche collega x factoriano, non solo della tua edizione, che segui con piacere e magari hai visto dal vivo?

Sicuramente Marco Mengoni. Mi piacerebbe assistere ad un concerto di Chiara, ha fatto una tournée dopo la sua edizione ma non ho avuto modo di vederla. Mi piace molto e dal vivo sono convinta renda molto.

Siccome Chiara parteciperà a Sanremo trovo sia il collegamento perfetto per un pool di domande che voglio porti. Hai tentato molte volte di salire sul palco dell’Ariston, sei molto “testarda”, in senso positivo, da questo punto di vista e prima o poi a mio parere verrai ripagata. Cosa significa per te il Festival?

È un palco che mi piacerebbe calcare, è una vetrina importante. Il Festival di Sanremo ha segnato la storia della musica italiana, per questo motivo è uno dei miei obiettivi e ogni anno tento di arrivarci.
Credo che anche Sanremo ormai sia un talent perché negli ultimi anni, ma soprattutto quest’anno, vedo nomi che non mi aspettavo di vedere nella lista dei Campioni… ci sono addirittura dei comici. Ma devo dire che in entrambe le categorie c’è una ricerca diversa di talenti, una sorta di rivoluzione strana, se pensiamo al passato.
Ho dei ricordi precisi del Festival, che aspettavo da bambina con particolare trepidazione assieme a mia madre, ogni anno compravo il TV Sorrisi e Canzoni con i testi e attendevo la settimana sanremese. Nei cast trovavo dei Big che erano Big per davvero e anche la categoria Giovani buttava fuori nomi che anch’essi hanno segnato la storia della musica italiana.
Negli ultimi anni, probabilmente proprio perché ci sono anche i talent, si sono adeguati a questo standard. Non che sia peggio ma è diverso.

Anch’io seguo la kermesse con attenzione da qualche anno e ammetto di aver notato un cambio di prospettive. Prima poteva definirsi il “festival della canzone italiana” oggi lo definirei il “festival dei lanci e dei rilanci”, soprattutto quest’anno.

Sì, essendo una vetrina importante è normale che gli artisti tentino di “approfittare” di una settimana in cui la stampa, la tv e le radio sono tutte puntate su Sanremo. E ci sta, non è una cosa di cui ci si debba vergognare, è normale in questo momento in cui si fa fatica a vendere i dischi, si sono abbassate tutte le soglie delle certificazioni, segno che le vendite sono calate per tutti.
Ma secondo me si è sempre fatto, forse in maniera meno palese perché il mercato discografico andava in un modo diverso.

Cosa ne pensi della trovata di Carlo Conti di scegliere Emma e Arisa come cantanti-vallette?

Secondo me ha voluto dare un’impronta diversa, ha personalizzato il suo Festival in questo modo. Dal punto di vista musicale entrambe hanno vinto Sanremo quindi conoscono molto bene la kermesse e sono ottime madrine.
Non le ho mai viste in veste di vallette però conoscendo un po’ Arisa, con cui ho avuto a che fare ad X Factor, so che ci farà sorridere. È una persona molto divertente, saprà creare dei momenti più leggeri in una serata seriosa, essendo comunque una gara.

Visto che ti sei definita una grande appassionata del Festival, quali sono le canzoni che ti sono rimaste dentro? Quelle a cui magari leghi un aneddoto o un ricordo…

Sopra tutti Luce (Tramonti a Nord-Est) di Elisa.
Mi è rimasto molto impresso il Festival del 1997, quando vinsero i Jalisse. Anche loro erano nei Big eppure nessuno li conosceva, per questo ricordo che ci fu una grossa polemica, anche sulla canzone Fiumi di parole, che invece secondo me era molto bella.
Ricordo poi Anna Oxa con Senza pietà e il Sanremo che lanciò fra i Giovani Anna Tatangelo, che poi ha trovato la sua strada per la gioia di Pippo Baudo… L’ho inventata io!!! (imita il presentatore, ndr). Il 2002 fu un’annata molto proficua per i Giovani, secondo me è così che deve funzionare.

Passiamo a te e alla tua musica. Qualche mese fa usciva Optional. Ho letto che hai preso tutto e sei andata a Londra, dove è nato questo pezzo che a tutti gli effetti risente delle sonorità anglosassoni. Perché hai sentito il bisogno, comune a molti giovani artisti oggi, di prendere le valigie e andare all’estero?

Sono andata a Londra per un semplice motivo: i miei gusti musicali, le mie ispirazioni, in primis la musica elettronica. Mi è venuto quasi naturale.
Volevo staccare un attimo dopo due anni molto intensi e ho fatto questa vacanza. Nel frattempo, essendo il mio direttore artistico Charlie Rapino residente a Londra, ho voluto provare ad avviare un progetto che mi permettesse di scrivere e approcciarmi alla musica in un modo diverso e così è stato.
Con due giovanissimi produttori scandinavi, The Electric, è nata Optional. Anche loro come me sono andati a Londra un paio d’anni fa per inseguire il loro sogno e devo dire che sono due macchine da guerra. In poco tempo abbiamo prodotto tanti pezzi, hanno dato una svolta a livello sonoro ai miei provini, alle mie idee.
Per me è stato un lavoro difficile, un doppio lavoro se vogliamo, perché scrivendo in italiano dovevo tradurre sul momento in inglese i miei testi per far capire loro quello che volevo trasmettere. Al di là della melodia e del suono delle parole, il messaggio della canzone è importante.
Da parte loro ho notato un reciproco interesse perché hanno visto la possibilità di lavorare con un’artista italiana come un esperimento, riuscito bene.
Sono nati diversi singoli e spero di far uscire l’album nel 2015, al più presto. Stiamo chiudendo i lavori, è da ultimare.

Optional segue un po’ gli stilemi musicali del primo album Geisha. Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo disco? Proseguirai sulla strada elettropop?

Più che elettropop direi “molto pop”! In Optional non c’è tantissimo di elettronica, il suono è internazionale ma prettamente pop, anzi direi addirittura che ci sono delle punte rock. Oltre all’acustica abbiamo usato tante chitarre elettriche.
Il genere comunque è quello, sarà però diverso da Geisha per un cambio di produzione. Nel precedente album c’era una parte di rock-elettronico che mi avevano prodotto Massimiliano Casacci e Luca Vicini dei Subsonica, e una di elettro-dance nata dal tocco dei Planet Funk.
I testi li ho scritti io, per cui sono abbastanza autobiografici, ho voluto dare un’impronta diversa. In Geisha ebbi modo di scrivere solo tre canzoni, in questo album tutte portano la mia firma.

Ti vedremo coinvolta al 100% quindi…

Sì, ci tenevo tanto e non era detto andasse in porto la cosa. A me piace condividere, per cui se qualcuno mi avesse proposto un pezzo per me convincente l’avrei portato con me a Londra per produrlo. Tuttavia andando lì e lavorando con i già citati The Electric sono venute fuori delle cose molto belle già da subito, quindi abbiamo continuato su quella linea.

A fine 2014 arriva Che abbia vinto o no, il singolo con Emis Killa incluso nella colonna sonora del lungometraggio Il ricco, il povero e il maggiordomo di Aldo, Giovanni e giacomo., che ha superato il milione di visualizzazioni su YouTube.
Colgo l’occasione per svelare a te e ai nostri lettori una piccola chicca: l’articolo in cui abbiamo riportato il video e il testo del brano rimane ad oggi uno dei più visualizzati di All Music Italia, perennemente nella top 5 quotidiana dei più letti.

Sono contenta! Ha un testo con delle frasi in cui tutti possono rispecchiarsi, dagli adolescenti agli adulti. Si parla di una partita di calcio, ma in realtà è una metafora sulla vita.
L’ho capito mentre scrivevo il pezzo e mentre leggevo ciò che scriveva Emiliano (il vero nome del rapper, ndr).

Com’è nata la collaborazione? Emis Killa in due anni è diventato una delle punte di diamante della discografia italiana, nonostante non sia in una major (è sotto etichetta Carosello Records, ndr). Poteva cantare con qualsiasi collega ma alla fine ha scelto te.

In realtà sono stata io a volerlo fortemente e non per il film. La mia richiesta è partita nei mesi precedenti, dal desiderio di fare un featuring con lui. È un rapper che apprezzo per le cose che scrive e come le scrive. Ha un modo di comunicare che a me è arrivato molto bene.
Mi sono messa in contatto con il suo staff e alla fine è arrivata la proposta di scrivere appositamente una canzone per il film di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Abbiamo letto la sceneggiatura e ci è sembrato efficace partire dalla metafora della partita di calcio che riprende la trama del film, in cui Aldo recita il ruolo di un allenatore di una squadra di calcio un po’ sgangherata che in un intero campionato non ha mai fatto un gol. Nell’ultima partita il benedetto gol arriva, tutti esultano, la camera poi si sposta sul tabellone e si scopre che in realtà il match è sul 7 a 1!
Loro gioiscono come se avessero vinto l’intero campionato, per cui ci ricordano che l’importante non è vincere ma divertirsi, essere felici di ciò che si raggiunge, un messaggio molto profondo.

Emiliano ha scritto la sua parte, il ritornello, me l’ha mandata e io subito, nel giro di mezz’ora, avevo integrato la mia. L’ho mandata a lui a mia volta e abbiamo chiuso il pezzo in brevissimo tempo, è stata una cosa molto spontanea e naturale. Abbiamo lavorato a distanza ma c’è stato comunque un feeling artistico forte.

Quindi non ti è mai capitato di incontrarlo di persona?

Sì, ci siamo incontrati prima e dopo. Tutto è nato con l’idea di mandarsi qualche spunto a distanza, poi tra una cosa e l’altra il pezzo è stato completato in poco tempo. Non c’è stato il lavoro in studio perché gli impegni di entrambi non lo hanno permesso ma è stato bello collaborare anche così.

Abbiamo tanti fan di Emis Killa che ci seguono, l’anno scorso i risultati ci hanno portato a premiarlo come “artista più cliccato di All Music Italia”. Cosa puoi raccontarci di lui?

Ci conosciamo da poco quindi non abbiamo un rapporto strettissimo d’amicizia ma come dicevo c’è stata subito una grossa intesa musicale. Quando gli ho parlato la prima volta gli dissi che la voglia di collaborare con lui era nata il 14 luglio 2014 all’evento di Hip Hop TV tenutosi all’Arena di Verona.
Mi avevano invitata ad assistere alla serata, conoscevo Emis solo per Maracanà e le altre hit, ma lì ho notato che aveva un approccio diverso sul palco, un modo diverso di comunicare col pubblico che mi è piaciuto tantissimo.
Ho trovato la sua empatia con il pubblico vicina alla mia e mi si è accesa una lampadina “Perché non chiedergli un featuring?“.
Sia chiaro, non essendo io chissà chi non pensavo di riuscire a raggiungere il risultato, poi in realtà ho saputo che prima di tutto anche Emis mi conosceva e apprezzava il mio percorso perché secondo lui nonostante sia uscita da un talent ho un seguito un cammino non facile e immediato ma con un’identità precisa. Ho trovato in lui sensibilità, appoggio e approvazione e mi ha fatto molto piacere perché non era scontato.

Qual è il tuo rapporto con i social network?

Molto attivo! Mi diverto molto e mi piace utilizzare i social più famosi, come Facebook, Twitter e Instagram. Li gestisco personalmente, cerco di leggere e rispondere a tutti, è il modo più diretto di comunicare con i miei fan e chi mi segue oltre al concerto live, la parte più bella in cui si interagisce di più.
È divertente condividere i momenti di una giornata, le avventure che mi capitano. Non so, perdo l’aereo o il treno e posto la foto per farsi due risate insieme.

Qualche mese fa mandasti un tweet a Kekko Silvestre dei Modà chiedendogli un pezzo. Perché proprio lui?

(ride, ndr) È un tweet mandato per gioco. Stavo guardando il Coca Cola Summer Festival su Canale 5 e continuavano a salire sul palco artiste con brani scritti da lui, come Anna Tatangelo e Annalisa. Mi son detta “Perché non lo scrivi anche a me?”.
È stata una cosa scherzosa ma se lui avrà un pezzo per me lo ascolterò molto volentieri. Abbiamo due generi molto diversi però sai, mi piace mettermi alla prova con contaminazioni e input diversi.

Secondo me durante il Festival di Sanremo il tweet ripartirà perché ci sono ben tre brani firmati da Kekko, quelli di Annalisa, Anna Tatangelo e Bianca Atzei!

Davvero? Tre pezzi di Kekko? Non lo sapevo!

Già, è molto amato a quanto pare.
Putroppo siamo arrivati quasi alla fine dell’intervista, ti chiedo quindi, quali sono i tuoi progetti futuri?

A parte l’uscita dell’album mi piacerebbe tornare al cinema dopo l’esperienza del 2013 in Ci vuole un gran fisico con Angela Finocchiaro. Non sono un’attrice, non mi ritengo un’attrice però vorrei mettermi di nuovo alla prova con una piccola parte attinente ad un ruolo musicale, mi divertirei.

Ultimissima domanda: quali sono gli artisti che segui con passione e dai quali trai maggior ispirazione?

Fra i più recenti Hozier, al di là del fatto che sia primo in classifica. È stato ospite di X Factor a novembre quando non era ancora in top ten e mi è piaciuto subito.
Mi piacciono i Depeche Mode e ho un debole per l’ultimo album di Rihanna Unapologetic. Al di là di alcune cose molto commerciali anche lei si cimenta con stili musicali diversi, utilizzando contaminazioni ad esempio con la musica sudamericana, come il reggaeton, che unite alla musica pop rendono il sound molto moderno.
Ti cito poi Lo-Fang. Alcuni lo conosceranno perché ha fatto una versione pazzesca di You’re the one that I want, di Grease, per lo spot del profumo Chanel n.5. L’ha stravolta, sembra un’altra canzone con lo stesso testo.
Ho comprato il suo album Blue Film ed è bellissimo. Non è un album pop, è un genere che in Italia non potrebbe mai essere in classifica, e infatti non c’è.

Che dire, ti ho chiesto tutto quello che avevo intenzione di chiederti.
Se c’è qualcosa che vorresti dire ma non ti ho chiesto questo è il momento!

Nulla in particolare, ma ti dico che mi ha fatto molto piacere parlare di cose interessanti, non mi hai posto le solite domande. È bello parlare di X Factor ma dopo tre anni c’è tanto altro, ho apprezzato che tu mi abbia chiesto dell’esperienza del talent ma in una chiave diversa, così come gli altri argomenti.

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  Laureando in giornalismo, cantante per vocazione, responsabile Officina del Talento qui su All Music Italia, speaker per Radio Stonata, redattore per Eurofestival News. Un ragazzo multitasking direbbero gli inglesi, poiché non riesco a fare una sola cosa in un solo momento. Sento l’esigenza inconscia di incasinarmi la vita con troppi impegni nel mondo della comunicazione e tutti rigorosamente legati alla musica. Vivo costantemente alle prese con file mp3, video Youtube, status su Facebook, hashtag su Twitter, post nei forum. Ma appena possibile stacco il cervello, butto due cose in valigia e parto alla scoperta del mondo.
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