INTERVISTA a GIANNI FIORELLINO: “Un sogno? tornare al Festival di Sanremo ma cantando in napoletano “

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Oggi All Music Italia intervista per il suoi lettori uno dei cantanti partenopei di maggior successo del nostro paese.
Parliamo di Gianni Fiorellino, reduce dalla pubblicazione del suo nuovo singolo, Un’attrazione fatale, di cui vi abbiamo già parlato qualche settimana fa in un nostro articolo.

Buona lettura.

Partiamo dalle novità più fresche… Un’attrazione fatale è il tuo nuovo singolo uscito da qualche settimana; un brano orecchiabile e danzereccio un po’ distante dalla tua solita produzione. Hai voluto rischiare?

Non credo che si possa parlare di rischio, semmai il contrario! In questo momento storico musicale penso che sia molto più coraggioso e rischioso scrivere un pezzo melodico come Ricomincerei.
Un’attrazione fatale è un brano semplice e diretto, non facile da scrivere come si può pensare, perché le cose che “suonano” più facili all’ascolto spesso hanno dietro una lavorazione molto complessa.
La grande canzone d’amore è uno status di noi italiani, mi piace scriverle e continuerò a farlo, ma per questa volta ho deciso di “contaminare” il suono e fare una ricerca musicale più approfondita. Inoltre andiamo incontro all’estate e il ritmo di questa canzone sembrerebbe perfetto; probabilmente se avessi scritto Un’attrazione fatale in inverno avrei preferito non uscire subito ma aspettare questa stagione.

Quindi alcune canzoni possono impreziosirsi a seconda dei mesi in cui vengono pubblicate?

A volte si. Purtroppo in Italia in tanti non abbiamo l’appoggio delle televisioni importanti e delle radio, quindi non sempre ti puoi permettere di fare quello che ti pare quando ti pare. Parliamo di mercato in fin dei conti ed i dischi di devono vendere, quindi se serve tenere un brano per una stagione nel cassetto lo si fa cercando di donargli quante più possibilità possibili visto il monopolio di certi media.

Le sonorità più dance di questo singolo segnano anche una nuova fase della tua carriera?

No, non voglio mica fare Corona (ride n.r.d.) o meglio Jenny B che doppiava Corona. Certamente il mio prossimo disco conterrà qualche altro brano più sperimentale e diverso come Un’attrazione fatale, ma di base non posso rinnegare la mia natura di cantautore e non posso non metterci anche qualche bella melodia. Il mio mito è Carosone: lui ha scritto dei brani perfetti, semplici ed efficaci che resistono intatti ai decenni. Ecco io non voglio paragonarmi a lui, ma la mia aspirazione massima è quella di scrivere qualcosa quanto più vicina possibile a canzoni come Tu vo fa l’americano o Chella la.

Che cosa ascolti per “contaminarti”?

Dipende dal momento: nel 2005 ho fatto un disco intitolato Passion, secondo me bellissimo, in cui si può ritrovare questa mia voglia di sperimentare, in quel caso specifico con la musica latin abbinata al pop ed alla canzone italiana.
Purtroppo ci furono moltissimi problemi legati alla produzione in cui era coinvolto anche Lele Mora che in quel periodo ebbe diverse questioni legali e mediatiche, che portarono il progetto a scemare senza valorizzarlo più di tanto a livello promozionale.

Cos’è cambiato nel tuo approccio alla musica in questi anni di carriera?

La musica oggi è profondamente cambiata, e con lei il suo linguaggio. Secondo me, musicalmente siamo tornati indietro di vent’anni: quello che il mercato vuole sono messaggi semplici, immediati; le persone hanno già la testa talmente piena di preoccupazioni che almeno nella musica ricercano semplicità.
Ci sono anche i cantanti “che fanno pensare”, ma sono pochi e grandissimi; ti faccio un nome a caso: Tiziano Ferro; lui scrive delle canzoni che “fanno paura” usando uno stile tutto suo, un po’ ermetico che richiede di essere ascoltato con attenzione. Io in questo momento prediligo la velocità e la chiarezza, della serie “ti metti le cuffie e
ti diverti senza pensieri“.

Ti sei allontanato quindi dai tuoi esordi neomelodici?

In realtà io credo che la musica neo melodica non esista proprio più.
C’è stata un “ultima classe” a cavallo tra la fine degli anni 90 ed inizio 2000 di cui facevo parte io insieme a Gigi D’alessio, Gigi Finizio e tanti altri che hanno avuto tanto successo ma poi qualcosa si è rotto: è come se non ci fosse stato un giusto ricambio generazionale che portasse nuove idee ed innovazioni nella canzone melodica.
Oggi ci sono dei cantanti che cantano in napoletano, Rocco Hunt o Clementino per dirne un paio, geniali secondo me perché hanno trovato la chiave per parlare al grande pubblico con la loro musica, ma quell’autenticità che aveva la scuola neomelodica di cui ho avuto l’onore di fare parte anche io è un’altra cosa.

Hai provato a partecipare a Sanremo in questi anni? Ci riproverai?

Si ho provato un paio di volte: la prima con Fiordaliso, in duetto con un brano molto bello che si intitolava Io muoio ma non andrò.
Poi in seguito un’altra volta con un brano che non ho più inciso e pubblicato. Ovviamente ci tornerei, Sanremo è l’unico posto dove tutto è possibile: in una sola settimana ti arriva tutta la pubblicità e l’esposizione che non riusciresti ad avere nemmeno in 4 mesi di lavoro duro normale. E’ sicuramente un sogno quello di mettere un terzo festival nel mio curriculum, ma non bisogna accanirsi se non si riesce a partecipare. Bisogna rispettare i tempi e rispondere pronti quando lui chiama. Al momento non è un mio pensiero fisso, preferisco portare avanti i progetti che sto coltivando.

Ti piacerebbe riprovarci in napoletano o italiano?

Anni fa proposi a Pippo Baudo la possibilità di esibirmi in napoletano, a parole mie. Non andò bene, ma è rimasto un mio grande desiderio questo: potermi mettere a nudo e rappresentare nella lingua della mia gente le mie emozioni davanti ad un pubblico enorme.
Per noi napoletani il dialetto è una seconda lingua a tutti gli effetti, talvolta più usata della prima e potersi esprimere come viene naturale è la cosa più vera ed autentica di tutte. Sono convinto che con un brano in napoletano potrei dare di più di tutte e due le mie passate esperienze festivaliere messe insieme.

Non credi che il dialetto possa rappresentare un limite in mezzo ai brani della gara e quindi una penalità?

No veramente. Il suono napoletano è musicale, allegro… Mi è capitato tante volte di esibirmi davanti ad un pubblico cantando in italiano e poi alla fine la gente mi chiedeva i brani della tradizione, quindi sono abbastanza sicuro che il messaggio che comunicherei arriverebbe ugualmente a destinazione senza ostacoli.

Hai fatto un reality quando i Reality non avevano una grande risonanza mediatica. Che ricordo ti ha lasciato Music Farm? Cosa ha aggiunto alla tua carriera?

Mi scelsero perché volevano nel cast un giovane e fresco cantautore ed io accettai entusiasta.
E’ stata una bella esperienza, li dentro c’era davvero la musica. Si lavorava, si parlava e si cantava tra grandissimi professionisti in una situazione davvero stimolante. Purtroppo non ebbe un grande successo, e oggi invece i cantanti in un talent come X-factor vengono molto apprezzati e fin da subito, ma è sempre una scelta del pubblico. Io sono convinto di aver fatto un bel reality e lo ricordo con molto piacere.

Che ne pensi dei vincitori (o non vincitori) dei talent show?

Sono grandissimi: Marco Mengoni e Annalisa mi vengono in mente da subito. Se il compito dei talent è quello di “aggiungere” dei giovani al mercato e questi lo meritano è fantastico. Non tutti hanno lo stesso talento, ma comunque partecipare ti da una grande possibilità per provare a fare questo mestiere, poi sta a te.
Vedi, i giovani di adesso non vivranno mai direttamente gli insegnamenti dei grandi cantautori, musicisti o arrangiatori del passato che hanno fatto la storia della musica italiana e si cimentano in cose nuove e sempre in trasformazione quindi credo che sia giusto offrirgli questa chance che li inserisce da subito nel mercato.

Sei in controtendenza, alcuni tuoi colleghi lamentano il fatto che l’esuberanza di ex talent sulla piazza tolga spazio ai cantanti storici d’italia e precluda le loro possibilità di partecipare alle “cose che contano” vedi per esempio il Festival di Sanremo. Che ne pensi?

Penso che bisognerebbe fare i conti con se stessi e pensare a come costruirsi un percorso musicale anche al di fuori.
Sere fa ho visto in tv Fausto Leali ed ho pensato: “Caspita che cantante che è Leali! Si fa cento concerti l’anno e porta avanti la sua musica da moltissimi anni indisturbato“.  Ecco penso che chi ha avuto successo qualche anno fa ha tutte le conoscenze e l’esperienza per camminare sulle proprie gambe ed inventarsi il futuro. Non serve accanirsi, ma curare il proprio seguito con delle autoproduzioni mirate, sincere e ben fatte.

In chiusura puoi rivelarci qualche anticipazione sui tuoi nuovi progetti?

In autunno arriverà un album, questo è sicuro. Io di solito parto sempre dal titolo ed intorno ci costruisco tutte le canzoni.
Al momento il titolo non è ancora arrivato, ma potrebbe essere benissimo Un’attrazione fatale… Vi aggiornerò al più presto.

Nel salutare Gianni Fiorellino e ringraziarlo per la disponibilità gli facciamo un grande in bocca al lupo per i suoi progetti futuri e, magari, per un Festival di Sanremo con un brano in napoletano.

 

  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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