INTERVISTA a FABRIZIO MORO: “Ecco PACE. In passato ho avuto paura di essere una meteora… oggi so che qualche pilastro di cemento qua e la l’ho gettato…”

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Fabrizio Moro è un cantautore di razza, vero, genuino, il classico esempio di come i dischi di platino ed i palazzetti in modalità sold out non alterano nemmeno un grammo dell’autenticità dell’uomo, prima ancora che dell’artista; Quest anno ricorre il decennale dall’uscita (col botto) di Pensa, brano trionfatore al Festival di Sanremo anno 2007 nella categoria Nuove proposte ed è proprio da quello stesso palco che Fabrizio qualche mese fa è ripartito con un nuovo progetto anticipato dalla ballata in gara all’ultimo Festival dal titolo Portami via.

All Music Italia ha raggiunto Fabrizio al lavoro sull’allestimento del nuovo tour ormai ai nastri di partenza ed abbiamo chiacchierato con lui a proposito di Pace, il nuovo album (QUI la recensione), della maturità artistica ma soprattutto personale, del lungo spettacolo che sta progettando per il live e dei prossimi impegni letterari in arrivo…

Quest’anno ricorre un anniversario importante per la tua carriera: sono passati 10 anni esatti da Pensa, il tuo più grande successo presentato al Festival di Sanremo nel 2007 con un riscontro straordinario di pubblico e critica. Com’è cambiato Fabrizio da quel giorno?

(Ride Ndr) Sembra facile… Sono passati dieci anni da quell’album è vero, ma a me sembra ne siano passati almeno cinquanta!! Sono successe delle cose davvero importanti nella mia vita negli ultimi dieci anni, non sono sul piano artistico ma soprattutto su quello umano, personale: tutto è cambiato naturalmente quando sono nati i miei figli. L’essere padre mi ha insegnato ad accettare tutti i limiti che fino a ieri mi hanno frenato e le lavorazioni di questo disco mi hanno offerto quasi una terapia come dico spesso: riascoltando il tutto a lavori conclusi mi sono reso conto di quanto di me era finito dentro alle canzoni e di come queste mi avessero a loro volta aiutato permettendomi di analizzarmi. L’essenza di un uomo rimane la stessa, come dico in uno dei pezzi di quest’album: Fabrizio infatti è rimasto lo stesso, solo un po più consapevole ed equilibrato; è cambiato il mio approccio con la vita e di riflesso anche quello con il mio mestiere. Certe cose poi arrivano quando uno ne ha più bisogno: quando è uscito Pensa io volevo avere successo a tutti i costi, farmi ascoltare, impormi nel cantautorato italiano ma non ero pronto! Mi sono impaurito, non sono riuscito ad accogliere con serenità quel successo e l’eredità di una canzone più grande di un ragazzo di 32 anni che la cantava sul palco di Sanremo, così per un periodo mi sono defilato. Oggi sono molto più consapevole, maturo ed attaccato a terra rispetto a prima, qualsiasi cosa succeda; ho messo via il caos e riesco ad accogliere con più equilibrio tutto il bello ed il brutto che il futuro mi riserva.

Pensi di essere riuscito ad importi nell’olimpo di quel cantautorato italiano di cui parlavi prima?

Diciamo che ho avuto delle sensazioni positive in questi ultimi due anni che mi hanno fatto riflettere: in passato ho convissuto molto spesso con il timore di non essere capito per quello che realmente sono e sono stato; ho avuto paura di essere una meteora e veder sfiorire il lavoro che con amore e precisione fino a quel momento avevo fatto. Questa sensazione di paura per fortuna  oggi si è smarrita grazie a dei piccoli tasselli che so di aver messo; un grande aiuto è arrivato senza dubbio dai miei fans, i fedelissimi del cosiddetto zoccolo duro, che nel tempo si è fatto sempre più nutrito e presente ai concerti così come nelle altre occasioni. Non penso di aver posato una pietra miliare nel cantautorato questo no, ma qualche pilastro di cemento qua e la l’ho gettato di sicuro, non ho problemi a riconoscerlo.

Il tuo nuovo disco ha un titolo parecchio importante, Pace. Restando in tema di cantautori e di musica che da messaggi qual è il significato profondo di questa titolo per te? Che messaggio vuoi mandare?

Questo disco fondamentalmente parla di me: Pace è un titolo che vuole in qualche modo esorcizzare il disagio che mi provoca questa non condizione in cui sono incastrato: io sono una persona abbastanza competitiva e reattiva, ho sempre bisogno di una battaglia da vivere, non riesco a stare fermo; questo naturalmente mi fa allontanare dalla pace o meglio dalla ricerca della pace interiore. Quello che ho imparato oggi è guardare la pace e riconoscerla dentro alle piccole cose: un caffè con un amico, portare a spasso i miei figli, fumare una sigaretta. Essere padre è qualcosa che mi fa sentire a posto col mondo, in pace per l’appunto, con me stesso. Un altro luogo dove trovo la pace è ai concerti, sul palco dove mi sento libero, a posto con me stesso. Viviamo una vita che ci rende non lucidi, la frenesia ci consuma tutte le immagini che invece, se ti fermi un attimo a guardare ti mettono in contatto con l’universo, anche ogni giorno.

Qualche traccia dopo troviamo un altro titolo massimo, La felicità. C’è un concept esistenzialista nascosto tra le righe? 

Potrebbe essere soltanto un altro punto di vista; secondo me insieme anche all’amore sono tutte sfaccettature dello stesso concetto che riescono a vivere tutte, per pochi istanti, l’una in funzione dell’altra. Tre visioni utopiche della vita che possono però coesistere. Bisogna essere bravi e stare attenti, per non lasciarceli sfuggire. Il brano in sé cerca di spiegare con parole semplici la caducità di questo sentimento che rincorriamo tanto senza fermarci ad aspettare.

Qual è dunque L’essenza di Fabrizio Moro?

Quel brano è come una lastra per me: sono uno che nella vita si innamora spesso e di un sacco di cose. Ho mille passioni nuove al giorno ma con la stessa velocità mi disinnamoro il giorno dopo. C’è soltanto una cosa che non perdo mai di vista e cioè il mio obiettivo. il cerchio della mia anima, il coraggio che sto mettendo in quello che faccio per arrivare al centro, la rabbia che oggi so trasformare in grinta… Me la immagino come una palla, al centro del corpo l’essenza, un motore pulsante che mi accompagna sempre.

A sigillo di questo lavoro c’è infine anche una sorpresa: il duetto inaspettato con Bianca Guaccero sulle note di E’ più forte l’amore. Come nasce quest’inedita accoppiata?

E’ stato quasi un caso: ho scritto quella canzone quando Pace era già chiuso, missato e in fase di mastering quando Bianca mi ha chiamato e mi ha chiesto un brano da interpretare nel suo nuovo film, che peraltro è in uscita nei cinema, così ho pensato di farle ascoltare E’ più forte l’amore. Il risultato è stato pazzesco perché pur conoscendo Bianca non immaginavo lontanamente che potesse interpretarlo con la metà della forza con cui l’ha fatto. Inutile dire che ho pensato subito di voler metterci ancora più del mio e così alla fine abbiamo deciso di condividere questo esperimento. Di solito non amo molto i duetti, ma in questo caso è stata la canzone a chiamare.

Invece di chiederti per chi ti piacerebbe scrivere un pezzo ti chiedo quale pezzo avresti voluto che fosse stato scritto per te?

Ne ho tre: in primis La donna cannone di Francesco De Gregori, credo la cosa più bella scritta da sempre in italia. Poi c’è Jenny è pazza di Vasco Rossi e Notte prima degli esami di Antonello Venditti.

A breve partirà anche il tour…

Si stiamo lavorando proprio in questo istante in cui parliamo all’allestimento del tour che partirà tra un mesetto…

Quale migliore occasione per darci un’anteprima?

Per l’esattezza oggi stiamo lavorando alle grafiche visual che accompagneranno la scaletta; abbiamo pensato di portare sul palco un led wall gigante scomposto in diverse parti che proietterà delle animazioni che componendosi tenteranno di narrare delle storie; Sarà uno spettacolo lungo, abbiamo previsto una durata compresa tra le 2 ore e le 2 ore e mezza perchè, anche in virtù di quanto dicevamo prima, il repertorio daje e daje è cresciuto quindi bisogna allungare il concerto per farci stare tutto (o quasi). Il live è la parte che preferisco di questo lavoro, la più importante; con l’andare del tour ti accorgi di come sta andando il disco, quali sono i riscontri reali della gente che lo ha acquistato e presumibilmente gradito visto che ci si incontra dal vivo. Dopo tutto l’amore che ricevo dai fans non riesco a non mettere anima e corpo nei concerti. E’ lo scambio naturale.

Da diverso tempo circolano in rete  rumors insistenti a proposito di un tuo prossimo coinvolgimento in un progetto cinematografico; Cosa c’è di vero?

Niente paura! Non ho intenzione di fare l’attore, se non altro perché non ne sono capace. C’è di vero che amo molto il cinema e sicuramente mi piacerebbe scrivere un film, magari partendo dalla colonna sonora, ma al momento posso assicurare che in pentola bolle poco oltre alle idee, che invece non mancano mai. Ultimamente ho scritto due romanzi che spero escano presto in libreria perché raccontano delle belle storie, ma per il resto rimango concentrato sulla musica.

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  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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