INTERVISTA ad ANDREA NARDINOCCHI: “Supereroe, il mio nuovo disco, senza Elisa sarebbe stato molto diverso”

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Andrea Nardinocchi nasce nel 1986 a Bologna. Durante l’adolescenza porta contemporaneamente avanti le sue due passioni, la musica e il freestyle basket, sport in cui si distingue vincendo diverse competizioni. Da autodidatta ad un certo punto decide di lasciare lo sport e specializzarsi esclusivamente nella musica, sviluppando la conoscenza e l’utilizzo di loop station, vocoder e campionatori da cui nasceranno le sue prime produzioni amatoriali pubblicate su YouTube. A rimanere colpito dai particolari mash-up di Andrea nel 2010, è Dargen D’amico che decide di produrre e pubblicare per la sua etichetta il primo singolo del giovane cantautore Un posto per me, brano che suscita da subito l’interesse delle radio verso il giovane cantautore bolognese che di lì a breve viene selezionato per partecipare al Festival di Sanremo nel girone Nuove proposte in cui si presenta con Storia impossibile ma viene eliminato al primo turno; contemporaneamente esce suo primo lavoro discografico  intitolato Il momento perfetto.

Noi di All Music Italia abbiamo raggiunto Andrea qualche giorno dopo l’uscita di Supereroe, il suo secondo album (uno dei dischi italiani a nostro parere più belli dell’anno), per scambiare quattro chiacchiere sulla nascita di questo nuovo progetto musicale, la collaborazione preziosa con Elisa e l’effetto Jim Carrey in The Truman Show

Da dove arriva il tuo Supereroe?

Innanzitutto c’era la voglia di fare un secondo disco, un po perché alcune cose erano rimaste fuori dal primo, un po’ perché nel frattempo ne erano nate di nuove. In questi due anni mi è capitato di vivere tante cose, elaborare e sentire l’esigenza di scrivere; quando poi ho visto che tutto questo processo confluiva nella stessa direzione ho raccolto i frutti ed è nato questo album di cui sono molto fiero. Supereroe perché nel mio piccolo mi ci sono sentito mentre lo registravo: mentre fai un disco non hai tanti riscontri dall’esterno, quindi vivi tutto con un po’ di paura, senza sapere se quell’arrangiamento o quel testo potranno piacere a qualcuno che non sia tu. Mentre il quadro andava componendosi però mi sono accorto che in realtà quello che volevo davvero era proprio liberarmi a livello creativo, senza preoccuparmi del giudizio, lasciando uscire quel coraggio che accompagna tutte le canzoni di questo album. Supereroe è chi sceglie di essere se stesso.

Nel genere che proponi è più ricorrente l’utilizzo della lingua inglese per i testi, mentre tu canti anche stavolta tutto in italiano. Come mai questa scelta?

Bella domanda, sai che me lo chiedo anche io? (Ride) Ci ho riflettuto e la conclusione è stata che non potrei fare altrimenti: nei miei testi tratto dei temi estremamente personali, legati anche ad un certo linguaggio dato dalla mia natura, che diventerebbe impossibile tradurre in qualsiasi altra lingua. Non credo che sia sempre più vendibile come scelta perché nella maggior parte dei casi si sente che non stai cantando nella tua madrelingua e certe sfumature proprio non hanno la stessa resa secondo me. Ho fatto in passato delle cose inglese, ma non mi hanno soddisfatto come queste in italiano.

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Chi è il tuo Supereroe del cuore?

Risposta facile da Goal a porta vuota: Michael Jackson! Per me da sempre lui è proprio la “rappresentazione” della musica. Se dovessimo mai mandare un disco sulla Luna da far ascoltare agli Extraterrestri, dovremmo mandare ovviamente uno dei suoi a caso.

Tra i vari collaboratori che hanno preso parte alla realizzazione del cd c’è anche un Supervisore artistico illustre, come è nato l’incontro con Elisa?

Con Elisa ci siamo conosciuti via Twitter circa un anno fa; ci siamo scritti e sono stato felicissimo di scoprire subito che aveva ascoltato il mio disco… Poi un giorno, a causa di un concerto annullato a Monfalcone per la pioggia, ci siamo incontrati ed ho avuto modo di farle ascoltare le prime idee che stavano venendo fuori mentre iniziavo a lavorare al disco. Lei è stata grande, mi ha incoraggiato a continuare nella direzione che avevo preso e mi ha detto che avrebbe avuto voglia di “esserci” in qualche modo nella realizzazione di questo progetto. Devo ringraziarla soprattutto per il supporto psicologico che mi ha dato motivandomi a fare quello che poi ho fatto, credo che senza di lei questo disco sarebbe stato molto diverso.

Come mai non è saltato fuori un duetto?

Purtroppo non c’è stato tempo materiale per organizzarsi e mancava proprio una canzone da condividere. Cantare su un pezzo che avevo già da parte non mi sembrava giusto quindi se in futuro capiterà di nuovo di collaborare, e credo che sia molto probabile, sarò felice di fare un pezzo con lei.

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Nel booklet del cd c’è una frase: “A volte ho la sensazione di essere Jim Carrey dentro il Truman Show. Nel mio caso, tutti i personaggi della mia vita stanno cercando di aiutarmi a fare #l’unicasemplicecosa che voglio: la musica”. Spiegaci meglio a cosa ti riferisci…

Penso che chiunque abbia visto il film, alla fine si sia chiesto: e se stesse accadendo a me?  immedesimandosi nel protagonista; a me perlomeno è capitato diverse volte: in particolare nel contesto della musica mi sento come avvolto in una specie di limbo in cui da una parte mi arrivano parole ed incoraggiamenti bellissimi dalle persone che mi seguono e lavorano con me, e dall’altra dei risultati buoni ma che ancora non mi permettono di poter affermare di essere uno che ce l’ha fatta. Diciamo che sto cercando ancora di capire quello che mi sta accadendo…

Com’è per un artista giovane fare musica in Italia?

E’ un incubo! La considero una missione di vita: se vuoi farla preparati al peggio e vai fino in fondo, altrimenti non iniziare nemmeno. Il mercato è estremamente incerto che è inutile provare ad indovinare o fare previsioni, nel mio caso in particolare c’è anche il problema del non avere una collocazione precisa nella scena italiana. Magari un giorno tutto avrà un senso più preciso.

In Coretti a palla dici di aver provato a partecipare ad un talent show ma poi ci hai ripensato; non credi sia il miglior modo al momento per giocarsi una possibilità?

Io ho avuto paura del talent: sono andato a Roma dopo un paio di anni che avevo iniziato a cantare, credo fosse l’edizione di X-Factor che ha vinto Marco Mengoni; sono arrivato, ho visto tutta quella gente e me la sono letteralmente fatta addosso e me ne sono andato di corsa. E’ qualcosa che non potrei fare, non mi piace l’idea di stare costantemente sotto ai riflettori; a Sanremo ne ho avuto la conferma.

Quindi non hai intenzione di provarci il prossimo anno per esempio?

Assolutamente no. Non ho idea di cosa potrà succedere in futuro, ma se dovessero chiedermelo adesso direi di no. Nel 2013 è ho vissuto un po un trauma per il discorso che ti accennavo sullo stare per molto tempo al centro dell’attenzione quindi diciamo che adesso… eviterei.

Cosa succede nell’estate di Andrea e di Supereroe?

Dico la verità se vi dico che non so ancora niente, ma prometto che vi aggiornerò appena ci capirò qualcosa. A presto.

 

 

  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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