INTERVISTA A CAPAREZZA

caparezza

L’attesissimo “Museica“, il disco-museo di Michele Salvemini in arte Caparezza, è in tutti i negozi di musica e negli stores digitali, dallo scorso martedì 22 aprile per Universal Music Group. Si tratta di una silloge complessa, frutto di grande labor limae, come conferma l’artista stesso, questa volta nelle vesti sia di autore che di produttore:

Museica è il mio museo, la mia musica, il mio album numero 6. È stato registrato a Molfetta e mixato a Los Angeles dal pluri-blasonato Chris Lord-Alge. Essendo io sia l’autore che il produttore artistico, lo considero come un nuovo “primo” disco. È un album ispirato al mondo dell’arte, l’audioguida delle mie visioni messe in mostra. Ogni brano di Museica prende spunto da un’opera pittorica che diventa pretesto per sviluppare un concetto. Non esiste dunque una traccia che possa rappresentare l’intero disco, perché non esiste un quadro che possa rappresentare l’intera galleria. In pratica questo album, più che ascoltato, va visitato“.

Ed è il sesto album del Capa nazionale, che proprio a partire dal giorno d’uscita del disco, ha abbracciato una serie serrata di appuntamenti firmacopie, in cui giungerà a toccare ben dodici città italiane, con l’intento di incontrare ed accontentare i numerosi e affezionati fan, con una foto, un autografo o anche una semplice stretta di mano.

Grazie alla grande disponibilità del manager Claudio Ongaro e altresì del cantautore molfettese, ho potuto realizzare l’intervista di All Music Italia nella data instore di Lecce, presso La Feltrinelli.

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Caparezza, che piacere incontrarti! Grazie di aver accettato il mio invito. Parliamo subito del tuo nuovo lavoro,”Museica”. È un concept album: ha cioè, una sua ragion d’essere nella sua forma intera, come hai dichiarato tu stesso… quanto tempo hai impiegato a scriverlo e quali sono i motivi principali per cui va ascoltato?

Dunque, ci ho impiegato quasi un anno e mezzo… ma un anno e mezzo senza pause, non per dire, tre ore a settimana. Ci ho messo proprio molta voglia nel farlo, molta dedizione. Non so indicarti un motivo particolare per cui vada ascoltato, l’unico che mi viene in mente da dirti è che veramente, mi sono impegnato a farlo! Il mio disco può piacere o non piacere, ma non si può dire che dietro non ci sia del lavoro pesante.

In “Mica Van Gogh” metti in parallelo la figura del celebre pittore con quella del ragazzo medio, che nella sua normalità non si rende conto di vivere un’esistenza un po’ vuota e standardizzata, così per come lo vuole la società. Mi commenteresti la tua frase: “Girare con te è un po’ come quando si gira da soli”?

Sì… quella frase si riferisce all’affezione al cellulare, che sai, porta molto spesso ad alienarsi pur essendo in compagnia. Girare con uno che è sempre attaccato al telefono è come girare da soli, ecco. Mi preme però dire che, nel binario del ragazzo di oggi, ci sono anche alcune delle mie sfaccettature: non sono uno che giudica aprioristicamente qualcun altro. C’è anche una parte di me: mi rendo conto anch’io a volte di essere… “più folle di Van Gogh”!

Ti propongo un’altra frase, da “Giotto Beat”: “Lo spettacolo elettorale è uno show penale, non resta che filosofeggiare come Schopenhauer”.

Sì, certo… è perché alla fine, sono tutti coinvolti nel grande “Mondo della Giustizia”!

Immagino già la risposta, ma… Capa, tu hai mai pensato di scendere in politica, magari anche tra qualche anno? Non saresti il primo a venire dal mondo della musica e dello spettacolo, vedi Grillo su tutti.

No no, assolutamente, io ho una passione molto forte per la musica e quello farò in futuro… quindi, lo escludo.

Domani parteciperai al Controconcertone del Primo Maggio, a Taranto. Che valore ha per te questo appuntamento e con che spirito lo affronterai?

Sì, anzitutto ci tengo a precisare che si tratta di un Concerto del Primo Maggio. Il termine “controconcertone” viene dai media, che lo han così ribattezzato perché fa più audience! Lo spirito è quello di un pugliese che va a fare il Primo Maggio in una zona che, probabilmente più di altre in questo momento, rappresenta il mondo del lavoro con le sue contraddizioni.

Una domanda sulla FIMI, che in queste ultime settimane premia sempre di più artisti della scena hip-hop e rap italiana, tra cui anche nuovissime leve come Rocco Hunt: come la vedi questa inversione di tendenza? L’Italia tradizionalmente è il Paese del mandolino e del bel canto…

Mah, io sono sempre e solo contento quando c’è qualcuno di molto giovane che riesce ad andare avanti, indipendentemente dal fatto che faccia rap, hip-hop o qualsiasi altro genere. Oltretutto questo è un genere estremamente italiano, rispetto a chi magari canta in finto inglese, usandolo in modo maccheronico… diversamente, nell’esercizio stilistico dei rappers c’è lo sviluppo della lingua italiana, e ciò accade nella metrica. Per quanto riguarda me, francamente sono onnivoro e non mi sento “collocato” nell’hip-hop.

Cosa pensi dei talent show? Fanno bene o fanno male alla musica?

“Fanno bene, fanno male, sto bene, sto male…” (canticchia). Beh, fanno parte della nostra realtà e io non ho niente contro chi va ai talent show. Posso dire che non è una roba che mi appartiene, perché secondo me, la musica è espressione: e se ti esprimi attraverso la musica, non ci può essere un giudice a decretare dove e come farlo, lo sai tu!

E a proposito di talent… torniamo a una traccia del disco, “Sfogati”. Pensi che il mondo della musica (e dell’arte) attualmente, soffra un po’ dell’ipercriticismo imperante nel nostro Paese? Qual è la critica più gratuita che hai ricevuto?

Le critiche sono tante… di solito si parte da un “mi hai deluso perché”, seguono una serie di invenzioni… “di cui sopra”! (ride). E’ facile ad esempio, scrivere in internet qualcosa che non corrisponde a verità …e poi, per chi si trova a leggere, questa cosa diventa vera! Occorre fare i conti con questo rischio. A riguardo dell’ipercriticismo, mi pare che la critica superficiale sia una caratteristica molto nostra, molto italiana. Non lo so perché… mi è capitato raramente, quando sono andato fuori, di sentire commenti al vetriolo su persone che fanno musica o arte.

Tra i pittori citati in “Museica”, qual è quello che aderisce maggiormente al personaggio Caparezza?

Van Gogh! Sì… ma non per genialità o per innovazione. È perché ho idea che Van Gogh si sentisse… incompreso! (ride)

Ultima domanda. Che consiglio dai ai ragazzi che in questo momento storico e sociale, si affacciano al mondo della musica?

Di ascoltare tanto… e di trovare una loro strada! Non ci sono altri consigli.

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  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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