Musica: in America Justin Bieber, Beyonce, Sia… in Italia i talent show e un defibrillatore

talent show

Siamo in pieno agosto e il caldo si sa, rischia di dare alla testa.
Nel mio caso mi spinge a chiudermi in casa e curiosare un po’ sul web per capire cosa sta succedendo nella nostra cara musica italiana. Ma volete la pura verità? Forse sarebbe stato meglio guardare Temptation Island, sarebbe stato sicuramente meno complicato.
E così mentre a me va in fumo il cervello il popolo italiano che ascolta musica (decisamente inferiore al popolo italiano nella sua interezza e parecchio più vasto di quello che compra musica), ha ben altro a cui pensare (ma anche io del resto), quindi dei problemi legati a questo settore ci si trova a parlarne sempre tra noi quattro gatti: addetti ai lavori, musicisti e appassionati di musica.

I talent show hanno distrutto la musica…
Se oggi nascessero Dalla o Battisti per loro non ci sarebbe spazio…
Lo streaming è il futuro, inutile pubblicare dischi…
Rovazzi è primo tra i singoli più scaricati…
Gli Youtubers sono le nuove star…
Le case discografiche non investono più sui giovani…

Queste sono più o meno le frasi che sentiamo ripetere oggigiorno, ormai sembriamo tutti come vecchiettini ad un ospizio, tanto carini, ma ripetitivi e soprattutto incastrati nei ricordi del “quando le cose andavano meglio”.
Partiamo da due considerazioni, da due dati di fatto: punto primo, purtroppo la maggior parte delle cose scritte qui sopra sono vere o comunque vere per metà, punto secondo, al pubblico, ai ragazzi che “consumano” musica, di tutto ciò non interessa assolutamente niente.
Il pubblico ormai è “Telefatato” come cantava qualche anno fa Gianluca Grignani e segue quello che vede, sì, sottolineo “quello che vede”, quindi si affeziona e di conseguenza ascolta ed impara ad amare un’artista e la sua musica. Ogni tanto capita che si innamori della canzone usa e getta del momento e la renda un tormentone, poi di solito, sparito il tormentone rimane il cantante in questione a tormentarsi.

I talent show per quel che mi riguarda non hanno distrutto la musica italiana, anche perché i Talent show non sono certo un’esclusiva nostra, esistono in tutto il mondo e in alcuni Paesi ce ne sono anche parecchi in più rispetto a quelli che vanno in onda in Italia, e altrove scovano anche dei signori artisti. I talent show semplicemente hanno fatto da defibrillatore a un qualcosa che era agonizzante, il problema è che lo hanno fatto bene solo in parte (e ad una parte della musica). Tutto qui.

La musica era già in crisi prima dei talent, la gente aveva già iniziato a smettere di acquistarla, le discografiche avevano già iniziato a licenziare personale. Se andiamo a guardare nel dettaglio dal 2000 ad oggi, quanti artisti di successo con una carriera consolidata possiamo contare? Tiziano Ferro, i Negramaro arrivati al grande pubblico da Sanremo (che li escluse) e poi? E poi non mi viene in mente molto altro.
Alessandra Amoroso, Marco Mengoni, Emma, Giusy Ferreri, Francesca Michielin, The Kolors, Noemi, Lorenzo Fragola, solo per citare alcuni dei nomi che fanno numeri (chi più, chi meno) arrivano tutti dai talent show.

Il problema dei talent show sta più nel come hanno plasmato la musica.

Vi faccio un esempio concreto con una domanda che mi viene rivolta molto spesso: la scorsa settimana qualcuno mi ha chiesto “Ma che fine hanno fatto i The Kolors? non fanno più niente…” La mia faccia è diventata viola ed ho risposto all’incirca “ Ma li mortacci… sono usciti con un disco un anno fa, hanno venduto 200.000 copie, hanno fatto i loro concerti e piazzato singoli di successo in radio e negli spot televisivi. Ma come non stanno facendo più nulla? Il loro disco risale ad un anno fa non al Mesozoico!!!!

Eccovi servito il nuovo modo di vivere la musica che contempla purtroppo questo approccio: non vedi un cantante in tv? Allora sicuramente ha smesso di cantare, non ha fatto abbastanza successo, non sta facendo più nulla, è sparito, etc… i dischi? che ci vuole a farli, mica stiamo parlando di lavoro…

Ecco cosa manca, una delle cose che il talent show ha tolto al pubblico o semplicemente si è scordato di “insegnare”: la conoscenza della fatica, dei tempi e del lavoro che c’è dietro alla realizzazione di un disco.

Una volta i cantanti uscivano con un album anche ogni quattro anni e nessuno lanciava l’allarme rosso che Fiorella Mannoia o Eros Ramazzotti erano falliti. Oggi il pubblico vede un giovane entrare nel talent, trovare le canzoni giuste come se piovessero, registrare un disco in una manciata di mesi e, massimo due anni dopo (ma mai di più, anzi sempre meglio qualcosa in meno) tornare con un nuovo disco.

E come glielo spieghi ora al pubblico che per fare un album bisogna cercare le canzoni? Perché i cantautori, quelli veri, non sono estinti, ma solo un bel po’ snobbati. La motivazione? Ignota. Anzi ormai a voler ben vedere si proclamano tutti cantautori, poi andate ad aprire l’archivio Siae e la loro firma spesso non compare nemmeno sui brani, ma sui libretti dei cd, tra gli autori, sì.
Come glielo spieghi alla gente che fare un disco è parecchio complicato, che bisogna capire qual è il produttore artistico adatto, che le canzoni vanno provinate per capire quali sono giuste e quali da scartare? Poi ovviamente devono arrivare in studio dei musicisti che quelle canzoni le devono anche suonare, in modo che poi il cantante ci possa cantare sopra. E poi ancora il disco una volta concluso va masterizzato, va pensata la copertina, il concept, quando lanciarlo e come presentarlo al pubblico. Un disco non è un genere di prima necessità che la gente deve per forza acquistare, un disco è una scelta, e per far scegliere il tuo disco serve duro lavoro, talento e anche una strategia.

Insomma per farla breve un disco non si realizza nel tempo di un serale di Amici. Certo ad Amici succede, ma lì c’è un enorme catena di montaggio ben rodata dietro e, ammettiamolo, dalle canzoni al digipack, non è che le opere prime dei ragazzi di Amici siano sempre all’altezza, si fanno le cose un po’ di fretta, che poi vendano comunque è un altro discorso.

Ecco Iil talent dovrebbe migliorare in queste cose…

Lasciare meno “vittime” sulle strada, perché è vero che uno vince, ma questo non esclude che ci siano altri di talento su cui investire e da sostenere, a me onestamente fa storcere il naso vedere faticare il doppio rispetto ad altri gente come Loredana Errore o Virginio, giusto per citarne due che sanno il fatto loro.
Bisognerebbe spiegare alle ragazzine urlanti (e non solo a loro) come si lavora su un’artista e su un progetto discografico, far capire il dispendio economico che c’è dietro, la fatica e il sudore.
In realtà ci sarebbero anche alcune cose che gli artisti stessi dovrebbero spiegare al loro pubblico, cose del tipo “Non passate la notte a far andare in repeat il mio video continuamente perchè anche se arrivo a 100 milioni di visualizzazioni ma poi vendo 50.000 copie non è che serve a molto… al massimo ci faccio un bel comunicato stampa e finisce lì” oppure ancora “Non lasciate andare il mio brano in ripetizione su Spotify, il disco d’oro in caso mi piacerebbe appendermelo in casa sapendo esattamente quante persone mi ascoltano, non con la consapevolezza che ho un piccolo, medio o grande esercito che piuttosto che farmi rimanere senza non dormirebbe la notte…” ma vabbè, dubito gli artisti facciano questo discorso ai loro fan, anzi credo che li spronino spesso a fare il contrario. Contenti loro.

E Lucio Dalla? Se Lucio Dalla uscisse oggi sarebbe in qualche etichetta indipendente a fare dischi che al massimo vincerebbero la Targa Tenco… E dico questo per tanti motivi, il primo, detto schiettamente e senza peli sulla lingua è che Lucio non era abbastanza bello ed oggi se non sei piacente e punti a fare musica “popolare” hai una possibilità su 100; quindi una discografica probabilmente non lo metterebbe sotto contratto, in un talent difficilmente sarebbe preso in considerazione e quindi “Ciao ciao Dalla”. Anzi sono abbastanza sicuro che un nuovo Dalla esista già, ma se volete ascoltarlo dovete uscire di casa e andare in giro per locali dove si suona musica dal vivo (vi serve un app per trovarli, sono ormai rarissimi altro che i Pokemon) o per le strade delle città fermandovi ad ascoltare quel busker che di solito ignorate.

Lì troverete probabilmente Lucio Dalla. Però non vi arrovellate, in Italia non sappiamo scovare e produrre un Dalla ma nemmeno un Justin Bieber… non sia mai, un ragazzino che canta e balla… è solo un operazione di marketing, poi che Bieber abbia talento (e lo aveva già a dieci anni) e che Purpose sia un bel disco magari ve ne accorgerete se ascoltaste la musica senza per forza dover guardare l’etichetta sul disco. No no, niente Bieber, in Italia anche se hai già compiuto diciotto anni devi cantare canzoni estremamente sdolcinate e assolutamente non devi parlare di sesso, devi essere un putto in pratica, a meno che tu non sia un rapper allora in quel caso puoi praticare…

Riguardo a Rovazzi primo in classifica e gli altri Youtubers che cantano… lasciamoli fare.
Se al di là dei numeri raggiunti sul web avranno qualcosa da dire allora rimarranno dove sono, altrimenti prima o poi spariranno, del resto una volta c’erano comici e presentatrici tv che incidevano canzoni, a volte anche di successo, quindi non mi sembra sia cambiato nulla da allora. Magari fa solo girare un po’ le scatole che se domani porto in Warner un ragazzo di 20 anni che si scrive le sue canzoni e che canta bene, di aspetto fisico persino per nulla simile a Gollum, difficilmente me lo fanno uscire, mentre De Carli credo abbia fatto ben poca fatica a firmare un contratto (premesso che sto parlando solo del contratto da cantante, perché la gavetta che ha fatto come attore, in televisione e sul tubo è visibile sotto gli occhi di tutti, criticoni compresi).

E comunque di una cosa devo dare assolutamente atto alla redazione di Amici che, sempre un passo avanti rispetto agli altri, a noi giovani blogger e giornalisti musicali ha chiesto già da qualche anno di segnalar loro artisti di talento. Per il resto, anziché passare il tempo a puntare esclusivamente il dito verso i talent, dovremmo guardare tutto il resto… e tutto il resto è tanta roba.

Chiediamo intanto indietro un Sanremo che sappia lanciare dei giovani anziché farli scontrare uno contro uno a mo’ di Arena in una gara talmente veloce che, personalmente non mi ricordo la metà delle persone che hanno cantato tra le Nuove Proposte. E sono un addetto ai lavori!!!

Supportiamo le radio che passano la musica italiana, anche quella non da Top 10 della classifica, e cambiamo frequenza su quelle che passano le solite 5 o 6 hit, di cui magari sono anche editori.
Chiediamo alla tv di stato (quella paghiamo e su quella abbiamo potere) di dare maggiore spazio alla musica, ma non solo alla musica dei big, perché uno dei tanti motivi per cui le discografiche non investono è che Sanremo e Talent a parte, non sanno come far conoscere al grande pubblico questi artisti.
Certo, gli ascolti con artisti non noti potrebbero traballare, allora inventiamoci programmi come quelli di una volta, dove la musica di chi è già arrivato si affianchi alla musica di chi sta ancora provandoci. Su questo i big della musica italiana potrebbero dare una mano, piuttosto che ricordarci e ringraziare costantemente per tutto quello che hanno ricevuto, per il loro sogno che si è avverato etc etc… che mettano a disposizione un po’ della loro popolarità per aiutare la musica a non finire con loro.

Ora scusate, mi assento, ho un paio di artisti da defibrillare: una uscita da un talent ma che, nonostante la massiccia esposizione, non sfonda, l’altro poverino, indipendente, dovendo fare tre lavori per vivere ogni tanto mi collassa.

 

  La Musica si può averla dentro anche senza saper suonare uno strumento o cantare e a volte diventa parte di te al punto da influenzare la tua intera vita. Ho cominciato a camminare da fan gestendo due Fan Club, ho avuto l’occasione di imparare di più diventando Personal Assistant (di Gianluca Grignani, Niccolò Agliardi e Syria). Ho voluto anche provare l’esperienza on the road del Tour Manager (Barley Arts).Tutto questo per conoscere l’ambiente musicale sotto ogni aspetto e per saper affrontare una nuova sfida: portare avanti interamente un progetto discografico in qualità di produttore ed editore (Eleonora Crupi, Voyeur, Kianka). Recentemente ho voluto anche cimentarmi nella scrittura dando alle stampe per Chinaski Edizioni la biografia non autorizzata "Rockstar (a metà) - Gianluca Grignani". Anni fa, con la chiusura della rivista “Tutto musica”, mi sono sentito orfano di un’oasi in cui la musica veniva raccontata, recensita e approfondita con passione, così mi sono ripromesso che un giorno avrei ricreato un oasi simile per la musica italiana. Da quest’idea nasce All Music Italia.
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