Io e MOGOL… prendila così.

mogol

Giulio Rapetti in arte Mogol compie ottant’anni. Rai 1 lo sta celebrando, grazie a Dio da vivo così se la può godere, con una serie di trasmissioni a lui dedicate dove vengono cantate da vari artisti le sue canzoni.

Ho conosciuto Mogol da ragazzino dopo aver fatto il primo album della mia vita. Lui e Gianni Morandi mi chiamarono nella Nazionale Italiana Cantanti. Mica perché ero un cantautorino di belle speranze. No a Mogol non gliene poteva fregare di meno… maniaco (come me) del calcio giocato. Mi chiamò perché giocavo benino e correvo. Mi chiamò perché avevo giocato in discrete categorie calcistiche. Stiamo parlando della fine degli anni Settanta. O forse dei primi anni Ottanta non ricordo. Partite, ritiri, stadi della madonna. Una goduria. Da San Siro all’Olimpico. Dal Bentegodi di Verona alla Favorita di Palermo.
mogol
In questi e altri stadi negli anni ho giocato grazie a Mogol (terzino con ottimo senso della posizione forse un po’ troppo statico). Giulio che come mio padre Giulio mi diceva di tagliarmi i capelli e io non me li tagliavo e onestamente pensavo fossero cazzi miei. Giulio che mi faceva un paiolo così perché avevo giocato male. Giulio che mi abbracciava forte quando segnavo. Anni a giocare per beneficenza con dei grandi artisti, e contro grandi giocatori (quelli veri) fino ad arrivare ad una partita del 2004. E di questa voglio parlare.

Bisognava entrare in campo a fare il preriscaldamento. Cioè si entra in campo mezz’ora prima della partita e si corre, si fanno scatti ed esercizi. Poi si torna negli spogliatoi. Poi si torna in campo e si gioca la partita.
Ma quella volta io Mogol non facemmo preriscaldamento Ci attardammo a parlare. In mutande. Gli chiesi cosa ne pensava di una cover della canzone Prendila così che aveva appena cantato un gruppo, i Delta V. Lui rispose con la sua vocina inconfondibile che si, niente male, bravi. Poi mi raccontò la storia di quella canzone Perché aveva scritto quel testo e a chi era dedicato. Lo ascoltai in silenzio. Non capita tutti giorni una cosa così. Ne parlò per una decina di minuti. Di quello che mi disse nulla scriverò. C’è una regola non scritta che dice che di quello che succede negli spogliatoi (o nei camerini visto che canticchio) non si parla.
Certo è che quando un grandissimo artista, e qualcuno l’ho conosciuto e lo conosco, ti regala un attimo della sua vita, e della sua arte, ne devi far tesoro. E così feci. E faccio ancora. Sono botte di culo.
mogol
Tutto qua. Come l’arrivo di un nuovo amore o la fine di un amore, certe cose vanno prese così. Come vengono.

Prendila così
non possiamo farne un dramma
conoscevi già hai detto
i problemi miei di donna
certo che lo so, certo che lo so

non ti preoccupare tanto avrò da lavorare
forse è tardi e rincasare vuoi

No che non vorrei io sto bene in questo posto
no che non vorrei questa sera è ancora presto
Ma che sciocca sei ma che sciocca sei
, ma che sciocca sei
a parlar di rughe a parlar di vecchie streghe
…

 

  Come giornalista si è occupato di cronaca nera, di cronaca giudiziaria e di guerra. seguendo anche da vicino l'inchiesta di Mani Pulite. Ha inciso otto dischi come cantautore. Come autore ha scritto canzoni insieme a Tom Waits, Suzanne Vega, Leonard Cohen e Roberto Vecchioni.
segui su: