MANAGEMENT DEL DOLORE POST-OPERATORIO (C di Chieti)

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“Sei tutto il porno / di cui ho bisogno”

Terzo giro, C (e anche D, che tanto di province con la D non ve n’è alcuna).
Cagliari, Caltanisetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Caserta, Catania, Catanzaro, Chieti, Como, Cosenza, Cremona, Crotone, Cuneo.
Ci sarebbe Brunori Sas, cosentino, ma noi andiamo a Chieti con i Management del Dolore Post-Operatorio. Il nome rimane impresso da subito, ci si può giurare (MaDe DoPo si fanno chiamare, per sintesi).

Incidono un disco autoprodotto, raro quanto prezioso per l’incipit del gruppo, con il quale vincono premi nazionali (praticamente tutti quelli a cui partecipano), uno dei quali li porterà nel 2010 alla MArteLabel. Qui nel 2012 pubblicano AUFF!! e il pubblico comincia ad impazzire per loro.
Concerti affollatissimi, recensioni, articoli, interviste, premi, un tour interminabile (in Italia e non), le fasi finali di Sanremo giovani (sempre spalleggiati in tutto e per tutto da fan e critica). Il mondo gira a favore dei MaDe DoPo per il loro modo di fare e vivere la musica e la vita. Sui palchi esplodono, trascinati dalla loro predisposizione da punk sorridenti, contestatori pronti a ridere del male della vita.
Dal vivo vestono da mezzi giullari perché il popolo è il loro pubblico, non si vergognano di niente e si mostrano per come sono, pazzi scatenati che soffrono dell’ingiusta esistenza senza riuscire a fare a meno di godersela.

Sul palco del Concerto del Primo Maggio (Roma, 2013) il cantante, mimando i gesti e le parole teatrali che riecheggiano nella memoria di chiunque abbia assistito ad una celebrazione cattolica, innalza un preservativo allo stesso modo in cui un sacerdote eleva l’ostia (e fortunatamente non sono ricordati solo per questo). Provocano non per il favore del pubblico ma per esigenza di vita e di libertà intellettuale, questo è chiaro a chiunque abbia l’occasione di vederli dal vivo.
Nel 2013 producono anche un secondo album, McMAO, che non fa nient’altro che riconfermali sulla via intrapresa: tutti li seguono ed elogiano, com’è difficile non fare dopo aver sentito qualche loro pezzo. Pochissimo tempo fa entrano a far parte del roster de La Tempesta, cosa che potrebbe spingerli ancora più lontano di dove già sono finiti.

Non vivono male, ma con la gioia di vivere male, dicono loro. Protestano a voce alta ma senza odio, il mondo fa abbastanza ribrezzo da volerlo cambiare ma non da doverci perdere il sorriso. Hanno un’attitudine da urlatori punk ma un’inevitabile propensione per la riflessione che li porta ad una sola conclusione: viviamo al meglio lo schifo che ci resta mentre proviamo a trasformarlo un pezzo alla volta.

Album consigliato: AUFF!! (perché mai come all’esordio si ha voglia di gridare, perché l’urlo “AUFF” rimane in testa per sempre)
Pezzo consigliato: Nei Palazzi (critico e criptico, come piace a loro, esplosivo al punto giusto)

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  Ingegnere, control freak, appassionato di musica indipendente italiana e molte altre cose brutte. Cose belle ce ne sarebbero, ma non le ricordo mai. Una notte, troppo tempo fa, qualcuno mi ha fatto scoprire la musica nella sua vera natura, in un club non esageratamente affollato di una città affollatissima. Pochi mesi dopo le ripercussioni di quella notte si sono fatte sentire e ho cominciato a scriverne: non credo riuscirei a smettere tanto facilmente, nemmeno se lo volessi. Atterro qui per caso, come sempre, grazie ad un amico con in tasca una proposta molto più che allettante (sulla quale ho riflettuto un po’ perché, come già detto, ho un problema).
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